Alla faccia delle riforme! Un comunicato ufficiale diramato la scorsa settimana dal Dipartimento saudita per la lotta all’estremismo, seguito da un video “promozionale”, ha reso noto che il femminismo, l’omosessualità e l’ateismo sono “idee estremiste” (alla pari del terrorismo, già compreso nella lista) punibili con una multa, col carcere o con le frustate. Ecco tornare, dunque, al di là dell’intensa propaganda ufficiale sulle “riforme”, il vero volto del governo saudita: intollerante e discriminatorio.

Il comunicato non desta grandi sorprese, alla fine. L’ateismo è già un reato punibile con la pena capitale; l’omosessualità nel codice penale non è menzionata ma è proibita dalla shari’a, la principale fonte di diritto nel paese. Quanto al femminismo, il fastidio delle autorità saudite è evidente: per decenni le attiviste per i diritti delle donne hanno lottato per ottenere l’abolizione del divieto di guida e lo smantellamento del sistema del guardiano maschile.

Hanno rivendicato questi successi e sono state punite: non sono vittorie del movimento per i diritti umani ma riforme dell’illuminato principe della Corona Mohammad bin Salman. Ecco perché dal maggio 2018 sono in carcere 13 di loro, tra cui Loujain al-Hathloul, Samar Badawi e Naseema al-Sada. Altre 14 persone (scrittori, attivisti e familiari delle donne in carcere) sono state arrestate nell’aprile di quest’anno.

Come sempre, la cosa non sembra preoccupare la comunità internazionale e neanche, nel loro piccolo, le autorità sportive italiane, che si sono accontentate della promessa di far entrare le donne in tutto lo stadio per giocare la seconda Supercoppa di calcio consecutiva in Arabia Saudita.

Ps. Di fronte alle proteste della Rete, il post è stato rimosso all’alba del 12 novembre e il Dipartimento per la lotta al terrorismo ha successivamente provato a difendersi chiamando in causa “un errore” su cui verrà svolta un’inchiesta.

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