Prima Giorgia Meloni, poi Matteo Salvini che ha parlato di “una schifezza“, infine tutti i partiti italiani, dal M5s al Pd fino a Laura Boldrini. La politica indignata chiede di non giocare la finale di Supercoppa italiana tra Juventus e Milan in programma a Gedda, in Arabia Saudita, il 16 gennaio prossimo. Un appuntamento deciso già nel giugno scorso, quando la Lega Calcio ha stipulato un accordo da 20-21 milioni di euro complessivi per disputare tre edizioni in cinque anni in terra araba. La polemica a scoppio ritardato nasce dalla vendita dei biglietti con due settori separati, uno “riservato agli uomini” e uno per famiglie, cioè “misto uomini e donne”. I partiti parlano di diritti delle donne svenduti in nome dei soldi, ma il calcio non fa altro che seguire “logiche” uguali a “quelle del Paese a cui appartiene”, è la replica del presidente della Lega Serie A, Gaetano Micciché.

Il numero uno del pallone sottolinea come l’Arabia Saudita sia “il maggior partner commerciale italiano nell’area mediorientale grazie a decine di importanti aziende italiane che esportano e operano in loco, con nostri connazionali che lavorano in Arabia e nessuno di tali rapporti è stato interrotto“. Micciché smentisce anche quanto scritto da Meloni e poi ripreso da Salvini: “Voglio precisare che le donne potranno entrare da sole alla partita senza nessun accompagnatore uomo”, quindi non ci sarà nessun divieto di ingresso per il genere femminile. Le donne però non potranno girare liberamente per lo stadio e non potranno seguire la partita dai posti accanto al terreno di gioco, perché sono quelli riservati ai soli uomini. “La nostra Supercoppa sarà ricordata dalla storia come la prima competizione ufficiale internazionale a cui le donne saudite potranno assistere dal vivo”, si difende il presidente della Lega.

La risposta della Lega Calcio
“Il sistema calcio non può assurgere ad autorità sui temi di politica internazionale, né può fare scelte che non rispettino il sistema Paese”, ha replicato Micciché, sottolineando quella che a suo parere è la contraddizione tra l’indignazione odierna e gli affari che l’Italia intrattiene in altri contesti con Riad. “Al contrario – ha proseguito il presidente della Lega Calcio – è un fondamentale supporto alla promozione del made in Italy e dei suoi valori.”. Micciché ha anche sottolineato come la Supercoppa “fin dal 1993 nella sua prima edizione all’estero, è stato il biglietto da visita per esportare e promuovere il calcio italiano nel mondo”, citando le quattro edizioni giocate in Cina, le due negli Stati Uniti, “così come in Qatar e in Libia“.

“Con il benestare di Fifa, Uefa e Confederazione asiatica stiamo andando a disputare una gara di calcio ufficiale in un Paese con proprie leggi sedimentate da anni, dove tradizioni locali impongono vincoli che non possono essere cambiati dal giorno alla notte“, ha spiegato il presidente della Lega Calcio Serie A. “Fino allo scorso anno – ha continuato – le donne non potevano assistere ad alcun evento sportivo, da pochi mesi hanno accesso ad ampi settori dello stadio, che hanno iniziato a frequentare con entusiasmo, e noi stiamo lavorando per far sì che nelle prossime edizioni che giocheremo in quel Paese possano accedere in tutti i posti dello stadio“.

Micciché non nasconde che il caso Khashoggi dello scorso ottobre abbia portato “doverosamente la Lega Serie A” a interrogarsi “su cosa fosse giusto fare“, ma poi insieme ai club si è deciso di andare avanti. E il numero uno del pallone tiene a evidenziare come lo stadio King Abdullah Sports City Stadium “in poche ore di prevendita ha registrato il sold out, un evento di una portata internazionale atteso con grande entusiasmo dai tifosi locali”.

Della partita si sapeva già da giugno
Considerazione, queste ultime di Micciché, che se non altro sottolineano lo scoppio ritardato della polemica politica. Come ricordato dal direttore di RaiSport, Auro Bulbarelli, all’Adnkronos, “si sapeva già a fine giugno che si sarebbe giocato qui”. La Rai trasmetterà la partita in diretta il 16 gennaio alle 18.30. L’accordo per giocare in Arabia Saudita tre edizioni della Supercoppa nei prossimi cinque anni era stato infatti annunciato a Zurigo il 5 giugno. Un’intesa da 20-21 milioni di euro complessivi che sarebbe appunto cominciata con la sfida tra Juventus e Milan in programma tra due settimane.

L’indignazione (bipartisan) della politica
“Io quella partita non la guardo”, ha assicurato il ministro Salvini, noto per essere un tifosissimo rossonero. Un’indignazione condivisa dal Movimento 5 stelle, ma anche dal resto del fronte politico: dal Partito democratico fino a Laura Boldrini, secondo cui “i signori del calcio non dovrebbero permettersi di barattare i diritti delle donne”. Il commento del capo del Viminale sulla vicenda segue quello della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che per prima ha attaccato i vertici del calcio italiano, chiedendo di bloccare “subito questa vergogna assoluta” e portare “la Supercoppa in una nazione che non discrimina le nostre donne e i nostri valori“. Il M5s, per bocca del sottosegretario con deleghe alle Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora, ha espresso “disaccordo” per la scelta di giocare “in uno stadio dove le donne potranno entrare solo se accompagnate da uomini ed assistere alla partita segregate in appositi recinti“. “Gli interessi economici non possono prevalere sui diritti“, ha sottolineato Spadafora.

“Le donne possono andare solo accompagnate nel settore famiglie – si legge nel post della Meloni – ma da sole no, perché l’Islam non lo ammette. Quindi una donna italiana che volesse comprarsi il biglietto per vedere la partita da sola o con un gruppo di amiche, non può farlo. Ma che schifo è? Abbiamo venduto secoli di civiltà europea e di battaglie per i diritti delle donne ai soldi dei sauditi?”.

Sulla vicenda si è espresso anche il deputato della Lega, e vice presidente della commissione Esteri della Camera, Paolo Grimoldi: “Il nostro calcio – scrive su Facebook – ha chiuso malissimo il 2018 ma sembra voler iniziare il 2019 ancora peggio, facendosi umiliare dall’Arabia Saudita per pochi milioni. Roba da Medioevo. E il movimento calcistico femminile italiano non dice nulla? La Figc non ha niente da obiettare? Juventus e Milan si oppongano a questa vergogna”. Ma le critiche arrivano appunto anche dal Partito democratico, con la deputata Anna Ascani che parla di “una discriminazione vergognosa e inaccettabile”. E su Facebook chiede a Lega Calcio e Figc di “fermare questo scempio. Ad ogni costo”.

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