Ci sarà anche Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità, alla prossima edizione di BookCity Milano, in programma dal 14 al 17 novembre nel capoluogo lombardo. Ledha festeggerà i suoi 40 anni con la rassegna “Cambiare vita, cambiare sguardi” che affronta diversi temi, dalla storia della disabilità, al rapporto con la fede, le sfide della quotidianità dei disabili e le loro famiglie, oltre che i diritti delle donne disabili e la rappresentazione della salute mentale. Tra i vari eventi in calendario, c’è un dibattito che prende spunto dal libro “Il corpo delle donne con disabilità” di Sara Carnovali, dottoressa di ricerca in Diritto Costituzionale specializzata nei diritti umani delle persone con disabilità, anche in prospettiva di genere.

Come mai ha deciso di scrivere un libro di questo tipo?
Il libro nasce dalla mia tesi di dottorato, conseguito presso l’Università degli studi di Milano. Anche a seguito di un soggiorno presso l’Università di Galway, mi sono accorta che sulle donne con disabilità in Italia non c’era quasi letteratura, a fronte di una situazione preoccupante. Sono vittime di discriminazioni multiple a causa dell’intersezione tra genere e disabilità, specie in relazione al corpo: così ho indagato violenza, sessualità e diritti riproduttivi. Ho anche condotto indagini sperimentali. È stato soprattutto per le donne con disabilità intervistate che ho deciso di pubblicare il mio lavoro.

Quali sono le statistiche che ha trovato durante le sue ricerche?
Da un’indagine del 2005 si ricava che nel mondo le donne con disabilità sono circa 300 milioni. La risoluzione del Parlamento europeo del 29 novembre 2018 stima che 46 milioni vivono nell’Ue, con un rischio di subire violenza fino a cinque volte superiore rispetto alle donne senza disabilità, soprattutto in contesti familiari o di cura. Purtroppo, però, i dati in materia non sono accurati, talvolta non vengono neppure raccolti. Questo crea problemi enormi, perché se non si conosce la reale portata del fenomeno non si possono predisporre misure di contrasto efficaci. E spesso questa attività non viene compiuta a livello istituzionale, ma è demandata alle associazioni. A questo proposito, segnalo che il 20 novembre verrà presentata la ricerca Vera, a cura di Fish.

Quali sono i problemi più diffusi?
Il principale problema è la loro ‘inessenzialità sociale’, perché sono state a lungo – e in molta parte lo sono ancora – escluse dal dibattito pubblico, anche sull’eguaglianza di genere. C’è una dicotomia tra oggetto sessuale e asessuato, tra oggetto riproduttivo e non. Le donne con disabilità avrebbero corpi che ‘deviano’ rispetto a quello che può (o deve) apparire in quanto conforme al paradigma dominante, al normotipo. L’esclusione sociale ha prodotto pesanti ripercussioni anche a livello giuridico: lacune normative, inaccessibilità dei servizi, operatori della giustizia e sociosanitari impreparati ad assicurare i diritti fondamentali.

Quali sono le principali sfide?
Oggi sembra che i diritti delle donne con disabilità stiano pian piano entrando nel dibattito sociopolitico. L’approvazione di quattro mozioni parlamentari sul tema lo dimostra. Vorrei però sottolineare come nessuno dovrebbe parlare al loro posto, e lo dico da donna senza disabilità. Sul diretto coinvolgimento delle donne con disabilità c’è ancora molto da fare. Quanto al merito, la sfida maggiore è quella dello sgretolamento dei miti relativi alla sessualità, sui quali si innesta la violenza. Secondo il falso mito dell’asessualità, ad esempio, le donne con disabilità non hanno vita sessuale e riproduttiva, concezione che comporta la negazione dell’adultità, l’assenza di educazione alla sessualità, l’inaccessibilità ai servizi sanitari. La sfida è cambiare.

L’evento si terrà sabato 16 novembre alle ore 15, Borsa di Milano, piazza degli Affari 6.

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