Da Barbiana a Bibbiano ci sono 167 chilometri di distanza e gli Appennini di mezzo e soprattutto storie che non hanno nessun punto di contatto. Ma c’è chi vuole tratteggiare un filo di congiunzione. Il 30 novembre infatti a Bergamo si terrà un convegno che ha per titolo Da Barbiana a Bibbiano ed è organizzato da associazioni cattoliche filo leghiste e reazionarie, come quella del mugellano Pucci Cipriani, denominata “Tradizione, famiglia e proprietà”, secondo la quale sono i tre cardini del cattolicesimo sanfedista, che ama la messa in latino e il vescovo scissionista Marcel Lefebvre e che vede don Lorenzo Milani, il prete rosso, come il fumo negli occhi. Cipriani ad esempio dirige la rivista Controrivoluzione, organo ufficiale degli “anti 89” (riferimento alla rivoluzione francese).

La maggior parte dei relatori sono leghisti cattolici: adorano Salvini, baciano il rosaio e tirano fendenti contro il priore di Barbiana. L’esponente più noto è il senatore del Carroccio Simone Pillon. A lui inizialmente erano state affidate le conclusioni del convegno, ma ora il parlamentare si è tirato indietro: “Non parteciperò – ha detto – ma ritengo doveroso parlare di Bibbiano”. Pillon si occupa di infanzia e adolescenza (è vicepresidente della commissione parlamentare che si occupa di questi temi) ed è autore del ddl (ora accantonato) che prende il suo nome, il quale si propone di attaccare e modificare la legislazione su divorzio, affido dei minori e separazioni. Si tratta della stessa area che ha legato una parte del Carroccio al Congresso di Verona di primavera e che diventa materiale di saldatura con gli oligarchi ultracristiani russi di cui si è parlato nelle ultime settimane. Cristiani che si ritengono difensori della cristianità più di certi rappresentanti della Chiesa cattolica. Don Milani compreso, evidentemente.

Ci sono altre presenze che fanno discutere. Per esempio quella di Jacopo Marzetti, garante dell’infanzia della Regione Lazio e commissario della Comunità del Forteto, il padre-padrone della quale Rodolfo Fiesoli è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 14 anni e 10 mesi per abusi e maltrattamenti contro i minori affidati dal tribunale. Il sospetto degli ex allievi di don Milani è che il convegno bergamasco voglia accostare il loro priore alle nefandezze del Forteto e a quelle di Bibbiano, almeno per le accuse finora emerse. “Come se a don Milani si debba attribuire la crisi della famiglia cattolica e le devianze consumate al Forteto. Un cattivo educatore dei giovani”, dicono a Barbiana.

Giù le mani da don Milani” è il grido di rabbia e indignazione che accomuna sia il cardinale di Firenze Giuseppe Betori che il presidente della Regione Enrico Rossi e i sindaci del Mugello, dove si trova Barbiana. Betori, che ha ricordato l’omaggio di Papa Francesco a don Milani “che prima ancora di essere un educatore è stato un prete che ha fondato tutta la sua esistenza sulla fede e fedeltà alla Chiesa”, ha respinto ogni “accostamento offensivo” al Forteto e a Bibbiano. “Non si può accettare che la figura di don Lorenzo Milani, servitore esemplare del Vangelo e testimone di Cristo, sia strumentalizzata o peggio offesa, accostando l’esperienza di Barbiana a vicende neppure lontanamente accostabili. Si tratta dell’ennesima distorsione e travisamento che da varie e diverse parti, in maniera ricorrente nel corso dei decenni, è stata fatta e continua ad essere fatta del pensiero e dell’azione di questo nostro sacerdote. Vicende inaccettabili come questa suscitano amarezza e dolore per il ricordo di don Milani, per la diocesi, e per tutti coloro che lo hanno conosciuto”.

La Regione Toscana e i Comuni del Mugello hanno invece lanciato un appello per una marcia domenica a Barbiana “per rinsaldare gli ideali di pace, libertà e uguaglianza che sono al centro del pensiero e delle azioni di don Lorenzo Milani“. Gli organizzatori della marcia ricordano che nel percorso incontreranno il “Sentiero della Costituzione“, un libro “di strada sulla nostra Carta, nel solco dell’articolo 3, a difesa degli ultimi e dei più deboli. Per l’emancipazione e il riscatto sociale. Perché le idee di don Milani sono ancora una guida per la nostra democrazia e il nostro agire.

Aggiornato da Redazione alle 16.30 dell’11 novembre 2019

Riceviamo e pubblichiamo

Alessandro Fiore non solo non parteciperà, ma non è mai stato previsto né un suo intervento né la sua presenza come appare chiaramente dal programma e da locandina. Vi informiamo inoltre che non ci sarà neanche il logo della nostra associazione come già annunciato. Ringraziandovi per la smentita che pubblicherete, auguriamo buon lavoro anche a voi.
L’ufficio stampa di Pro Vita e Famiglia

La redazione ha preso atto della precisazione dell’associazione Pro Vita e Famiglia e ha eliminato ogni riferimento presente nell’articolo e nella titolazione. Vale la pena sottolineare, con l’occasione, che l’indicazione di Fiore come partecipante è comparsa – per errore, di cui ci scusiamo – nel solo catenaccio, mentre nel testo il nome era citato correttamente soltanto come portavoce dell’associazione partecipante.

Diversa la questione del coinvolgimento dell’associazione perché il cronista ha basato l’informazione sull’invito pubblicato sul sito web diretto da Pucci Cipriani, tra gli organizzatori dell’iniziativa, sul quale si vede il logo dell’associazione. Prendiamo atto, però, del fatto che Pro Vita e Famiglia comunica che non parteciperà e che non sarà presente neanche un suo simbolo.

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