Cominciano le prime piogge, i campi di provincia si fanno via via più fangosi e impraticabili rendendo maggiore l’agonismo e fornendo chicche per questa rubrica. E ce n’è per tutti i gusti, dagli arbitri che si trasformano in medici legali fino alle sciarade di alcuni giudici sportivi, passando da chi va in trasferta in macchina ed è costretto a tornare a piedi, fino alle belle storie di rivincita che il calcio dilettantistico può regalare… fino agli abissi più vergognosi.

CSI SPUTAZZO
Brutta storia quei campi con gli spalti troppo vicini al rettangolo di gioco. Quando i tifosi si arrabbiano i guardalinee sono completamente alla loro mercé ed è un classico che dopo una chiamata non condivisa si becchino gli sputi. Originale è l’arbitro che quegli sputi li analizza come in un referto autoptico, come accaduto in una gara dell’Olympia Agnonese, Serie D, multata di 1500 euro “per avere nel corso del secondo tempo propri sostenitori intonato cori gravemente offensivi e minacciosi, nonché lanciato sputi all’indirizzo di un A.A., colpendolo al braccio sinistro (2 sputi) , sui pantaloni ( 1 sputo ) e sulla spalla destra ( 1 sputo )”. Precisione esemplare che invoglia a immaginare la scena della conta degli sputi, con fare attento e meticoloso: “Eccone uno qui, un altro lì…oh, ne hai un altro in testa…ah no, lì mi sa che è stato un piccione”.

IL CODICE PIEMONTE
Lo stile dei comunicati, naturalmente, cambia a seconda della regione, del giudice sportivo e dei suoi collaboratori. In alcuni casi ci sono racconti più dettagliati in altri più stringati, altrove, come in Piemonte, i comunicati sono sempre molto criptici, tanto da indurre a leggere più volte per cercare di farsi un’idea di ciò che sia accaduto realmente. Un esempio: la motivazione della multa a un dirigente del Valchiusella 1999, Fabio Bizzotto, Seconda Categoria: “Per aver riferito all’arbitro, al termine della gara, di non poter identificare il giocatore che indossava la divisa della società che faceva parte della panchina, il quale aveva rivolto gravi insulti all’arbitro ed era scappato verso gli spogliatoi. Il dirigente sanzionato ha dichiarato di volersi assumere personalmente la responsabilità della condotta del giocatore”. “Il giocatore che indossava la divisa della società che faceva parte della panchina”… un capolavoro.

IL MENO QUATTRO IN TRASFERTA
Tornarsene con un “ricordino” da una trasferta non è una eventualità rara per chi ha bazzicato, in qualunque ruolo, i campi di provincia. Una partita calda e via: uno specchietto rotto, un’ammaccatura, addirittura un parabrezza incrinato sono episodi purtroppo non rari. Molto peggio è andata a qualche componente dell’Atletico Cerreto, squadra sannita, che ha denunciato con tanto di foto come dopo una trasferta a Sant’Anastasia, nel Napoletano, si è ritrovato addirittura senza più ruote sotto l’auto. In campo la squadra Under 19 ha preso quattro gol, fuori quattro gomme in meno.

MAMMA SON TANTO FELICE
Chi pensa che le soddisfazioni siano solo quelle che arrivano in Serie A e Champions sbaglia di grosso: il calcio dilettantistico regala tante storie di rivincita, che riempiono di gioia, gioia vera, i protagonisti. È il caso di Picci, attaccante del Trani che milita in Eccellenza pugliese, che dopo un gran goal in un’intervista a Telesveva (che ringraziamo per il video gentilmente concesso) racconta che “due mesi fa non mi voleva neanche mia madre e ora sono già in doppia cifra”. Si spera che i gol gli valgano ancora vitto e alloggio.

LA SCHIFEZZA DELLA SCHIFEZZA
In ultimo due episodi ravvicinati, accaduti in campionati in cui militano bambini, non ragazzini, che lasciano capire come le dinamiche idiote dell’intolleranza e del razzismo nascano proprio in casa, grazie ai genitori. A Milano un ragazzino di 17anni di origine senegalese, militante nell’Us Melzo 1908 è stato colpito da un pugno di un tifoso sul campo del Cea Milano. A sferrarglielo il padre di un calciatore avversario con cui il 17enne aveva avuto un diverbio. In Brianza invece, durante una partita di pulcini, tra Aurora Desio e Solvicese, una donna, probabilmente madre di uno dei calciatori, dagli spalti ha urlato “Negro di m…” a un bimbo di colore che era in campo. Un bambino di 10 anni.

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