Dieci anni vissuti sulle montagne russe dall’età di 14 anni. Prima in America, l’incontro con i big della musica mondiale, poi l’exploit a Sanremo 2015 e la sfida sul mercato italiano. In mezzo a due milioni di copie di album venduti nel mondo, tour sold out, c’è anche il rovescio della medaglia del successo fatta di haters, critiche e fake news. Il Volo festeggia dieci anni di carriera con l’album celebrativo “10 Years”. I tre tenori sono reduci dal tour in America Latina, dove sono stati accolti da un pubblico di 70mila persone e hanno già una agenda fitta di impegni internazionali. Da gennaio ripartono in tour America del Nord, mentre in Italia sono attesi per due concerti-evento il 30 agosto all’Arena di Verona e il 4 settembre al Teatro Antico di Taormina. Il 19 novembre su Canale 5 andrà in onda lo speciale con il concerto che si è tenuto a Matera. Abbiamo incontrato Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble per farci raccontare con un di diario intimo e speciale, i loro dieci anni. Il trio si è raccontato a cuore aperto, senza tabù.

Il 2009, “Ti lascio una canzone”.
“Tutto è iniziato da lì. Eravamo tre ragazzini che cantavano da soli, poi ci hanno messo insieme e ci siamo ritrovati a cantare sullo stesso palco. Siamo diventati un trio e da quel momento non ci siamo più separati. Ci ritroviamo ancora oggi insieme con tante esperienze fatte alle spalle. Ma questi primi dieci anni sono solo una piccola virgola, un giro verso i prossimi dieci insieme”.

Dal 2010 al 2014 il Volo e l’America.
“Il nostro grande sogno americano è stato vissuto in quegli anni senza mai fermarci. Abbiamo fatto tante esperienze dal ritrovarsi appena 14enni a cantare ‘We Are The World 25 for Haiti’ al fianco di mostri sacri come Celine Dion o Justin Timberlake, oppure essere stati ospiti da Barbra Streisand. Sono stati anni che è difficile raccontare oggi, ma solo adesso iniziamo a renderci conto quanto siano stati belli”.

La vittoria al Festival di Sanremo 2015.
““Grande amore” per noi è stata una bella sfida perché siamo riusciti a riportare di nuovo in Italia il genere del belcanto che è sempre più stato apprezzato all’estero. Andare a Sanremo con una canzone, che era completamente diversa rispetto alle altre pop in gara, è stata una grande rivincita e una bella opportunità per essere conosciuti di più anche nel nostro Paese”.

La solitudine del successo.
“Sentiamo il senso di solitudine, paradossalmente anche nei momenti di grande confusione, in cui c’è tanta gente… In quei momenti può capitare che ci si sente soli. Per fortuna noi siamo in tre ed è il lato positivo di essere un gruppo, quindi ci sosteniamo a vicenda in quei momenti difficili”.

La lontananza e la famiglia.
“Siamo legatissimi alla famiglia. Non è facile stare tanto tempo lontani dai nostri affetti perché siamo cresciuti insieme e tutto è iniziato con loro a ‘Ti lascio una canzone’. Per quanto bene ci possiamo volere noi tre, niente potrà sostituire la nostra vera famiglia, che spesso ci manca quando siamo in viaggio… Non si riesce ad avere un contatto diretto con loro”.

L’amore e i fidanzamenti.
“Il rapporto d’amore è la cosa più difficile da concretizzare per noi. Ma se è un amore sincero e vero, non ci sono barriere né distanze che tengano”.

Gli haters: “Fate musica per vecchi”.
“Ognuno è libero di poter esprimersi, però tutto è più semplice dietro la scrivania e davanti a un computer. Sono le stesse persone che non avrebbero il coraggio di alzare la voce, quando si trovano faccia a faccia. È anche il rovescio della medaglia degli haters. Col tempo abbiamo imparato a farci scivolare le cose da dosso. Accettiamo i consigli, le critiche e pure le offese perché consentono di farci crescere e intercettare quello che pensa la gente di noi”.

La reazione fredda della Sala Stampa di Sanremo nel 2015 e nel 2019.
“Sono parentesi per noi chiuse col sorriso. Ci sono altre priorità, noi diciamo sempre che c’è differenza tra criticare un artista e offenderlo”.

La stanza d’albergo distrutta a Locarno nel 2015 (il direttore dell’albergo poi smentì).
“Era una fake news. È stato dimostrato che non era vero nulla. Essendo fake news è inutile anche solo parlarne”.

Il momento più difficile e chi vi ha aiutato.
A fare cosa, a pulire l’hotel? (ridono, ndr). Scherzi a parte, il passaggio da una casa discografica all’altra. Non è stato un momento facile nel 2014. Ringraziamo il nostro manager Torpedine e il presidente Sony Andrea Rosi che ci ha accolto come fossimo una famiglia.

Cosa non deve mancare in valigia.
“Preservativi per il sesso sicuro (Ignazio si definisce ‘un ragazzo protettivo’, ndr), il completino da palestra con le scarpe, le mutande, le cuffiette e i medicinali”.

Un sogno da realizzare tra un anno.
“Un Latin Grammy e per Ignazio una persona per “trovare un senso di completezza”

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