Da una parte ci sono le richieste dei renziani di Italia Viva che vogliono eliminare Quota 100 e destinare più soldi alle famiglie, con l’introduzione di una “patente fiscale a punti” che alleggerisca la pressione dei controlli sui contribuenti. Dall’altra quelle dei Cinque stelle, con Luigi Di Maio in testa, che invece vogliono mantenere il regime forfettario per le partite Iva, meno severità sul tetto al contante ma il pugno duro contro i grandi evasori. In mezzo ci sono il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che vorrebbero rimanere il più possibile legati al testo elaborato nella notte tra martedì e mercoledì.

Quota 100, Conte: “Pilastro della manovra”. Renzi: “Va abolita”
Uno dei temi centrali dello scontro tra le forze di governo è senza dubbio Quota 100. Il testo non prevede alcuna modifica rispetto alla riforma del precedente governo gialloverde, mantenendo così la possibilità di andare in pensione a 62 anni e 38 di contributi. Rimane comunque una misura sperimentale a scadenza dicembre 2021. Il premier ha dichiarato che “la formula è un pilastro della manovra, ma in Parlamento ci sarà scontro sugli emendamenti sulla soppressione o sull’allungamento dei tempi: “Abbiamo fatto un tavolo e tutte le forze politiche lo hanno accettato. A qualcuno può non piacere, è fisiologico, accetto tutte le opinioni”, ha dichiarato Conte.

Ovviamente a favore del mantenimento il Movimento 5 Stelle, con Luigi Di Maio che ha accusato i renziani di voler “tornare alla legge Fornero”. Ma da Italia Viva frenano e chiedono un risparmio su Quota 100 che possa essere reinvestito in maggiori fondi da destinare alla famiglia. Per questo, il partito presenterà in Aula un emendamento per la soppressione. La riforma “prevede una spesa di 20 miliardi in tre anni di cui beneficeranno appena 150mila persone“, ha dichiarato il leader di Iv, “un’assurdità”.

Partite Iva, stretta sulla flat tax. Di Maio: “Tornare indietro non ha senso”
Il testo prevede una stretta in tema di fisco per i lavoratori autonomi, in controtendenza con la volontà del Movimento 5 Stelle che pensa di dare maggiori garanzie alle partite Iva. La manovra elimina l’estensione dell flat tax a coloro che ricavano tra i 65mila e i 100mila euro, che avrebbe dovuto entrare in vigore nel 2020, e introduce paletti anche per coloro che rientrano nella fascia inferiore (sotto i 65mila euro di ricavi). Per loro verrebbe introdotto il regime analitico al posto dell’attuale a forfetizzazione dei costi in base all’attività svolta dalla partita Iva. Di conseguenza dovranno conservare non solo le fatture emesse ma anche quelle ricevute.

Non ha senso tornare indietro sul regime forfettario approvato lo scorso anno – protestano dal M5s – Vogliamo semplificare la vita ai piccoli, accompagnandoli verso forme di pagamento tracciabili e tagliando le commissioni bancarie”. Dal canto suo, Italia Viva propone invece l’istituzione di una patente fiscale a punti per evitare ai cittadini di “vivere nell’angoscia del controllo” anche quando hanno sempre operato correttamente. Un metodo che ricalca quello della patente di guida, dove si perdono o acquistano punti in base al comportamento.

Tra le ipotesi di mediazione ci sarebbe un doppio regime, forfettario al 15% fino a un certo reddito (30mila euro) e con contabilità analitica oltre. Oppure entrambi i sistemi potrebbero essere opzionali, prevedendo dei premi a chi passa alla contabilità analitica. Lo stesso vale per il passaggio alla fatturazione elettronica, cui questi soggetti non sono obbligati. L’unico punto su cui al momento si registra accordo in maggioranza è sul divieto di cumulo con i redditi da lavoro dipendente se questi superano i 30mila euro.

Tetto al contante, Conte voleva il pugno duro. M5s: “Non criminalizziamo i piccoli”
Il decreto prevede che il tetto massimo, al momento fissato a 3mila euro, scenda fino a 2mila nel 2020 e 2021 e a 1.000 dal 2022. Il premier ha dichiarato che avrebbe voluto passare direttamente all’ultima soglia, ma che comunque “era importante lanciare un segnale”. Altro impegno del governo, in parallelo, sarà quello di stipulare convenzioni con le banche per l’abbassamento delle commissioni, favorendo così l’utilizzo del Pos.

Secondo i pentastellati, però, l’abbassamento delle soglie dovrebbe avvenire solo dopo la stipula degli accordi con le banche, così da non penalizzare gli esercenti, in particolar modo le pmi: “Va bene l’obbligo del Pos, ma non possiamo criminalizzare i negozianti”, hanno detto in riferimento alle sanzioni previste per chi viola la norma.

Fondo per le famiglie: 2,8 miliardi in tre anni. Ma Iv vuole inserire anche i risparmi da Quota 100
Tutti d’accordo sull’erogazione di 2,8 miliardi di euro in tre anni (600 milioni nel 2020, 1 miliardo nel 2021 e 1,2 miliardi nel 2022) per supportare le famiglie nelle spese per i figli, come la gratuità degli asili nido e la creazione di un assegno unico. Ma i renziani chiedono maggiori fondi, attingendo dalla cancellazione di Quota 100: “Daremo i soldi per i 150mila aspiranti pensionati ai giovani, alle famiglie, agli stipendi”, ha dichiarato Renzi. I risparmi da Quota 100, sostengono, dovrebbero anche favorire un più deciso taglio del cuneo fiscale e aumentare quindi i soldi in busta paga.

Grandi evasori: aumentati gli anni di carcere. M5s vuole colpire i “pesci grossi”
Nella bozza del dl fiscale è previsto l’aumento da 6 a 8 anni di carcere per i grandi evasori. Un inasprimento che non piace a Iv, ma che è considerato un punto fermo per il Movimento 5 Stelle: “Non bisogna solo colpire chi evade centinaia e centinaia di migliaia di euro, ma occorre anche che lo Stato si riprenda quello che hanno sottratto ai cittadini onesti per poi reinvestirlo in favore delle piccole e medie imprese”, dicono. La discussione in Parlamento potrebbe concentrarsi sulle soglie per far scattare il carcere: i pentastellati potrebbero aprire a somme superiori ai 100mila euro, invece che 50mila.

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