“I motivi per leggere e per scrivere sono molto diversi e spesso non sono chiari neppure per i lettori o gli scrittori autocoscienti”. Era il più originale dei critici letterari americani Harold Bloom, morto lunedì 14 ottobre all’età di 89 anni all’ospedale di New Haven, in Connecticut, vicino casa sua. Da tutti era conosciuto come il padre del concetto di “Canone letterario occidentale“: lui stesso sviluppò una lista dei grandi scrittori sulla quale è stata costruita la letteratura occidentale. Tra questi Kafka, Chaucer, Dante Alighieri e Shakespeare. Di quest’ultimo aveva detto: “È Dio”.

Bloom era professore emerito di letteratura inglese alla Yale University e alla New York University. Aveva insegnato fino all’ultimo: giovedì 10 ottobre, giorno non a caso dell’assegnazione dei Premi Nobel alla letteratura 2018 e 2019, si era presentato in cattedra e aveva tenuto una lezione in università. Dopotutto celebri erano le sue feroci stroncature ad alcuni Premi Nobel per la letteratura: da Doris Lessing a Jean-Marie Gustave Le Clézio, fino a Dario Fo, definiti da lui tutti non degni del premio.

Dal 1959 ha scritto più di quaranta libri: venti di critica letteraria, diversi libri in cui discute di religione e un romanzo. La fama la raggiunge con la sua opera “The Western Canon” nel 1994 riflettendo sull’eredità dei classici, chiamato “guerra dei canoni” appunti, che ha suscitato un controverso e ampio dibattito. In italia Rizzoli ha pubblicato, oltre al best seller, “Come si legge un libro (e perchè)”, “Il genio”, “Gesù e Yahvè”, “La saggezza dei libri” e “Shakespeare”. Per Feltrinelli, invece, è uscito “L’angoscia dell’influenza”.

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