I passeggeri non lo sapevano, ma negli aeroporti italiani, in alcune occasioni, i voli sono arrivati e partiti senza personale presente in loco addetto alla manutenzione dell’elettronica di terra, come i radar e gli strumenti in dotazione ai controllori di volo. Ora una sentenza del tribunale di Roma (Terza sezione lavoro) ha stabilito che “appare evidente che la suddetta attività di conduzione e manutenzione degli impianti di controllo del traffico aereo è strettamente funzionale anche al soddisfacimento del diritto alla sicurezza (più precisamente del diritto alla navigazione aerea in condizioni di sicurezza) e quindi, in ultima analisi, del diritto alla vita e alla salute, che la legge espressamente contempla, ai fini del necessario contemperamento con l’esercizio del diritto di sciopero”.

In altre parole se in questo settore si intende scioperare, non si potrà farlo arbitrariamente, ovvero quando si vuole, ma si dovrà attendere che la Commissione di garanzia si pronunci. Sarà come negli altri lavori di pubblica utilità: ci saranno delle fasce di franchigia in cui non si potranno indire scioperi e la comunicazione degli stessi dovrà essere chiara e anticipata, anche per mettere nella condizione altri operatori della medesima filiera – come i controllori di volo – di organizzarsi di conseguenza.

In realtà sarebbe giusto che anche i passeggeri fossero avvertiti con la massima pubblicità, visto che – come dice il tribunale di Roma – il servizio riguarda anche la loro sicurezza. Questa però è comunque garantita: negli aeroporti, quando il personale addetto alla manutenzione è in sciopero, altre categorie di lavoratori vengono incrementati, come i controllori di volo che raddoppiano il personale in servizio. “È vero – puntualizza a ilfattoquotidiano.it un lavoratore della manutenzione aeroportuale, che però preferisce rimanere anonimo – ma anche se le norme prevedono che durante gli scioperi debba esserci comunque un servizio di reperibilità tecnica remota, in caso di reale blocco totale del sistema e conseguente impossibilità a garantire il traffico, i tempi di intervento e ripristino si allungano notevolmente perché il personale in allerta è ridotto al minimo e deve essere raggiunto a casa. Inoltre nessuno può sapere cosa potrebbe realmente accadere al traffico e come reagiranno i sistemi di emergenza perché fortunatamente non è mai successo prima.”

Al personale con questo tipo di mansione, che fa capo ad un’azienda pubblica chiamata Techno Sky, di proprietà di Enav, non va giù di essere considerato quasi invisibile. Persino la Commissione di Garanzia, nel 2014, aveva precisato: “Nel caso di scioperi proclamati per il personale dipendente di Enav, viene emesso, da parte di detto Ente, un ‘Notam’, al fine di avvisare l’utenza sulla probabilità di eventuali ritardi, dovuti alla possibilità di adesione ad una azione di sciopero dei controllori del traffico aereo, mentre, come anche confermato da Assocontrol, non si procede all’emissione di ‘Notam’ in caso di scioperi proclamati in Techno Sky, atteso che ‘l’astensione lavorativa non ha un diretto impatto sull’erogazione dei servizi, in quanto il numero dei voli gestiti viene garantito dalla presenza dei Controllori del traffico aereo'”.

Parole oggi smentite dal Tribunale di Roma. Adesso, che i sindacati Techno Sky sono pronti ad indire un altro sciopero dovranno fare in conti con una Commissione di garanzia che valuterà la loro posizione, evidentemente, in una maniera diversa. E l’autunno si prospetta caldo, visto che le voci di una possibile privatizzazione di Enav, e di conseguenza di Techno Sky, stanno mettendo tutti i lavoratori della manutenzione di terra in uno stato di perenne agitazione. Anche i passeggeri ne dovrebbero essere consapevoli.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

I Millennial stanno cambiando le aziende. Sarà questa l’impresa 4.0 del futuro?

prev
Articolo Successivo

Terracina, sparava verso i braccianti per farli lavorare: arrestato imprenditore agricolo

next