Questo testo è stato pubblicato prima della sentenza della Corte costituzionale

In ogni caso, con la disobbedienza civile abbiamo raggiunto un grande risultato: portare all’attenzione dello Stato italiano ciò che i partiti rifiutavano da anni di prendere in considerazione, impedendo così che si potesse continuare a girare la testa dall’altra parte di fronte alla sofferenza di troppe persone.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il coraggio di Fabiano Antoniani (Dj Fabo) e dei tanti altri, da Piero Welby in poi, che hanno trasformato la propria tragedia privata in una pubblica lotta di libertà.

La mia speranza è che la Corte riconosca come un diritto ciò che ho considerato un mio dovere morale: aiutare Fabiano a interrompere ciò che lui stesso chiamava il proprio “inferno di dolore”. Se questo accadrà, sarà comunque indispensabile una legge, una assunzione di responsabilità da parte del legislatore, per determinare le condizioni di attivazione di quel diritto. E’ ciò che proponiamo da 6 anni insieme a 130.000 cittadini (con Exit, UAAR, Radicali italiani e altri) che hanno sottoscritto la nostra proposta di legge per l’eutanasia legale. Se non accadrà, la strada tornerà ad essere in salita, e affronteremo, insieme a Mina Welby, i due processi nei nostri confronti, con la serenità di chi è convinto di avere comunque fatto la cosa giusta e con la convinzione che, presto o tardi, anche lo Stato riconoscerà il diritto di vivere liberi fino alla fine.

Di fronte alla debolezza e rissosità della democrazia per come la conosciamo in Italia, non bisogna in alcun modo rassegnarsi, e meno che mai “sputare” contro il Palazzo. E’ invece importante – e anche efficace, come abbiamo dimostrato con Mina, Filomena Gallo e tutta l’Associazione Luca Coscioni – attivare ogni strumento di iniziativa popolare e nonviolento per dare corpo alle proprie idee.

Per tutti, l’appuntamento è per il XVI Congresso dell’associazione, che si terrà a Bari dal 3 al 6 ottobre: la “fiera delle libertà”, di tutte quelle libertà civili che sono da difendere o ancora da conquistare.

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