Fiumi di cocaina, eroina e metanfetamine arrivavano dal Messico agli Stati Uniti grazie a lui, Ramon Cristobal Santoyo. Agiva in nome e per conto di El Chapo, il capo del cartello di Sinaloa arrestato tre anni fa e orarinchiuso in carcere negli Usa dopo la condanna all’ergastolo. È la stessa fine che rischia di fare dottor Wagner, come è soprannominato Santoyo, ora che gli investigatori della Polaria e della Dea lo hanno bloccato a Fiumicino poco prima che si imbarcasse su un volo diretto a Parigi e che poi lo avrebbe portato in Messico.

L’arresto – come spiega Il Messaggero – risale al 20 agosto e da allora Santoyo è rinchiuso a Regina Coeli in attesa che l’Italia decida sulla richiesta di estradizione avanzata dagli Usa, dove lo attende un processo per traffico di stupefacenti e riciclaggio davanti ai giudici dell’United States District Court for the Southern District of California. L’uomo, 43 anni, era nel mirino degli agenti della polizia e dell’antidroga americana da diverso tempo e da 3 anni pendeva su di lui un mandato d’arresto internazionale.

Quando lo hanno fermato si stava imbarcando dallo scalo romano su un aereo di linea dell’Air Mexico diretto a Parigi. Dall’aeroporto Charles de Gaulle avrebbe proseguito il suo viaggio per Città del Messico. Peraltro, la partenza di Ramon Cristobal Santoyo per Parigi non avrebbe destato sospetti, perché si sarebbe imbarcato come un qualsiasi viaggiatore diretto verso un Paese Schengen, quindi non sottoposto al controllo dei documenti. Motivo per il quale gli agenti lo hanno aspettato all’imbarco, sotto bordo dell’aereo, controllando cosi “a vista” ogni singolo passeggero che saliva a bordo.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, il dottor Wagner si occupava di far rientrare i soldi a Sinaloa dopo aver aiutato El Chapo a inondare di cocaina il mercato statunitense. Nel luglio 2015, uno dei suoi uomini era stato fermato al checkpoint tra Sonora e la California con 11 milioni di dollari, denaro sporco che doveva tornare al cartello e che sarebbe poi costato diversi problemi a Santoyo che aveva garantito sulla buona riuscita dell’operazione. Come si legge nell’ordinanza di convalida dell’arresto, pubblicata dal quotidiano romano, in passato avrebbe tentato di corrompere anche fonti e testimoni della Dea: “Avrebbe offerto 100 chili di cocaina al testimone e 5 alla fonte”. Un uomo ‘pulito’ all’apparenza, ma con il modus operandi dei più grandi signori della droga.

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