Maxi-sconto sui saponi o alimentari sfusi, privi di confezione di plastica. Un bonus fiscale da 2.000 euro per chi abita in città metropolitane delle zone sotto procedura di infrazione comunitaria e rottama la vecchia auto. E il taglio del 10% all’anno a partire dal 2020 dei cosiddetti “sussidi ambientalmente dannosi“, che sottraggono alle casse pubbliche oltre 19 miliardi l’anno, fino ad azzerarli nel 2040. Sono alcune delle misure prevista dal decreto per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde, che come anticipato dal ministro Sergio Costa dovrebbe essere all’esame del prossimo consiglio dei ministri.

“Al fine di ridurre la produzione di imballaggi per i beni alimentari e prodotti detergenti, per gli anni 2020, 2021 e 2022 è riconosciuto un contributo pari al 20% del costo di acquisto di prodotti sfusi e alla spina, privi di imballaggi primari o secondari”, si legge nella bozza. Lo sconto è diretto per gli acquirenti e sotto forma di credito di imposta, nel limite di 10 milioni l’anno, per i venditori. Anche chi rottama vetture fino alla classe Euro 4, se risiede in determinate zone, avrà un credito di imposta che può essere utilizzato entro i successivi cinque anni per abbonamenti al trasporto pubblico locale e servizi di sharing mobility con veicoli elettrici o a zero emissioni. Ci sarà poi un programma di incentivazione del trasporto sostenibile nelle grandi città e un insieme di misure urgenti per il miglioramento della qualità dell’aria. Tra i punti anche il trasporto scolastico sostenibile e incentivi per il trasporto a domicilio, oltre ad azioni di imboschimento e l’indicazione ogni anno di una ‘Città verde d’Italia’. Nasce un fondo da 10 milioni l’anno per incentivare il servizio di scuolabus a ridotte emissioni per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, comunali e statali, delle città metropolitane più inquinate e su cui grava la procedura di infrazione Ue. Per le famiglie che sceglieranno gli scuola bus ‘green’ sarà garantita una detrazione fino a 250 euro sulle spese sostenute.

L’articolo 4 dispone che “al fine di adottare misure urgenti per l’adattamento climatico nelle città metropolitane e migliorare la qualità dell’aria, nel limite complessivo di 15 milioni di euro delle relative risorse riassegnate nel 2020 al ministero dell’ambiente, è istituito un programma sperimentale di messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura, anche nel quadro di attività di educazione e ricerca ambientale”.

Rimanda invece alla legge di Bilancio l’articolo sulle spese fiscali dannose per l’ambiente indicate nel catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi istituito presso il Ministero dell’ambiente, che vanno “ridotte nella misura almeno pari al 10% annuo a partire dal 2020 sino al loro progressivo annullamento entro il 2040”. All’individuazione dei sussidi infatti “si provvede in sede di legge di bilancio annuale e i relativi importi sono destinati, nella misura del 50 per cento, a uno specifico fondo istituito presso il ministero dell’economia e delle finanze per il finanziamento di interventi in materia ambientale, con priorità alla revisione dei sussidi ambientalmente favorevoli, alla diffusione e innovazione delle tecnologie e dei prodotti a basso contenuto di carbonio e al finanziamento di modelli di produzione e consumo sostenibili“.

Per lo sviluppo dei parchi nazionali e la tutela degli ecosistemi, i territori dei parchi diventano “zone economiche ambientali a regime economico speciale”. E allora “le richieste, relative alle attività edilizie e alle iniziative economiche e produttive presentate da cittadini ed imprese del parco sono esaminate da una Conferenza di servizi. Sono previste, in alcuni casi, “detrazione fiscale” e il “concorso alle spese pubbliche” (per esempio 2,5 milioni per le micro, piccole e medie imprese di rifiuti e rinnovabili), oppure finanziamenti fino a 30mila euro a tasso zero per le attività produttive eco-sostenibili, fino a un massimo di 10 milioni di euro.

A palazzo Chigi sarà infine istituita una ‘piattaforma per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria’, presieduta dal presidente del Consiglio dei ministri o su sua delega dal Ministro dell’ambiente, “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, composta dal Ministro dell’economia, quello delle infrastrutture e dei trasporti, quello dello sviluppo economico e quelli per le politiche agricole, per il Sud e per gli affari regionali, integrato dai “Ministri interessati alle materie trattate” nonché dal Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, dal Presidente dell’Unione delle province d’Italia e dal Presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani. La piattaforma avrà una lunga lista di compiti tra cui “studiare le attuali emissioni in atmosfera a livello nazionale, individuando le aree più impattate e le eventuali cause, nonché monitorare la qualità dell’aria, promuovendo la costituzione di una rete nazionale di monitoraggio e di pubblicazione dei dati; monitorare gli investimenti inerenti la mobilità sostenibile e lo stato di attuazione dell’abbandono delle fonti fossili di produzione di energia, in coerenza con quanto indicato dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima; redigere un Programma nazionale per il monitoraggio e la riduzione dell’inquinamento atmosferico, promuovendo accordi di programma tra Amministrazioni centrali e territoriali; proporre misure per la riduzione delle emissioni in atmosfera nei settori delle infrastrutture e trasporti, del riscaldamento e raffrescamento civile, nella gestione dei rifiuti, nelle attività produttive con analisi di livello valutazione ambientale strategica nazionale, anche in ottica di programmazione a breve e lungo termine; approfondire lo studio degli impatti positivi occupazionali, sanitari ed economici dei modelli a emissioni ridotte e tendenti a zero”. E anche “valutare, entro tre anni dalla data di entrata in vigore del decreto, gli effetti prodotti dalle misure e presentare ulteriori proposte di intervento normativo finalizzato a disporre divieti, obblighi e prescrizioni al fine del raggiungimento degli obiettivi di lungo periodo di abbattimento delle emissioni climalteranti, nel caso in cui non sia rilevato un impatto sufficiente sulla salubrità dell’ambiente”.

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