“Prima volta dopo 14 mesi, finalmente”, “non è una novità, abbiamo sempre chiesto che altri paesi Ue si prendessero i naufraghi”, “è una resa, ridiventeremo il campo profughi d’Europa perché gli altri Paesi promettono ma di fatto non se li prendono”.

Il ministero degli Interni, ovvero Luciana Lamorgese, ha assegnato il porto sicuro alla nave Ong Ocean Viking e ovviamente i commenti politici sono divaricati. Ma il precedente ministro, ricordiamolo, sarebbe finito sotto processo proprio per non aver assegnato il porto sicuro (l’ha scampata solo perché la maggioranza dei senatori gli ha concesso l’immunità).

Germania e Francia hanno promesso di prendersi il 25% a testa dei naufraghi salvati. L’Italia il 10%. Per questo e, forse pare, per i prossimi sbarchi. In generale di quante persone si tratta? Le cifre aggiornate al 13 settembre del Viminale registrano 5.583 migranti sbarcati dall’inizio dell’anno. Ma il problema – politico mediatico sondaggistico, etc – riguarda più che altro quella quota parte che sta naufragando e viene salvata e arriva in Italia: neanche 350 nel 2019. Chi riesce ad arrivare direttamente con la barca (per lo più dalla Tunisia ma qualcuno anche dalla Libia) non fa emergenza. Credo che nella fase psicologico storica che il Paese sta vivendo il governo faccia benissimo a coinvolgere Francia, Germania e possibilmente anche Lussemburgo, Liechtenstein a Andorra nella ripartizione dello “spaventoso” onere di accogliere e nutrire questa quantità di persone salvate dal naufragio.

Dico sul serio: la percezione del problema è stata talmente distorta da suggerire la massima cautela. Ma chi ha conservato un minimo di capacità razionali non dovrebbe mai dimenticare almeno due cose. La prima è che siamo un paese di 60 milioni di abitanti. Se in un villaggio di cento abitanti arriva uno straniero che per un primo periodo ha bisogno di alloggio vitto e istruzione lo mandano via? Non credo, ma qui non stiamo parlando di uno su cento. Uno su mille farebbe 60 mila da accogliere. Quest’anno si tratta finora di meno di uno su diecimila, sbarcati, e di meno di uno sbarcato da salvataggio su centomila abitanti. Concediamo pure a Salvini che senza la sua linea dura si sarebbero salvati più naufraghi, e che più profughi sarebbero stati sottratti alla Guardia Costiera Libica. Stiamo parlando in ogni caso di cifre minime, ridicole. La seconda cosa da ricordare è che i fondi stanziati per l’accoglienza – sempre minori di anno in anno – sono esclusi dai limiti europei dei deficit di bilancio. La stessa cosa che ora viene sbandierata come grande acquisizione per gli investimenti “ambientali”.

Tutto ciò premesso, dicevo che il governo ha fatto bene a occuparsi di coinvolgere altri governi europei ma solo perché deve fronteggiare una opinione pubblica che è stata drogata e sconvolta al punto di non saper distinguere la differenza tra dieci cento mille. Siamo di fronte a dei tabù. E allora serve anche dimostrare che persino il piccolo Lussemburgo – che ha un centesimo degli abitanti dell’Italia – collabora. Obbiettivamente sarebbe un assurdo. Anche solo il tempo che ministri e funzionari devono dedicare per trovare un accordo prima degli sbarchi (ripeto che si tratta solo degli sbarchi dei naufraghi salvati, non degli altri) non vale il denaro risparmiato.

Quando Salvini oggi si lamenta perché poi questi accordi finora non sono stati rispettati, rivela e conferma indirettamente che su una scala cosi piccola non valgono la pena. Quanto lavoro, quante telefonate, quanti funzionari ha dedicato a costruire gli inevitabili noiosi e articolati dettagli necessari a far arrivare che so in Spagna 50 naufraghi salvati su 200? Esempio: Cosa vuol dire Spagna? Chi li sceglie i 50, chi li prende o chi li porta? A chi? eccetera.

Probabilmente, ma questa è una mia opinione, Salvini non se ne è occupato per niente, per poter poi dire che quegli accordi non vengono rispettati. Ma in generale questi accordi di spartizione sono impegnativi da attuare e hanno senso se sono pensati per essere applicati nel prossimo futuro a un serio e significativo e massiccio salvataggio dei prigionieri nei lager libici e se al tempo stesso si lavora per cambiare la percezione paranoica, non per ossequiarla con sotterfugi. Occorre anche, da parte di noi “solidali” la capacità tattica di cambiare il piano del discorso e di allargarlo.

Partire dalla revoca dei decreti Salvini non è una buona idea, innanzitutto perché non è possibile, non ci sono i rapporti di forza politici. E poi, perché se parliamo del futuro e non del passato è più facile avere un fronte più ampio di consenso su due obiettivi strategici: quello di integrare nella società italiana tutti gli immigrati integrabili (penso al 99 per cento) con diversi e nuovi canali di regolarizzazione. E quello di mettere al sicuro con opportuni canali umanitari tutti i migranti bloccati in Libia.

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