C’è chi preferisce darsi alla fuga, nel giorno del giuramento a Palazzo Chigi, come la fedelissima e neo viceministra all’Istruzione Anna Ascani. Chi prova a smentire l’ipotesi scissione dal Pd o non vuole parlarne, come Ivan Scalfarotto (sottosegretario agli Esteri), il deputato che ha dato vita (e segue con Ettore Rosato) ai comitati civici renziani. O chi si dissocia e lancia un appello per l’unità, come Alessia Morani (Sviluppo economico): “Sarebbe incomprensibile una scissione”. Ma nell’universo renziano che ha ottenuto incarichi di governo nel nuovo esecutivo Conte 2, all’interno della nuova maggioranza M5s-Pd-LeU, la possibilità di un’imminente scelta di Matteo Renzi di fondare gruppi autonomi in Parlamento, anche in vista della prossima edizione della Leopolda a Firenze, è ormai più che una possibilità. “Non voglio parlarne, almeno per ora”, si rifugia nel silenzio pure Salvatore Margiotta, altro renziano che ha ottenuto un incarico come sottosegretario (Trasporti) e che potrebbe seguire l’ex leader dem fuori dal Nazareno. Mentre Simona Malpezzi (Rapporti con il Parlamento) taglia corto: “Non è all’ordine del giorno la scissione dei renziani. Se il Pd resterà la mia casa? Sì, finché resterà un partito plurale”. Al contrario, è la viceministra agli Esteri Marina Sereni, dall’area di maggioranza, ad avvertire: “Per realizzare un programma innovativo serve la compattezza della maggioranza, oltre che l’unità del Partito democratico”

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