Il decreto con le tutele legali senza le quali ArcelorMittal minaccia di chiudere l’Ilva, la decontribuzione per convincere Whirlpool a non lasciare lo stabilimento di Napoli, le misure per i rider e i precari e la proroga di 4mila lavoratori socialmente utili. E quello necessario per consentire l’erogazione del reddito di cittadinanza ai cittadini extracomunitari. Poi il salvataggio di Alitalia. E il tavolo per salvare i dipendenti del call center palermitano Almaviva contact che rischiano il licenziamento collettivo. È la lista dei grandi dossier congelati da quando, l’8 agosto, Matteo Salvini ha staccato la spina al governo gialloverde. Discorso a parte per il salario minimo: in Parlamento ci sono una proposta di legge del Movimento 5 Stelle e una del Pd, che a meno di interruzione anticipata della legislatura potrebbero essere ripescate da un nuovo esecutivo.

Il decreto “salvo intese” nel limbo – Il decreto legge “per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali” firmato da Luigi Di Maio, che contiene tra l’altro un sistema di tutele legali “a scadenza” per Arcelor vincolato al rispetto del piano ambientale, è stato esaminato dal consiglio dei ministri il 6 agosto ma il governo l’ha approvato “salvo intese“. Vale a dire che l’esecutivo si era riservato di modificarlo in un momento successivo, prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale e dell’invio al Parlamento per la conversione in legge. Con la crisi il provvedimento è rimasto in un limbo: secondo indiscrezioni il capo dello Stato Sergio Mattarella ha chiesto un nuovo passaggio in cdm, che chiaramente appare impervio in questa fase. Bloccata, dunque, la norma chiesta dall’acquirente dell’Ilva per continuare a gestire il siderurgico tarantino anche dopo il 6 settembre, giorno in cui un articolo del decreto Crescita fa cessare l’immunità concessa nel 2015 dal governo Renzi.

Ferme le norme per rider, Whirlpool, Alcoa, Blutec e precari AnpalE sono in stallo anche tutte le altre misure contenute nel decreto, che vanno dalle tutele previdenziali e contributive per i rider – ma senza il divieto di pagamento a cottimo promesso da Di Maio – agli sgravi contributivi per i contratti di solidarietà (16,9 milioni in due anni) promessi dal titolare dello Sviluppo economico a Whirlpool per salvare il sito di Napoli. Soldi che la multinazionale considera comunque insufficienti per rendere sostenibile la produzione di lavatrici, visti i bassi margini. Non solo: nel provvedimento avevano trovato spazio anche le risorse per pagare gli ammortizzatori ai lavoratori delle aree di crisi complessa di Sardegna e Sicilia (dall’Alcoa alla Blutec), per stabilizzazione di circa 400 ex precari storici dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal) e di 4mila tra lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità.

La crisi, poi, allontana la convocazione di un tavolo al ministero dello Sviluppo per evitare il licenziamento collettivo di 1.600 dipendenti del call center Almaviva contact. L’azienda ha annunciato che, a fronte del crollo delle commesse di Tim e Wind, in mancanza di interventi strutturali avvierà la procedura entro l’inizio di settembre.

In bilico il salvataggio di Alitalia – In stand-by, infine, il dossier Alitalia: dopo cinque proroghe, la data ultima per la presentazione dell’offerta vincolante da parte della cordata guidata dalle Ferrovie dello Stato è fissata per il 15 settembre. I commissari straordinari Stefano Paleari, Daniele Discepolo ed Enrico Laghi hanno convocato i sindacati per un aggiornamento informale mercoledì 28 agosto. Obiettivo fare il punto sul piano industriale della cordata tra Fs, Atlantia che ha ufficializzato la propria adesione in extremis (nel frattempo nessun passo è stato fatto per concretizzare la revoca delle concessioni autostradali), gli statunitensi di Delta e il Tesoro. Il progetto di newco che si andava delineando con l’ingresso nella cordata da parte di Atlantia, lo scorso 15 luglio, prevedeva che alla holding dei Benetton andasse intorno al 30% della compagnia, a Fs intorno al 37% e a Delta tra il 10 e il 20%. Con il Tesoro al 15%, lo Stato avrebbe la maggioranza. Ma si tratta solo di ipotesi, perché i partecipanti alla cordata avevano messo in chiaro che le quote definitive della newco sarebbero arrivate soltanto a settembre con l’offerta vincolante. Che è in bilico: un cambio di governo potrebbe rimettere in discussione l’operazione, criticata più volte aspramente dal Pd.

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