Da settembre saranno 1.600 – su 2.800 lavoratori totali – gli esuberi nella sede palermitana di Almaviva. Ad annunciarlo è stato il gruppo dei call center, che ha comunicato ai sindacati i dati economici relativi al primo semestre del 2019 della sede del capoluogo siciliano: 5,7 milioni di euro di perdita. Tranne alcuni aumenti temporanei che riguarderanno esclusivamente i mesi di luglio e agosto, i committenti non hanno proposto nessun incremento di volumi utile a consolidare l’occupazione nel sito palermitano. Anzi, in prospettiva, l’azienda ha confermato l’apertura della procedura di mobilità a partire dalla prima decade di settembre e ha annunciato l’aumento degli esuberi di altre 300 unità, fino a raggiungere il numero di 1.600 operatori nel sito palermitano. A Natale del 2016 il gruppo aveva chiuso la sede di Roma lasciando a casa 1.666 persone. 

Dopo l’annuncio i lavoratori, nella mattina di giovedì, sono tornati in piazza per opporsi alla prospettiva di licenziamento: si sono riuniti in un presidio, organizzato da Slc Cgil, Fistel Cil, Uilcom e Ugl in contemporanea col tavolo convocato al Mise sui call center, davanti alla sede della Prefettura di Palermo. I sindacati chiedono un tavolo istituzionale con il presidente della Regione Nello Musumeci e con il sindaco Leoluca Orlando per definire soluzioni in grado di scongiurare i licenziamenti: “Non si intravede ancora nessuna soluzione per risolvere il dramma dei 1600 esuberi annunciati da Almaviva – dice il segretario generale Slc Cgil Palermo, Maurizio Rosso -. Quelle indicate dalla Slc Cgil, la lotta alle delocalizzazioni, la certezza dei contratti e il fondo strutturale, sono le uniche azioni per poter risolvere i problemi di questo settore e soprattutto di Almaviva”.

Sugli esuberi si è mosso il consiglio comunale di Palermo, che ha approvato un ordine del giorno: “Il consiglio comunale di Palermo – ha annunciato Dario Chinnici, capogruppo del Pd – ha approvato oggi un ordine del giorno che impegna l’amministrazione attiva a continuare la battaglia per salvare i lavoratori di Almaviva: oltre 1.600 famiglie che da anni vivono una situazione di incertezza a causa di un mercato globale senza regole e che penalizza sempre di più l’Italia. Il Partito Democratico oggi ha partecipato al sit-in in prefettura e resta al fianco di questi lavoratori che hanno diritto a risposte certe”.

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