Da undici giorni la Ocean Viking, la nave di Sos Mediterranee e di Medici Senza Frontiere che ha salvato 356 migranti in mare, fa avanti e indietro nelle acque internazionali tra Linosa e Malta in attesa di un porto in cui attraccare. Ma martedì sera il percorso è cambiato: quando a bordo è arrivata la notizia che la Open Arms, in mare dal 1° agosto in attesa di un place of safety, era attraccata a Lampedusa, la nave battente bandiera norvegese ha variato percorso e ha disegnato un cuore nelle acque del Mediterraneo: un tragitto durato quasi quattro ore, dalle 23 alle 3 di notte. Al termine del quale ha ripreso il percorso dei giorni scorsi, lanciando un appello: “Sollevati nell’apprendere che 83 sopravvissuti su #OpenArms scenderanno finalmente in un posto sicuro. Speriamo che la nave torni in mare senza indugio. Una situazione del genere non può più ripetersi. 356 sopravvissuti sono bloccati a bordo #OceanViking da più di una settimana. Devono sbarcare”.

I membri di Sos Mediterranee e di Medici Senza Frontiere a bordo stanno ancora aspettando, infatti, che anche per loro venga deciso un porto sicuro per lo sbarco dei migranti soccorsi in più interventi. “Aspettiamo che qualcuno si decida a darci un porto – continua il capo missione – Non è compito nostro, noi siamo qui per salvare le vite delle persone nel Mediterraneo e non possiamo certo essere noi a decidere dove sbarcarle”, dice Romaniuk spiegando che fino a ora l’unica indicazione arrivata è quella del centro di ricerca e soccorso libico, “ma ovviamente non siamo disponibili a riportare le persone in un paese in guerra. Poi nessuno si è fatto più vivo”.

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