A oltre sette mesi dall’annuncio dell’amministrazione americana sul ritiro dal trattato sulle Forze nucleari a raggio intermedio (Inf), completato poi all’inizio di agosto, Washington ha condotto il primo test con un missile lanciato da terra. Lo ha annunciato il Pentagono che, citato dalla Cnn, ha spiegato come le operazioni si siano svolte utilizzando un missile con testata convenzionale partito dall’isola di San Nicolas, in California, che ha centrato un obiettivo a 500 chilometri di distanza. La reazione della Russia non si è fatta attendere: “Evidentemente hanno scelto di far salire la tensione militare”, ha commentato il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov. Mentre da Pechino preannunciano una nuova “corsa agli armamenti”: “Il test avrà un impatto negativo sulla sicurezza internazionale”.

Il ritiro definitivo dal Trattato Inf con Mosca, siglato nel 1987 tra i due presidenti, Ronald Reagan e Michail Gorbačëv, è avvenuto a inizio agosto dopo anni in cui, come aveva già spiegato l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno accusato la controparte di continue e sistematiche violazioni dell’accordo che limitava lo sviluppo di missili lanciati da terra con una gittata tra i 500 e i 5.500 chilometri. “Il missile è uscito dal suo lanciatore mobile ed ha colpito in modo preciso il target dopo oltre 500 chilometri di volo”, si legge nella dichiarazione del Pentagono in cui si afferma che userà i dati registrati durante il test per lo “sviluppo di capacità future di medio raggio”.

Da Mosca, arrivano le accuse al governo di Washington che, sostengono, avrebbe premeditato e preparato l’uscita dal Trattato: “Gli Usa hanno sviluppato a lungo questi sistemi e i preparativi per abbandonare l’accordo prevedevano in particolare questo tipo di ricerche – sostiene Ryabkov – Gli Stati Uniti evidentemente hanno scelto di far salire la tensione militare. Noi non cediamo alle provocazioni, come ha detto ieri il presidente Vladimir Putin, noi rinnoviamo il nostro impegno ad una moratoria unilaterale sul dispiegamento di sistemi di missili a medio raggio terrestri fino a quando gli Stati Uniti non dispiegheranno sistemi del genere in qualche parte del mondo”.

Ma l’azione americana è, come hanno più volte ribadito dalla Casa Bianca, una reazione a una strategia russa che da sempre si disinteressa delle limitazioni previste dal Trattato. Ultimo esempio fornito dall’amministrazione Trump è lo sviluppo di un nuovo missile russo, il Novator 9M729, che secondo Washington sarebbe capace di volare per 2.500 chilometri. Mosca, a sua volta, aveva accusato gli Usa di trasgredire l’intesa con il loro Scudo spaziale nell’Europa dell’Est. Se Trump ha annunciato l’uscita degli Usa dal Trattato Inf è però anche perché l’intesa non comprendeva la Cina, che poteva sviluppare il suo arsenale senza alcuna limitazione.

E proprio Pechino è l’altra potenza che accusa Washington di voler alzare la tensione internazionale abbassando il livello di sicurezza. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shang, prevede una nuova “corsa agli armamenti” dopo la rottura dell’Inf e dà la colpa agli Usa: “Questa mossa degli Stati Uniti darà il via a un nuovo ciclo di corsa agli armamenti, spingendo verso una escalation del confronto militare che avrà un grave impatto negativo sulla situazione della sicurezza internazionale e regionale”, ha commentato.

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