La dura sconfitta del presidente uscente Mauricio Macri – liberale di centrodestra – alle primarie in vista delle elezioni del prossimo 27 ottobre ha fatto crollare la Borsa di Buenos Aires. L’indice generale è arrivato a perdere il 30% e ancora peggio fa il peso: la moneta argentina sta scambiando a quota 57 contro il dollaro, con un calo del 26% rispetto alla chiusura della scorsa settimana. L’impatto si è fatto sentire anche in Brasile, con l’indice della Borsa di San Paolo, la più grande dell’America Latina, in ribasso del 2% tre ore dopo l’apertura dei mercati, e il dollaro oltre la soglia psicologica dei 4 reais.

L’elettorato argentino ha respinto con decisione le misure di austerità varate dal presidente, mettendo in dubbio le sue possibilità di rielezione a ottobre. Le primarie sono state vinte dal ticket peronista formato dall’ex capo del governo Alberto Fernandez insieme alla ex presidente Cristina Kirchner, moglie dell’ex presidente Néstor Kirchner e inquilina della Casa Rosada prima di Macri. Il quotidiano economico argentino Ambito financiero ha commentato aprendo l’edizione odierna con il titolo: “L’ampio trionfo di Alberto mette in pericolo la politica di Macri e l’accordo con il Fmi”. Travolta nel 2018 da due crisi monetarie che hanno fatto perdere alla sua valuta il 50% del valore, l’Argentina la scorsa estate ha infatti dovuto chiedere aiuto al Fondo monetario internazionale per ottenere un prestito di oltre 57 miliardi di dollari.

L’Argentina dopo tre anni e mezzo di politiche di Macri è in recessione e l’inflazione supera il 55%. Nelle ultime previsioni di crescita mondiale pubblicate in primavera il Fondo aveva previsto una ulteriore contrazione del Pil del Paese dell’1,2% nel 2019, attendendo una ripresa nel secondo semestre. Per il 2020 prevede invece una crescita del 2,2%. L’inflazione resta molto elevata, attestandosi al 40%, mentre la disoccupazione è salita al 10,1% e la povertà è aumentata di conseguenza.

Tuttavia gli investitori vedono il duo Fernandez/Kirchner come una prospettiva più rischiosa di Macri, sostenitore del libero mercato. La Kirchner durante il suo mandato nel periodo 2007-2015 ha imposto severi controlli valutari che hanno rallentato gli investimenti. In conflitto con il settore agricolo per le tasse sull’export, ha anche dovuto gestire il lungo stallo pluriennale con gli obbligazionisti che ha lasciato l’Argentina fuori dal mercato internazionale dei capitali. Secondo Capital Economics, come riporta Reuters, la vittoria dei peronisti Fernandez e Kirchner “spiana la strada per il ritorno del populismo di sinistra che molti investitori temono”. Per questo “con una rinnovata attenzione ai rischi di debito sovrano, bond, titoli e peso subiranno una forte pressione nei prossimi giorni. Detto questo, il calo della valuta potrebbe essere arginato da un intervento sul mercato dei tassi di cambio”.

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