Anche Finnegan Lee Elder, il 19enne americano che ha confessato l’accoltellamento del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ha presentato istanza di scarcerazione al Tribunale del Riesame. I legali Roberto Capra e Renato Borzone hanno depositato il ricorso questa mattina in cancelleria. A quanto apprende IlFattoQuotidiano.it, gli avvocati non rinunceranno alla sospensione estiva delle attività giudiziarie nel mese di agosto, così da avere la possibilità di studiare con maggiore calma gli atti da acquisire per preparare l’udienza. Per questo motivo, il giovane californiano sarà ascoltato dai giudici nel mese di settembre.

Il pool di legali – americani e italiani – ha impostato la linea di difesa su alcuni punti fondamentali. Il primo è che sia Elder sia il suo connazionale Gabriel Natale Hjort non sapessero che Cerciello Rega e il collega Andrea Varriale fossero dei carabinieri o comunque degli agenti di polizia. E che non potevano essersene resi conto. Elder ha raccontato al gip che i due non hanno esibito i tesserini e ha detto di essere stato aggredito e di aver avuto paura perché pensava che i due, in abiti civili, fossero semplicemente dei “rinforzi” chiamati da Sergio Brugiatelli “amico degli spacciatori“. Un contesto dove, secondo i legali, Finnegan si è presentato armato ed ha utilizzato il coltello “da marines” per difendersi.

L’obiettivo degli avvocati è lasciare spazio agli inquirenti di effettuare ulteriori approfondimenti. Intanto, gli esami irripetibili sui reperti acquisiti previste fra domani e mercoledì, a iniziare dal coltello dove al momento non sono state trovate le improte digitali (l’arma è stata lavata). Ma molte risposte potrebbero arrivare dal contenuto dello zaino “rubato” dai giovani a Brugiatelli. I legali, infatti, rigettano anche il reato dell’estorsione. Gli inquirenti, secondo quanto rivelano fonti a IlFattoQuotidiano.it stanno verificando il contenuto del Nokia “vecchia generazione” dell’intermediario e in particolare i numeri presenti nella rubrica del telefono e gli sms inviati e ricevuti dall’uomo. È consuetudine, fra chi non vuole essere intercettato attraverso i trojan, procurarsi cellulari precedenti all’era degli smartphone.

Fra i dubbi in seno ai difensori dei due americani, infatti, ci sarebbe la possibilità di una “natura privatistica” dell’azione portata avanti dai carabinieri – il “cavallo di ritorno” – ipotesi più volte fermamente smentita dai vertici dei carabinieri. Elder ha confermato al gip che all’appuntamento, alle 3 di notte nel quartiere Prati, c’erano sia Cerciello Rega sia Varriale e non Brugiatelli. Ma mentre lo scontro fra Cerciello e Elder aveva “rapidi risvolti drammatici”, i segni della colluttazione fra Varriale e Hjort risultavano invece essere “non significativi“. Anche per questo i legali insistono con gli inquirenti affinché si acquisiscano tutte le immagini possibile derivanti dalla videosorveglianza nella zona.

Secondo la ricostruzione dei fatti fin qui emersa, Cerciello Rega e Varriale erano stati allertati a Trastevere da un maresciallo, Pasquale Sansone, che quella notte non era in servizio ma che si è attivato perché aveva notato dei movimenti in piazza Gioacchino Belli. Dopo il primo intervento, secondo quanto raccontato anche da Brugiatelli, viene chiesto all’intermediario dei pusher di chiamare il 112, telefonata che allerta “ufficialmente” la coppia in servizio di pattuglia automontata in borghese. La telefonata con il presunto ricatto da parte di Elder e Hjort avviene con il vivavoce attivato all’ascolto dei due carabinieri. Poi l’appuntamento in Prati. Gli audio fin qui non sono mai usciti.

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