Sono 11 e non 8 le coltellate che hanno ucciso di Mario Cerciello Rega. L’esame autoptico sul corpo del vice brigadiere di 35 anni aumenta i dubbi sulla ricostruzione, ancora sommaria, della morte del militare nella serata fra giovedì e venerdì nel quartiere Prati, a Roma. Alcune di queste sarebbero arrivate alla schiena, per cui ora il perito di medicina legale della Sapienza di Roma dovrà stabilirne sia l’ordine che la posizione da cui sono stati sferrati i fendenti. È possibile che l’aggressore abbia abbrancato Cerciello Rega da dietro in una specie di azione “da marine” più che da teenager di media corporatura.

Intanto, già nella serata di sabato era chiaro, come emergeva dai filmati delle telecamere di videosorveglianza, che a vendere il “pacco” – cioè l’aspirina al posto della cocaina – a Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth, i due americani arrestati l’omicidio del carabiniere, ma un pusher per il quale faceva da tramite. E ieri l’uomo, un 40enne italiano, è stato individuato dai carabinieri. Sono in corso accertamenti anche sulla posizione del tramite, l’uomo derubato che quella sera diede l’allarme al 112. La posizione del pusher resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria: i carabinieri del nucleo Investigativo di via In Selci, che portano avanti le indagini, non lo hanno infatti denunciato perché lo stesso, già noto alle forze dell’ordine per stupefacenti, non aveva con sé la droga al momento del controllo. Ancora da accertare, invece, la posizione di Brugiatelli, al momento considerato semplicemente vittima del furto dello zaino.

A quanto ricostruito, l’uomo ha accompagnato personalmente i ragazzi dal pusher. Intanto oggi è stata allestita la camera ardente del vicebrigadiere in piazza Monte della Pietà mentre il 29 luglio tutte le trasmissioni della Rai osserveranno un minuto di silenzio alle 11.30. Rai1 trasmetterà in diretta i funerali a partire dalle 11.55. Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto visita alla Camera ardente. Ad attenderlo c’era anche l a sindaca di Roma Virginia Raggi.

Le telefonate ai carabinieri – È la notte tra il 25 e il 26 luglio quando alla centrale operativa dei carabinieri Sergio Brugiatelli denuncia il furto del proprio zaino appena subito dai due americani, chiamando dal cellulare di un passante. In un primo audio segnala il tentativo di riscatto da parte dei due. “Buonasera. Mi hanno rubato la borsa, sto a piazza Gioacchino Belli, però questi ragazzi li chiamo e mi chiedono il riscatto dei soldi e io, purtroppo, devo fare una denuncia, dentro avevo documenti, codice fiscale, patente, tutto. Se potete venire vi do il numero, se loro mi rispondono…se voi potete rintracciarli. Perché mi sono anche scappati, gli sono corso appresso con bicicletta, non li ho presi – continua – sono scappati a piedi“. Sono le parole che Brugiatelli pronuncia chiamando il 112 nella notte tra il 26 e il 26 luglio, dopo avere ceduto la finta droga ai due californiani. “In piazza Gioacchino Belli, all’altezza dei taxi, hanno rubato la borsa con il cellulare, ha chiamato sul cellulare suo, lo hanno ricattato dicendo che vogliono 80-100 euro per ridargli il cellulare”, spiegano i carabinieri prima di passare la chiamata ad altri colleghi.

In un secondo audio il militare si mette in contatto con il numero di cellulare che ha chiamato il 112 per avere chiarimenti sull’intervento e sulle modalità con le quali eventualmente procedere. Risponde il ragazzo che gli ha prestato il cellulare, poco lontano da piazza Gioacchino Belli dove Sergio sta aspettando la pattuglia. “Sono scappati – risponde il denunciante al carabiniere al telefono che gli chiede se i due siano ancora lì – hanno preso la borsa mentre stavo bevendo alla fontanella. Mi hanno detto se avevo 80, 100 euro – spiega ancora – gli ho detto che glieli avrei dati se me l’avessero riportata ma poi li ho visti scappare in una traversa, gli sono corso dietro con la bicicletta però non li ho presi”. “Allora le mando una pattuglia – lo interrompe il carabiniere al telefono – volevo sapere se erano ancora lì, in quel caso cercavo di mandare qualcuno in abiti civili”. “No, no – assicura Sergio – così riprovo a chiamarli, vediamo se li rintracciamo”. “Intanto le mando la pattuglia li poi parla direttamente con i colleghi” chiude il militare.

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