L’appello all’unità finisce per spaccare ancora di più il Pd. L’ennesima, velenosa polemica è nata da un tweet di Carlo Calenda, che nel pomeriggio ha comunicato – non senza ironia – di aver unito le due diverse petizioni dem per chiedere le dimissioni di Matteo Salvini. Un’iniziativa che ha provocato la durissima reazione di Matteo Renzi, uno dei destinatari insieme a Gentiloni e Zingaretti all’appello dell’ex ministro dello Sviluppo economico in favore dell’unità del partito. Obiettivo naufragato miseramente in poche ore. Una mossa, quella di Calenda, che ricorda il famoso invito a cena del settembre 2018 a tre big del partito: allora come oggi, il risultato raggiunto è stato diametralmente opposto a quello auspicato. La dimostrazione dal tweet beffardo di Matteo Salvini: “Pretendono di cacciare la Lega con una raccolta firme e litigano pure. Geniali, no?”.

L’APPELLO DI CALENDA: “FACCIAMO UNO SFORZO D’UNITA'”
“Ecco qui. Con 15 minuti di duro lavoro ho fuso le due petizioni per le dimissioni di Salvini. Che ne dite Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Nicola Zingaretti, facciamo questo sforzo di unità? Daje” ha scritto su Twitter Calenda, con a corredo il testo della nuova petizione, che ha miscelato quella presentata da Renzi attraverso i comitati civici e quella lanciata successivamente dal segretario Nicola Zingaretti con la raccolta firme alle Feste dell’Unità. Due iniziative diverse ma che andavano nella stessa direzione e che, soprattutto, rischiavano e rischiano ancora di trasformarsi nell’ennesima conta interna al Partito democratico.

LA REAZIONE DI RENZI: “ATTACCANO ANCORA IL MATTEO SBAGLIATO”
La prima risposta all’iniziativa di Calenda, infatti, è arrivata dal fronte renziano e non è ciò che l’ex ministro dello Sviluppo economico sperava di ottenere: “Carlo, basta. Non fa neanche più ridere – ha scritto Anna Ascani su Twitter – Matteo Renzi ha lanciato una mobilitazione riprendendo la nostra richiesta di mozione di sfiducia, che tu ed altri avete ridicolizzato sostenendo che avrebbe ricompattato la maggioranza. Cambiato idea? Vuoi firmare? Bene. Ma basta polemiche”. Ancor più dura la reazione di Matteo Renzi, a cui era rivolto l’appello all’unità: “Ho chiesto una mobilitazione online per tener vivo da qui a settembre lo sdegno contro ciò che Salvini ha fatto. Abbiamo raccolto in due giorni più di trentamila firme – ha scritto l’ex Rottamatore – Oggi ci viene detto che la raccolta firme va bloccata, sostituita o unita a quella improvvisamente annunciata dalla segreteria Pd. Avverto forte il rischio di cadere nel ridicolo. E per questo stoppiamo subito la raccolta e così evitiamo ogni polemica. Sono sempre dell’avviso – ha concluso il senatore democratico – che una parte rilevante del Pd stia attaccando ancora il Matteo sbagliato“.

DE MICHELI PROVA A SPEGNERE LA POLEMICA. POI LO SBERLEFFO DI SALVINI
Incassata la replica al veleno di Renzi, Calenda ha cercato di replicare, mettendo altro sale sulla ferita della spaccatura interna al Pd: “Sono basito dall’astio nelle risposte dei membri dei comitati civici Ritorno al futuro. Mi pare chiaro che la priorità non è sfiduciare Salvini, ma sfiduciare chiunque non sia Renzi – ha detto l’europarlamentare – Questo modo di comportarsi è dannoso per tutti, in primis per la reputazione di una straordinaria stagione di governo”. Chi ha cercato di gettare acqua sul fuoco della polemica è stata Paola De Micheli, la vicesegretaria del partito: “Basta con queste discussioni ridicole sulle firme. Più siamo meglio è, più firme ci sono meglio è, più si dice la verità meglio è – ha detto – Nessuno impedisce o ha impedito nulla a nessuno. Gli avversari sono fuori di noi. Occupiamoci delle persone, dei lavoratori, degli studenti, dei pensionati, delle imprese. Questo si aspettano da noi”. A girare il coltello nella piaga ci ha pensato l’obiettivo delle due petizioni democratiche: “Il Pd, dopo anni di disastri, pretenderebbe di cacciare la Lega con una raccolta firme (e litigano pure). Geniali, no?” ha scritto Matteo Salvini su Twitter.

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