Niente è secondario quando si tratta di sicurezza sulle strade, in particolare se si parla di persone che guidano mezzi che pesano tonnellate. Il video che abbiamo ricevuto e pubblichiamo svela un meccanismo di cui tutti sono a conoscenza e che rischia di alterare il conteggio delle effettive ore di lavoro (e quindi anche di riposo). Per capire meglio bisogna spiegare il funzionamento del tachigrafo digitale montato sul mezzo. Se il camion è fermo con il motore acceso, sullo schermo del tachigrafo compare il simbolo dei martelletti (lavoro), ma non appena si spegne il motore scatta la modalità “pausa” ovvero riposo (con il simbolo del letto). Quando poi si spegne il camion si inserisce automaticamente la sosta. Anche se l’autista in sosta non è, perché magari sta caricando o scaricando l’autoarticolato. La modalità corretta dovrebbe essere “disponibilità” del mezzo.

Traducendo con un esempio pratico: quando un camionista conduce il suo mezzo in un centro logistico, questo meccanismo certifica che per due o tre ore il mezzo è fermo, ossia che l’autista sta riposando. Ovviamente non è così. Questo fa sì che gli autisti siano sempre in regola rispetto alle ore di lavoro (di guida) a cui devono attenersi per legge e rispetto alle relative ore di sosta obbligata.

La denuncia dell’irregolarità arriva da un autista. Molti di loro non vogliono passare per gli assassini delle autostrade. Raccontano la loro quotidianità, chiedendo di non comparire e di non essere citati. Chi invece non ha paura a denunciare è Alberto Pallotti presidente nazionale dell’associazione italiana Familiari e vittime della strada onlus: “Orari di lavoro mascherati come riposo. Camion che invadono le aree di servizio e di emergenza delle autostrade per dormire. Autisti che devono occuparsi anche del carico e scarico merci. Dove sono i sindacati? È una realtà sotto gli occhi di tutti ma nessuno interviene. Chi guida i tir spesso è una mina vagante per la stanchezza. Non è giusto scaricare tutte le responsabilità addosso a questi lavoratori”. I problemi sono anche altri e riguardano le ore lavorate, i compensi e la responsabilità penale in caso di incidente. La legge dice che le ore di disponibilità settimanali dovrebbero essere 48, in media ogni 4 mesi: in realtà le ore possono arrivare anche ad essere 300 al mese per 12 mesi. Nelle buste paga risultano 169 ore ma in realtà spesso arrivano anche a 300. Non vengono retribuite ore di straordinari oltre le 48 ore settimanali, . “L’altro aspetto grave è che la responsabilità penale in caso di incidente ricade sull’autista – incalza Pallotti -. Questo vuol dire che le assicurazioni non pagano. E che vittime e famigliari non verranno mai risarciti”

e.reguitti@ilfattoquotidiano.it

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