Nel giorno dei funerali di Alessio, 11 anni, anche il cuore di Simone, 12 anni, ha smesso di battere. Il 10 luglio i due cugini sono stati falciati nel centro di Vittoria, nel Ragusano. Alla guida del suv che ha ucciso i ragazzini c’era Rosario Greco, 37 anni, accusato di omicidio stradale aggravato, omissione di soccorso, guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti: l’uomo è stato arrestato. Alessio è morto sul colpo, Simone dopo quattro giorni, a causa delle ferite riportate nell’incidente. Al 12enne erano già state amputate entrambe le gambe, tranciate di netto nell’impatto con la grossa auto: trasferito in elisoccorso al Policlinico di Messina, il ragazzino è morto oggi, nel giorno in cui la sua città ha dato l’ultimo saluto a suo cugino Alessio.

La chiesa di San Giovanni, dove questa mattina si sono svolti i funerali del piccolo Alessio era strapiena di gente. Più di 3mila persone hanno presenziato per far sentire la propria vicinanza alla famiglia, ma anche per dare una risposta civile a ciò che ha portato alla morte di due bambini. Anche il vescovo di Ragusa Carmelo Cuttitta, che ha celebrato il funerale e che ha raccontato di aver pianto quando ha saputo la notizia, ha ricordato che la morte di Alessio potrà essere un insegnamento di civiltà: “Oggi Alessio è con noi e lo sarà sempre. Il suo sacrificio non resti vano“. Durissime le parole di Alessandro D’Antonio, padre di Alessio: “Lascerò Vittoria. Dopo questa tragedia non riesco più a vivere in questa città. Non riesco più ad entrare nella mia casa”. “Chiedo e pretendo giustizia per mio figlio” ha aggiunto l’uomo alla fine della cerimonia funebre.

In riferimento agli insulti contro il giornalista Paolo Borrometi da parte dei parenti dell’uomo che si trovava nell’auto pirata, è invece invece intervenuto Giuseppe Antoci, presidente onorario della Fondazione nazionale Caponnetto ed ex presidente del Parco dei Nebrodi, che era stato vittima di un agguato mafioso nel maggio 2016: “Vittoria deve rivoltarsi contro l’omertà e il rispetto portato a certa gente e deve stare al fianco di chi, come Paolo Borrometi, ha dedicato la sua vita al racconto e alla verità sacrificando il bene più prezioso che aveva: la sua libertà“. “Intervenga lo Stato – ha aggiunto Antoci – attivi tutte le contromisure per riportare la normalità negli atteggiamenti e nei fatti evitando di far creare, ancora di più, quel clima di odio e rancore verso un giornalista al quale questo Paese deve tanto e contro il quale la mafia aveva deciso di agire uccidendolo insieme agli uomini della sua scorta”.

Ad Antoci si è unita la Fnsi, attraverso il suo segretario generale e il suo presidente, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti: “La mafia è tornata a colpire e non risparmia neppure i bambini”. Spetta,infine, ai media – aggiungono – il compito di Illuminare a giorno i covi da dove sono partite le minacce e riprendere le inchieste di chi, a cominciare da Borrometti, non intende piegare la testa di fronte ai mafiosi e alle loro minacce”.

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