Processare la comandante della Sea Watch perché ha violato le leggi. Ma fermare “l’escalation” di insulti a Carola Rackete. È questo in sintesi, il pensiero di Luigi Di Maio sui fatti di Lampedusa. Il capo politico del M5s è intervenuto sulla vicenda della Sea Watch con un post su facebook a dodici ore dall’entrata in porto della nave. “Carola Rackete – ricostruisce Di Maio –  comandante della Sea Watch, è stata arrestata dopo aver disobbedito all’alt della Guardia di Finanza, speronando una motovedetta nel tentativo di attraccare nel porto di Lampedusa. E per questo verrà processata, come è giusto che sia, perché ha violato la legge dello Stato italiano, rischiando di creare un danno anche ai nostri uomini e donne in uniforme, che ringrazio per il lavoro che svolgono ogni giorno a tutela della nostra sicurezza”.

Dopo oltre due settimane in mare, dopo il salvataggio di 17 giorni fa, i migranti recuperati dalla Sea Watch sono stati fatti sbarcare a Lampedusa. Ma l’attracco in banchina dopo tre giorni al largo dell’isola è avvenuto di nuovo con la forzatura del divieto, uno sfondamento del blocco che ha poi portato al sequestro della nave e all’arresto del comandante,  accusata di resistenza o violenza contro nave da guerra. La capitana è diventata oggetto d’insulti quando è scesa dalla nave: “Spero ti violentino questi negri”, le hanno urlato. “Trovo assurda l’escalation di insulti e di toni offensivi registrata nelle ultime ore. Non capisco l’esigenza di mettere in piedi questo circo mediatico, con alcuni giornali schierati da una parte e altri dall’altra. Uno Stato sovrano ha le leggi e le fa rispettare. Punto. La capitana verrà giudicata da giudici sulla base delle leggi dello Stato italiano”, scrive Di Maio su facebook. “C’è della rabbia intorno a tutto questo e lo comprendo – aggiunge il vicepremier – Chi rappresenta i cittadini questa rabbia deve sforzarsi di capirla, perché non può essere ignorata. Capirla non significa alimentarla, perché poi altrimenti la rabbia si trasforma in insulti violenti che colpiscono tutte le parti e che vanno sempre condannati”. Il riferimento evidente è all’alleato di governo, autore di prese di posizione nette contro al capitana della ong. 

Un altro riferimento indiretto alla Lega e a Matteo Salvini, il leader del Movimento 5 lo ha fatto citando “il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio” perché “ha motivato l’arresto della comandante affermando che “le ragioni umanitarie non possono giustificare atti di inammissibile violenza nei confronti di chi in divisa lavora in mare per la sicurezza di tutti”. Ancora una volta prendiamo atto dell’azione della magistratura, che quotidianamente svolge un egregio lavoro. È importante elogiare sempre, e non a giorni alterni, il prezioso contributo di giudici e magistrati, perché sono loro che hanno il dovere di far rispettare la legge nel nostro Paese. Troppo spesso, invece, per simpatie o antipatie, la magistratura è stata vittima di attacchi gratuiti, anche da parte della politica. Non c’è cosa più sbagliata di interferire con il lavoro che i nostri servitori dello Stato svolgono con grande professionalità e serietà. Io dico che la politica a volte dovrebbe tacere e applaudire l’operato di chi dalla mattina alla sera si batte per far rispettare la legalità nel nostro Paese”. Patronaggio, infatti, è il procuratore che ha iscritto nel registro degli indagati Salvini per la vicenda della nave Diciotti. A causa di quella vicenda è spesso diventato bersaglio d’insulti e minacce: per tre volte ha ricevuto lettere minatorie.

Nel suo lungo post Di Maio ha poi dedicato un paragravo ai rapporti con l’Unione Europea: “Il caso della Sea Watch ha fatto emergere un fatto da non sottovalutare: in svariate circostanze l’Italia è stata trattata come lo ‘zimbello d’Europa‘. Questo perché? Semplice: perché i vecchi governi hanno sempre abbassato la testa, a discapito degli interessi del nostro Paese. Adesso però le cose devono cambiare: o l’Europa si sveglia oppure la svegliamo noi. Ripartiamo insieme, come una vera comunità, cambiando Dublino e il principio di chi prima accoglie poi gestisce!
L’Italia non può più farsi carico da sola del problema migranti e fin quando non saremo ascoltati, noi continueremo a farci sentire”.

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