Sì, è stato un flop, ma non me la prendo”. Non usa mezzi termini Rita Pavone per commentare il risultato da prefisso telefonico (355.000 spettatori pari al 2.4% di share) del suo programma dedicato ai 50 anni di Woodstock, trasmesso ieri sera su Rai2. “Un po’ mi dispiace, più che altro per Rai2. Non credevo di ottenere grandi risultati con questo programma, anche perché la trasmissione è durata quattro ore. Soltanto per Sanremo si può sopportare una durata così lunga (ride, ndr). Può darsi che il pubblico non abbia apprezzato la confezione con così tanti filmati, eppure la qualità è stata ottima. Non mi pento di aver accettare di fare un programma per il quale mi sentivo adatta. Anzi, così ho potuto dimostrare a tutti i miei detrattori che canto ancora, che il mio mondo non si ferma agli anni Sessanta, che ho un eloquio tranquillo. Sono tranquilla lo stesso. Se credono di avermi ferita, sbagliano. Ne ho passate di cotte e di crude, ormai ho un guscio impenetrabile. E poi, come ho scritto sui social, il pregiudizio è il bullismo della mente”.

Pensa di essere vittima di pregiudizi?
“Ancor prima di partire ero già stata condannata a morte dai social”.

Effettivamente sui social, soprattutto su Twitter, non ci sono andati leggeri.
“I commenti erano negativi ancor prima di sapere cosa io avrei fatto”.

Le pesa tutto questo?
“Questa è una forma di bullismo. Esistono varie tipologie di bullismo: quello di chi ti picchia, quello di chi ti insulta, e quello di chi ti giudicA che andrà malissimo, che tu non vai bene, che sei sbagliata. Io me ne sono fregata e mi sono divertita comunque. Comunque, ho ricevuto anche dei bei tweet e tanti complimenti da parte di persone che fanno questo mestiere. Mi dispiace per Rai2, questo sì. Stavolta ho chiesto scusa a me stessa per non averci creduto di essere abbastanza”.

Cosa intende?
“Che bisogna sempre fare degli esami e mettersi alla prova, anche quando non ti senti all’altezza. Perché comunque, anche se hai alle spalle un passato al fianco di artisti enormi e su palchi importantissimi, dovrai comunque sentire il cretinetto che ti scrive la cattiveria gratuita. Molte persone tra quelle che hanno commentato neanche conoscevano gli artisti di cui abbiamo parlato durante lo speciale di ieri sera. E io invece li conoscevo, eccome”.

Le sarebbe piaciuto fare di più in questi anni?
“Avrei voluto lavorare di più, certo. Sia nella musica che altrove. Sa, io ho iniziato a 17 anni la mia carriera. Oggi credo di potermi esprimere in tante forme: l’ho dimostrato con i miei dischi, l’ho dimostrato ieri sera”.

Spesso le fanno pesare le sue opinioni politiche. Dicono che è rientrata in Rai perché salviniana.
“Se la pensano così, allora siamo in un mondo di deficienti. Meryl Streep è contro Trump, eppure lavora comunque con tranquillità. Io ho delle mie idee, non è detto che gli altri debbano condividerle. Ma continuo a ripetere che sono liberale, anche se non ci vogliono credere: oggi se non ti danno un’etichetta non sono contenti. Io amo condividere qualcosa che apprezzo e non me ne frega niente da che parte venga. Non ho i paraocchi e, a dirla tutta, la politica neanche mi interessa. Altrimenti mi sarei iscritta a qualche partito o ne avrei fondato un direttamente io”.

Pensa sia per questo motivo che non le danno spazio?
“Non mi pongo neanche il problema. Sono arrivata a un’età in cui faccio le cose che mi piacciono. Per il resto faccio spallucce, per non dire che me ne frego. Oggi se la musica è quella che sentiamo, beh, allora non abbiamo capito nulla. Oggi non canta più nessuno, parlano. Ci sono pochi che cantano davvero e anche chi canta ha una vocalità che si fa fatica a riconoscere”.

 

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