Quattro stand pieni zeppi di abiti da provare. Fiori, paillettes, pizzo, gilet di jeans, abitini dai colori brillanti. Basta un’occhiata veloce per capire di essere nel posto giusto. La porta seminascosta dai vestiti è quella del camerino di Barbara d’Urso. Un monolocale, più che altro. Fotografie alle pareti, peluche di varie dimensioni, un lampadario di cristallo, un divano, una piccola cucina. La “signora della tv”, 62 anni compiuti lo scorso 7 maggio, non è bella solo grazie alle “luci paradiso” che la avvolgono come un manto celestiale nei suoi programmi. È bella anche con la luce del tardo pomeriggio che filtra dalle finestre. Di una bellezza più naturale. Indossa un paio pantaloni della tuta, una canottiera e una camicia a quadri, aperta. Con l’offerta di un “caffeuccio”, entriamo nel suo mondo: “caffeuccio” è una parola che fa parte del suo gergo televisivo, insieme a tante altre espressioni ormai diventate di ‘uso comune’ anche per sui spettatori. Perché Barbara d’Urso può essere definita come la fondatrice di un movimento televisivo, il “dursismo”, che vanta proseliti ma ha anche un grandissimo numero di detrattori e che possiede un “linguaggio”, mediatico e non, fatto ‘a di lei immagine e somiglianza’. Quando si siede sul divano, è rilassata. D’altronde, la stagione tv è finita e perfino Live-Non è la d’Urso, quello che tra i suoi quattro programmi sembrava promettere risultati non esaltanti, è andato bene: “La sfida – dice – era fare un bel po’ di puntate, portando a casa un 12% di share fisso. E non è una cosa facile, con una trasmissione “di parola” tipica del daytime, con un budget limitato. Sa, se hai l’Isola dei Famosi, il Grande Fratello, La Sai L’Ultima, allora è tutto diverso. Ma con un programma così non era semplice. E invece abbiamo avuto risultati ben più alti. Alla faccia di chi aspettava il “flop della d’Urso”.

Vogliamo dire che è merito del caso Prati? 
“Anche merito del caso Prati. Ma la nostra forza è stare sulla notizia e parlare di ciò di cui parla la gente. I settimanali e i siti ne erano pieni, tante trasmissioni se ne sono occupate, noi abbiamo portato avanti un’inchiesta che ha tenuto incollato il pubblico. Ma voglio precisare che la nostra media era già superiore all’obiettivo di rete prima che esplodesse il caso Prati, e andavamo contro il colosso Montalbano. E che “Live” dura tre ore e mezza e di certo la scaletta non era fatta solo del caso Prati. Abbiamo avuto picchi di share anche del 35% e non erano sul caso Prati ma su altri argomenti.

Mi fa un esempio?
Non dimentichiamo che c’è una signora di Catanzaro che, guardando la mia trasmissione, ha visto Paola Caruso (showgirl, nda) e ha detto “quella è mia figlia che credevo morta, perché me l’hanno tolta appena nata”.

Questo con la Caruso, al quale lei mi pare di capire tiene molto, è stato un momento che in molti non hanno giudicato autentico. Mi racconta com’è andata?
Mi ha scritto una signora che aveva visto Paola a Domenica Live dicendomi che era convinta si trattasse di sua figlia. Una figlia che lei credeva morta perché, appena nata, sua mamma gliele fece togliere con l’inganno. Io ovviamente non ci credevo, pur sapendo che Paola è stata adottata perché lo ha raccontato lei stessa in trasmissione da me. Entrambe hanno accettato di fare un test del dna: sono davvero madre e figlia. Se questa donna non avesse guardato la televisione quel giorno, non avrebbe mai saputo che sua figlia è  viva e la Caruso chi è la sua madre biologica.

Mi tolga però una curiosità sul caso Prati. Eliana Michelazzo, che lei ha invitato in trasmissione molto spesso, secondo lei è davvero fuori da questa storia o ha una responsabilità come le altre due (Pamela Prati e Pamela Perricciolo, nda)?
Io non ho ancora capito la verità. E’ una storia assurda. Ora per fortuna ci penserà la magistratura, anche perché ci sono molte denunce.

E con Pamela Prati in che rapporti è?
Durante questa storia non l’ho mai sentita. L’ho vista solo una volta, a tu per tu, fuori dal mio camerino perché lei aveva messo come condizione  quella di incontrarmi prima di venire ospite nella penultima puntata di Live. L’ospitata sarebbe stata a titolo gratuito. Come credo tutti sanno, il giorno dopo non si è presentata. E guardi, a me non spaventa un pezzo di trasmissione “vuota” perché io riesco a parlare anche del panda d’Egitto, che non esiste. È che io non prendo in giro la gente. Se concordi l’ospitata, Canale 5 fa i promo per annunciarti, io a Pomeriggio 5 faccio lo stesso, tu non vieni, allora io devo raccontare come sono andate le cose.

Anche Federica Sciarelli, nel suo Chi l’ha visto, ha ospitato la Prati per tornare a parlare di un argomento che dice esserle caro: le truffe sentimentali. Per lei è stata usata la parola “genio”. Come mai, invece, quando si parla della D’Urso la parola che si sente più spesso è “trash”?
In realtà ho letto delle critiche per l’ospitata della Prati su Raitre, ma le critiche fanno parte di questo mondo. La parola “trash” viene associata a molti programmi di successo, anche questo fa parte del gioco.

E la famosa “tv del dolore” di Barbara D’Urso?
La mia tv è esattamente come quella che fa il mio competitor. Se c’è un femminicidio, i miei giornalisti cercano di parlare con la mamma della ragazza che non c’è più. I giornalisti del competitor cercano di fare esattamente la stessa cosa. Queste storie servono a mandare messaggi importanti, io da anni ripeto in onda “chi ti picchia non ti ama”, la tv deve servire anche a sensibilizzare la gente sui temi importanti. Sono tante le battaglie che ho portato avanti in tv, da quella contro la violenza sulle donne a quella sulle telecamere negli ospizi e negli asili, da quella per i diritti dei gay a quella contro le truffe sentimentali, per tornare alla domanda precedente. Alcune battaglie sono diventate leggi concrete: la politica ci ascolta.

A proposito di questo, lei ripete molto spesso di essere ‘sotto testata giornalistica’ e viene accusata di spettacolarizzare i casi di cronaca. Lei è convinta di quello che fa?
Assolutamente. Convintissima. Io porto avanti in maniera molto forte quelle battaglie, e non mi sembra che altrove lo facciano. Do spazio anche alle mamme che magari urlano perché hanno condannato a troppo poco l’assassino della figlia. Lotto per i diritti civili. E chi guarda le mie trasmissioni sa che l’ho sempre fatto. Se mi scrive un ragazzo gay che è stato picchiato ed è lui che vuole venire in trasmissione con la faccia piena di lividi, io lo invito ma non per spettacolarizzare: io faccio il modo che il suo messaggio arrivi a quegli esseri che l’hanno picchiato. Faccio tv in questo modo, gli altri la fanno in altre maniere. Ma questa sono io. Però finisce che i ragazzi omosessuali vittime di bullismo scrivono a me.

Infatti lei è amata da una larga parte della comunità LGBT.
Ne sono felice. Perché io ci credo. Credo che la famiglia è dove c’è amore. Ho preso posizione contro il ministro Fontana, contro il Congresso di Verona. Io mi spendo e ci metto la faccia.

Ma i suoi detrattori cosa vedono di così trash in lei e nei suoi programmi?
In inglese “trash” significa “immondizia”. Allora, cos’è trash nei miei programmi? Il fatto che io rida, faccia venire in trasmissione il Ken Umano e la ragazza con la vita più stretta? Allora anche il Guinness World Record è trash. Sono trash perché nei miei talk urlano? In tv si urla dalla mattina alla sera. Lo ripeto, c’è una lunga lista di programmi di successo che vengono etichettati così. Forse il pubblico li sceglie perché ha solo voglia di staccare la spina, ma non per questo deve essere giudicato.

“L’intenzione corrisponde al risultato”, direbbe Tommaso Labranca. Mi fa un identikit del suo pubblico? Chi guarda Barbara D’Urso?
Io ho una presunzione, che è quella di conoscerli tutti.  E mi metto nei loro panni. Per esempio, se sto facendo un’intervista e sento che mi sto annoiando, io so che si stanno annoiando anche loro e quindi cambio subito argomento. Perché vorrei non solo informarli ma anche farli divertire, dandogli modo di scordare per un po’ le beghe quotidiane. Sul concreto, fino a qualche tempo fa ero convinta che il mio pubblico fossero le signore che stanno a casa e guardano la tv mentre stirano ma in realtà ho scoperto che mi guardano un sacco di giovani. Infatti, l’interazione sui social durante i miei programmi, soprattutto su Twitter, è altissima.

Lei è ormai quasi identificata con la rete, vista la quantità di ore che passa in onda. Andrebbe mai in Rai?
Qui mi trovo benissimo ma perché no? Io sono blindata ancora qua ma non è una cosa che escludo.

E invece con l’altra ‘signora della domenica’, Mara Venier, si dice che i rapporti siano rovinati proprio per la rivalità sullo schermo. E’ vero?
Non è così. C’è stata gente che si è divertita a gonfiare questa storia ma non è così.

I politici fanno la fila per venire da lei in trasmissione. Perché secondo lei?
Perché sanno che nelle mie trasmissioni trovano il modo giusto per arrivare, prima di tutto, alla gente, giovani e non giovani. E poi perché io sono accogliente. È nella mia natura, e lo sono con tutti. Li faccio stare a loro agio ma credo anche di metterli in difficoltà, perché c’è modo e modo di chiedere le cose. Non è che io mi spavento di fronte a Salvini nel dirgli che non sono d’accordo sul Congresso di Verona e non ho paura di “fargli stalking” sulla necessità delle telecamere negli asili nido e nei centri per anziani. In questo caso, lui mi aveva promesso che entro la fine di Pomeriggio 5 ci sarebbe stata la legge e così è andata. Evidentemente l’ho saputo chiedere nel modo giusto. Non è merito mio? Forse una piccola parte sì. Idem, per quando riguarda la legge sulle unioni civili: ogni volta che è venuto Matteo Renzi, ho chiesto e chiesto ancora e l’ho fatto promettere davanti al mio pubblico. L’importante, secondo me, è chiedere le cose e farlo nel modo giusto.

Cosa guarda in televisione quando non la fa?
Non la guardo.

Mai?
Non l’accendo, non ho tempo. Mi sveglio alle 6:40 e alle 9 del mattino sono già qua. Quando mi va bene esco alle 8 e magari riesco a farmi un aperitivo con gli amici (il negroni, dice, è l’unico drink che beve, nda), sennò resto qui fino alle 9 e mezza. A quel punto, secondo lei, accendo la tv? Il sabato faccio le prove e la domenica sono in onda.

Scusi, ma lei non ha un briciolo di tempo libero?
A parte la danza che faccio al mattino, non ne ho. Io non ho mai tempo libero.

E come si vive senza tempo libero?
Io benissimo. Amo il mio lavoro e mi diverto come una pazza. E ottengo risultati non solo in termini di share ma anche aiutando la gente. Sa quante volte sono stati fatti appelli nelle mie trasmissioni e poi sono arrivati dei soldi per aiutare chi era in difficoltà?

Qual è il suo punto di forza?
Sapermi prendere in giro. Anche nella vita. In trasmissione mi capita spesso di chiedere ai miei ospiti “come va il cuore?” e a volte metto le mani sul décolleté: a quel punto dico “mi sto toccando le tette”, mi prendo in giro. Gioco.

Questo crea empatia col pubblico, no?
Crea empatia oppure ‘nutre’ quelli che dicono “guarda la D’Urso quanto è cretina”: prendetemi come volete, io sono così.

L’ultima volta in cui è stata felice, e che non abbia a che fare con la tv.
La felicità non esiste. Ci sono momenti in cui riesco a essere felice ma ho promesso ai miei figli di rispettare la loro privacy. Non li nomino mai perché è giusto così. Però i rari momenti di felicità che vivo sono quando riesco a stare con tutti e due contemporaneamente.

Dove e come si vede tra 15 anni?
Come dove mi vedo? In televisione, naturalmente.

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