La prima mondiale di “Romeo & Giulietta” a Verona e le contestazioni dei circoli gay in merito alle sue uscite sui social. La passione per la politica e per i tatuaggi. Il ruolo di direttore artistico, da ucraino a russo, del nuovo centro coreografico statale di Sebastopoli. Sergei Polunin, uno dei più grandi e talentuosi ballerini del nostro tempo per magnetismo e naturalezza tecnica, proprio non ci sta a farsi etichettare. Non è il bad boy della danza internazionale, non è il ribelle che rifiuta le regole della pacifica convivenza né tanto meno l’omofobo che i media hanno dipinto.

“Non mi riconosco nei fiumi di parole che sono stati scritti. Vado avanti per la mia strada. Sono un artista e la mia carriera prosegue nella direzione che desidero. La prossima tappa davvero importante sarà l’interpretazione di Romeo all’Arena di Verona In un allestimento e una coreografia grandiosi. Avrò l’onore di danzare con Alina Cojocaru”.

Il 26 agosto interpreterà Romeo per la prima volta. Come si sente nel personaggio?
Non pensavo che l’avrei mai interpretato. Ho sempre ritenuto troppo romantico questo ruolo per le mie corde. Ma qui si tratta di una nuova produzione internazionale, con un allestimento importante e soprattutto la firma di Johan Kobborg. Primo ballerino sia con il Royal Danish Ballet sia con il Royal Ballet di Londra, è un coreografo che a mio parere rappresenta il futuro del balletto classico.

Un “Romeo & Giulietta” innovativo?
Con un impianto classico e uno stile contemporaneo. Sarà un balletto realistico, con scene davvero drammatiche. La mia interpretazione del personaggio è istintiva. Verranno fuori la passione, il contrasto, la lotta. Non esiste un posto altrettanto adatto a trasmettere al pubblico l’intensità e la forza di questa storia.

La sua partecipazione a Verona ha scatenato polemiche nei circoli gay in merito alle sue passate uscite sui social. Qual è la sua posizione oggi?
In quelle uscite sui social mi riferivo alla danza, all’energia maschie e femminile per una migliore interpretazione sulla scena. La vita è già abbastanza dura, non ha senso complicarla ulteriormente. Volevo dire qualcosa di positivo ma è stato frainteso. I media inventano le loro storie, per superficialità e pigrizia c’è poca voglia di approfondire i fatti. Non è assolutamente vero che sono contro gli omossessuali. Come artista non riuscirei a riconoscere me stesso nell’odio.

Ma si riferiva solo al contesto della scena?
In quel messaggio ha parlato dell’uomo e della donna in generale e della danza come riflesso della società. Intendevo dire che l’energia maschile sta diventando sempre più debole. Oggi gli uomini hanno addirittura paura di farsi avanti nei confronti delle donne. Anche in scena non vedo più quella virilità che per esempio aveva Mikhail Baryshnikov. I ballerini dell’Opera di Parigi non mi hanno capito.

Come considera oggi quanto è successo?
Un incidente di percorso con riflessi poco importanti sulla mia carriera. Continuo a lavorare con splendide persone e vado avanti per la mia strada.

Non si scusa?
Non credevo di creare tutte queste reazioni negative. Non mi sono scusato perché le mie critiche non intendevano ferire nessuno e di certo non erano rivolte agli omosessuali.

Come vede oggi l’uso dei social?
Sono strumenti che possono creare fraintendimenti e vanno gestiti con cura. Non bisogna però perderci troppo tempo. Possono creare equivoci. Si devono usare per portare nuovo pubblico al balletto.

E’ tornato su Instagram in seguito?
E’ stato proprio Istagram a permettermi di trovare l’amore. Dopo mesi di assenza dai social, ho riaperto l’account e tra decine di messaggi ho trovato quello di Elena Ilinykh (campionessa di pattinaggio sul ghiaccio, ndr). E’ stato un caso, una ricompensa, forse il karma. Da quel momento ho saputo che volevo stare con lei e oggi è la mia compagna. Istagram mi ha fatto rinascere.

Dirigerà il nuovo centro coreografico che sarà costruito a Sebastopoli, finanziato dallo stato russo. Cosa rappresenta per lei?
E’ un’incredibile opportunità per costruire un nuovo sistema educativo e creare artisti totali. Ho partecipato da poco alle prime audizioni di ingresso degli allievi in vista dell’apertura a settembre in una sede provvisoria. Il nuovo complesso architettonico di Cape Crystal a Sebastopoli, già approvato e pronto in due o tre anni. sarà un polo importante per l’arte con musei, mostre, cinema, teatro e un centro coreografico internazionale.

Che tipo di formazione avranno i bambini?
Non cresceranno solo come danzatori ma come musicisti, coreografi, attori. Dobbiamo ripensare il modo di presentare la danza. Attirare sempre più giovani e soprattutto ragazzi. Il rapporto fra maschi e femmine è ancora troppo sbilanciato.

Il ruolo del governo russo in questo mega progetto culturale?
Sta supportando il progetto in tutte le sue fasi con grande attenzione. Per quanto riguarda il mio ruolo inviterò coreografi e registi da tutto il mondo a collaborare. Voglio che diventi un centro d’arte internazionale aperto a tutti, russi e ucraini.

Da ucraino diventato cittadino russo, come vive questo nuovo ruolo nella Crimea annessa alla Russia?
Non credo che la Crimea tornerà mai a essere territorio ucraino. La realtà è questa è va accettata. Non è successo perché la Russia lo ha voluto ma per via di una ribellione interna. Noi artisti dobbiamo promuovere la cooperazione, agevolare la convivenza, favorire scambi fra i territori. Costruire rapporti positivi. La scuola è finanziata dal governo russo ma con la mia Fondazione darò borse di studio ai più talentuosi.

Lei lavora molto in Europa. Ha paura delle reazioni della Ue?
Amo l’Europa. Molti paesi europei in cui lavoro hanno buonissime relazioni con la Russia. Il ruolo dell’artista è unire le persone, pacificare. Alcune opposizioni ci saranno ma per quanto riguarda l’Italia ho grande supporto e conto di incrementare le relazioni artistiche. Per il restò starò a vedere che succede.

Che peso ha per lei la politica?
Niente cambia senza la politica. Possiamo urlare quanto vogliamo ma solo la politica può cambiare le regole e migliorare la vita delle persone. Faccio un esempio. Se voglio migliorare la qualità del sistema di alimentazione nelle accademie professionali di danza e inserire un team di nutrizionisti devo poter dialogare con il ministero della salute.

Quando è nata la sua passione per la politica?
Mi sono sempre interessato alla politica. Ho incontrato diverse personalità politiche viaggiando per lavoro in molti paesi. Della politica mi affascinano l’arguzia, la psicologia, la possibilità di modificare in meglio la vita delle persone.

Cosa rappresentano per lei i suoi tatuaggi? Quello di Putin?
Sono delle protezioni. Dei simboli. Come il lupo o le gocce di pioggia, oppure il volto del mio maestro Igor Zelensky. Il tatuaggio di Vladimir Putin è stato un segno di ammirazione in un momento politico preciso. Ho incontrato il premier solo una volta dopo uno spettacolo, molto tempo dopo l’incisione del tatuaggio.

A luglio sarà in diverse piazze con il balletto “Sacré”, che ha già debuttato in Italia. Danzerà nel ruolo del folle e rivoluzionario ballerino Vaslav Nijinsky…
E’ un “solo” drammatico che racconta le ispirazioni e la follia di Nijinsky sulla musica della “Sagra della primavera” di Igor Stravinsky. L’epoca dei Balletti Russi è stata grandiosa. L’impresario Sergej Diaghilev è stato un modello di collaborazione fra diversi ambiti artistici. Peccato che non abbia costruito un sistema capace di sopravvivere alla sua morte.

Su uno dei suoi profili social c’è l’immagine di un soldato che suona il piano: che significa?
E’ un invito a indirizzare positivamente la propria energia. A cercare le proprie passioni e a viverle. E’ un messaggio contro tutte le guerre.

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