di Francesco Carraro e Massimo Quezel

In un video intervento, la ministra per la Salute Giulia Grillo ha dichiarato, testualmente, “irricevibile” una clausola contenuta nel nuovo “Patto della salute” dove si vincola l’incremento al fondo sanitario (2 miliardi in più per il 2020 e 1,5 miliardi per il 2021) al “conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica”. Ci permettiamo di suggerire all’autorevole esponente del governo un aggettivo assai più calzante: “incostituzionale”. Quella clausola è incostituzionale perché viola una serie di articoli della Costituzione tra cui, in particolare, il 32 (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”).

Vogliamo, però, mettere le mani avanti e aiutare la ministra a superare certe prevedibili obiezioni con cui certi soloni proveranno a sabotare il suo lodevole tentativo di salvare ciò che resta della nostra sanità pubblica. Le diranno, cara ministra, che lei deve aggiornarsi giacché la nostra Carta fondamentale è stata ammodernata e resa consona alle esigenze dei tempi iper-efficienti ed ultra-competitivi in cui abbiamo la ventura di vivere. Infatti, nell’anno 2012, essa venne sottoposta a una operazione di “cosmesi” approvata all’unanimità da tutto l’arco parlamentare con legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1. Nell’articolo 81 venne inserita l’austera regola del “pareggio di bilancio” e, nell’articolo 97, si volle calcare la mano inserendo il seguente, perentorio, monito: “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico”.

E allora come la mettiamo? Deve forse capitolare la volontà di salvaguardare il diritto alla salute dei suoi concittadini, onorevole ministra? In effetti, e a ben pensarci, dovrebbe sovvenirle qualche dubbio. Dopotutto, la Costituzione partorita dai Padri della patria nel 1947 ed entrata in vigore il primo gennaio 1948 ha prosperato – senza pareggi di bilancio e senza vincoli esterni – per ben 64 anni; e ci ha anche condotto, gradualmente, alla costruzione di un sistema sanitario certificato, nel 2000, dall’Organizzazione mondiale della sanità come il secondo al mondo e, nel 2017, da Bloomberg come quello in grado di garantire il più elevato livello di salute su scala globale. E allora? Da quale parte dobbiamo far pendere il piatto della bilancia in presenza di due valori, entrambi costituzionalizzati, come il diritto alla salute (cioè alla vita) di ogni cittadino (compresi i poveri e i disagiati) e il dovere di “tenere i conti in ordine”?

La risposta è presto data. Vincono, ovviamente, i principi fondamentali consacrati negli articoli da 1 a 12 e i diritti inviolabili (tra cui, appunto, la salute) cristallizzati negli articoli da 13 a 54 della Costituzione. In altri termini, le norme concepita per prime fanno premio su quelle deturpate di recente, ai tempi dell’austerity. E non lo diciamo noi, cara ministra. Lo dice una sentenza della Corte Costituzionale, di cui lei può farsi scudo: la numero 275 del 2016 (si trattava di una contrapposizione tra la Provincia di Pescara e la Regione Abruzzo a proposito del dovere di quest’ultima di farsi carico del finanziamento del trasporto dei bambini disabili).

Posta di fronte al grave dilemma – come Re Salomone davanti al bambino conteso fra due madri – la Consulta ha sancito la illegittimità costituzionale di una legge della Regione Abruzzo del 1978. La Corte ha stabilito in modo non equivocabile la prevalenza assoluta dei diritti incomprimibili rispetto ai dogmi della contabilità generale. Riportiamo, in particolare, il seguente eloquentissimo passaggio: “La pretesa violazione dell’art. 81 Costituzione è frutto di una visione non corretta del concetto di equilibrio del bilancio, sia con riguardo alla Regione che alla Provincia cofinanziatrice. È la garanzia dei diritti incomprimibili a incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”.

Concludiamo, dunque, da dove siamo partiti, forti delle argomentazioni di cui sopra: la ministra della Salute ha ragione non perché la clausola del nuovo patto per la salute è “irricevibile”, ma perché è “incostituzionale”. Una distinzione semantica che fa tutta la differenza del mondo. Soprattutto in un mondo che ogni giorno di più ci richiama al rispetto delle regole contabili, dimenticandosi con inquietante frequenza di quelle inviolabili.

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