Avevano chiesto di poter arrivare fino a Piazza San Marco, il salotto buono di Venezia, per la protesta contro le Grandi Navi. Una settimana fa la notizia dell’incidente di Msc ‘Opera’ che ha sfasciato una battello fluviale con 110 persone a bordo in Riva San Basilio, ha fatto il giro del globo. Per questo la chiamata a raccolta di attivisti, ambientalisti, turisti, amanti di Venezia, voleva piazza San Marco per chiedere che si fermi immediatamente il traffico dei bestioni del mare davanti a Palazzo Ducale e lungo il Canale della Giudecca. Ma il Prefetto Vittorio Zappalorto e il Comitato per l’ordine e la sicurezza hanno detto di no. Avrebbe costituito un precedente. E così la manifestazione prevista per sabato 8 giugno alle 16, con partenza dalle Zattere, dovrà fermarsi prima di arrivare sotto il Campanile. Il percorso prevede di superare il ponte dell’Accademia, di raggiungere campo Santo Stefano, Campo Sant’Angelo, Campo San Luca, infine San Marco.

Il prefetto dice di apprezzare “la tensione verso i beni della tutela ambientale e della città”, ribadisce il diritto a manifestare ma spiega che “la piazza di San Marco da molti anni non è più aperta a manifestazioni di carattere politico e questo a seguito dei fatti che molti anni fa (1997) hanno oltraggiato quel luogo”. Quindi, nessuna deroga.

“Dovranno fermarci, ma cosa vogliono fare: blindare la Piazza?” è il commento di Tommaso Cacciari, uno dei promotori della manifestazione. Che aggiunge: “In questa città non cambia niente. Prima era la lobby del Mose a dettare legge, adesso Venezia Terminal Passeggeri. Nel giorno della nostra protesta 13 navi, in deroga ai decreti potranno entrare a Venezia, ma per noi non c’è la deroga a manifestare a San Marco”. Il capoluogo lagunare si prepara a vivere una giornata molto tesa. “Se le grandi navi hanno potuto, fino ad ora, accedere al centro della città in deroga a leggi dello Stato in nome del profitto, ci pare giusto che, per un giorno, in deroga a provvedimenti amministrativi che vietano la Piazza alle manifestazioni, sia consentito ai cittadini di esprimere il loro dissenso a San Marco, cuore della città e bene comune dell’Umanità”, dica Cacciari. Poi l’affondo finale: “Il divieto viene dal prefetto che in questi giorni si è schierato per la soluzione più gradita al sindaco”.

Il tema Grandi Navi è da una settimana l’occasione per un conflitto a distanza tra Lega e Cinquestelle, tra Matteo Salvini e Danilo Toninelli, ministro alle Infrastrutture. Perché il Carroccio ha sposato il progetto di far entrare le navi dalla bocca di porto di Malamocco, con un percorso attraverso il canale dei Petroli fino a Porto Marghera per tutte quelle superiori a 95 mila tonnellate di stazza. Le altre continuerebbero a raggiungere Marittima, in centro storico, attraverso il Canale Vittorio Emanuele, che però dovrebbe essere scavato, con una movimentazione di almeno 5 milioni di metri cubi di fanghi. Questa soluzione non piace a Toninelli che vuole portare le navi fuori o ai margini della Laguna. Con Salvini, si sono schierati il sindaco Luigi Brugnaro e il governatore Luca Zaia. E il ministro leghista alle politiche agricole Gian Marco Centinaio si è aggiunto, dichiarando: “Le grandi navi si devono togliere da San Marco, ma non da Venezia. Su questi temi non c’è il ministro competente, ma i ministri competenti”.

A favore della linea Porto Marghera-Marittima si è schierato un po’ a sorpresa anche il prefetto Zappalorto, rappresentante del governo a Venezia, e quindi funzionalmente dipendente dal ministero dell’Interno. Già domenica 2 giugno, a conclusione del Comitato per l’ordine e la sicurezza, aveva emesso un comunicato congiunto con il sindaco con cui affermava la necessità di “mantenere la centralità dell’esistente Stazione Marittima, prevedendo anche, nel breve e medio periodo, l’adeguamento del canale Vittorio Emanuele III”. Il prefetto non si è limitato a quel comunicato, che almeno rifletteva la linea espressa dal Comitato. Poi ha cominciato a rilasciare interviste. “La situazione deve essere sbloccata. In questa prima fase le navi verranno così fatte transitare dal canale di Malamocco”. E ad inchiesta appena aperta, aveva sentenziato: “In questo incidente non ci sono responsabilità dell’uomo, tutto è stato provocato dal cattivo funzionamento delle macchine”. Poi aveva contestato Toninelli: “Il ministro dice che manca un progetto-Marghera? Bene, gli faccio notare che non esiste nemmeno un progetto su Chioggia o al Lido. Che facciamo, scaviamo a Chioggia e non scaviamo il canale Vittorio Emanuele III dicendo che una non è laguna e una sì?”. Aveva perfino provocato: “Ci deve essere un governo che decide, non un ministro, ma sentendo le rappresentanze locali”.

Dal responsabile delle Infrastrutture è arrivata due giorni fa una replica severa. “Mi stupiscono le parole del prefetto che non dovrebbe entrare in un dibattito politico”. Zappalorto è stato commissario straordinario del Comune di Venezia, dopo le dimissioni del sindaco Giorgio Orsoni, per lo scandalo Mose. Successivamente è stato prefetto di Gorizia, dove è indagato per presunte irregolarità nella gestione del centro Cia-Cara di Gradisca di Isonzo.

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