E’ passato ovviamente un po’ sotto silenzio, nel pieno di bufere politiche di ben altra portata, il nuovo decreto sulla micro-mobilità del ministro Toninelli, che di fatto autorizza in via provvisoria la circolazione dei monopattini elettrici (e dei vari con ruote solo anteriori, come segway, monowheel e hoverboard), imponendo la velocità sui marciapiedi di massimo 6 km l’ora, il giubbotto catarifrangente con il buio e la limitazione a zone segnalate e regolamentate dai singoli comuni.

Del resto, in alcune nostre città, grandi gruppi della new e della sharing-economy, hanno cominciato a contendersi i marciapiedi per offrire il noleggio di questi nuovi mezzi: uno dei leader di mercato, Heibniz, che è quotato addirittura in cripto-moneta, ha persino firmato un accordo con Telepass pay per i pagamenti. Mentre nella produzione dominano i cinesi, nello sharing di monopattini elettrici si notano, oltre a Leibniz, due altri marchi americani, Lime e Bird, e alcuni gruppi europei, a partire dall’olandese Dott: di base, trattasi di multinazionali della nuovissima generazione che potremmo definire post-fiscale, insomma, per dirla in parole povere, i cui utili e il cui controllo finiscono imboscati chissà dove. E di questo bisognerebbe pure tenere conto.

Oltretutto gli interessi di questi colossi della digital economy sono tutti intrecciati. Prendo come esempio recente Vienna, che offre notoriamente una rete di metropolitane, tram e autobus capillare ed efficiente come poche altre al mondo: nella capitale austriaca oggi, dovunque tu voglia andare, appena chiedi al servizio maps del tuo cellulare ti arriva la risposta multipla, e se scegli l’opzione con l’icona del pullman in automatico ti vengono offerti come logisticamente ed economicamente competitivi i servizi di Uber e del suo gemello Lime con il monopattino.

Questo pur prudente intervento provvisorio di Toninelli è stato singolarmente contemporaneo alla lettera della Commissione europea sulla procedura d’infrazione per il disavanzo dei conti pubblici, nonché alla contesa sull’intervento per salvare i bilanci dei Comuni, per non dire poi di fatti specifici locali, come l’aumento a 2 euro del biglietto dei mezzi a Milano e il varo di un nuovo contenitore finanziario per il trasporto pubblico lombardo, Milano Next, che sembra prefigurare un futuro inquietante per l’attuale Atm (lo ha denunciato Gianni Barbacetto sul Fatto del 6 giugno). Non si può pensare che la micro-mobilità, di cui si vantano gli sviluppi sotto il profilo ecologico, sia ormai soltanto un problema di regole e di educazione civica, come anche solo la diffusione dei servizi di sharing di biciclette nelle nostre città ha già messo sgradevolmente in luce.

Anche se è difficile fare il passaggio oltre l’indignazione, quando vi suona per sfrecciare sul marciapiede l’utente del colosso cinese che noleggia in 200 città del mondo milioni di “mobike”, o se domani dovrete urlare dietro alle rotelle che mancano a qualche affrettato “monopattinista leibniziano” di nome e di fatto, che pensa di essere lui stesso una monade al di sopra delle regole della convivenza urbana.

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