È una difesa a tutto campo quella di Luca Palamara, pm di Roma, ex presidente dell’Anm e già consigliere del Csm, interrogato a Perugia nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per corruzione e rivelazione di segreto. “Ho fornito ogni elemento per dimostrare di non aver mai ricevuto somme di denaro, di non aver mai avuto rapporti con gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore e soprattutto di non aver mai perorato il nominativo di Giancarlo Longo per la Procura di Gela”. Il magistrato – che ieri è stato perquisito e poi sentito dagli uomini della Guardia di Finanza – ha ribadito di essere “totalmente estraneo all’accusa infamante di aver ricevuto denaro” o qualsiasi altro bene. 

Palamara, difeso dai legali Michele Di Lembo, Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti ha depositato una documentazione riguardante i viaggi e altri pagamenti effettuati che secondo gli inquirenti avrebbero rappresentato il pagamento delle presunte corruzioni. Secondo le accuse, il magistrato avrebbe ricevuto denaro, vacanze e altri beni per facilitare l’imprenditore Fabrizio Centofanti e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, indagati per corruzione e già al centro dell’inchiesta sulle presunte sentenze pilotate in Consiglio di Stato. I tre avrebbero “corrisposto varie e reiterate utilità a Palamara” quando era consigliere del Csm. In particolare, nel 2016, Palamara avrebbe ricevuto 40mila euro per facilitare la nomina, mai andato in porto, a procuratore capo di Gela di Giancarlo Longo. Tra i ‘doni’ finiti al centro della presunta corruzione anche un anello “del valore di 2 mila euro” in favore di un’amica del pm. “Metto a disposizione di tutti, e l’ho fatto oggi con gli inquirenti di Perugia, il mio conto corrente” ha annunciato il magistrato rispondendo ai giornalisti al termine dell’interrogatorio. 

Ai giornalisti Palamara ha detto: “Non mi riconosco in su questa valanga di fango caduta sulla mia persona e sulla magistratura intera. Non avrei mai inteso danneggiare alcuno tanto meno i colleghi del mio Ufficio verso i quali ho sempre manifestato stima, disponibilità e attenzione”.  “Sono state riportate a seguito di un’attività di intercettazione – ha detto ancora Palamara – frasi nelle quali evidentemente non mi riconosco e con cui volevo solo esprimere la mia delusione umana e professionale per quanto stava accadendo anche all’interno del mio Ufficio. Ora però deve venire prima di tutto l’interesse della magistratura. Nessuno, e tanto meno io, voglio permettermi di interferire su quelle che sono le scelte decisionali e autonome del Consiglio superiore della magistratura. È il momento di fare una seria pausa di riflessione e sono sicuro che riuscirò a chiarire totalmente tutti i fatti e le vicende. Come ho già fatto questa mattina e come si evinceva per altro anche dal decreto di perquisizione. Sottolineando che mai e poi mai ho interferito e avrei potuto farlo – ha ribadito Palamara – sulla nomina del procuratore di Gela: per la semplice ragione che il Csm è un organo collegiale e in quegli anni nemmeno facevo parte della quinta Commissione, competente a decidere. Non ho mai barattato la mia dignità e professione con alcuno. E mai lo farò. L’ho documentato – ha aggiunto – e continuerò a farlo. Certo della mia totale estraneità ai fatti. Lo devo ai miei figli, alla famiglia, ai magistrati italiani e a tutte quelle persone che hanno riposto fiducia in me”.

Ieri sentito dagli uomini delle Fiamme Gialle Palamara aveva dichiarato: “In merito alla rivelazione del segreto di ufficio, come ho detto ai magistrati di Perugia, era un segreto di Pulcinella visto che da più di un anno moltissimi colleghi non titolari del’indagine erano a conoscenza di questi fatti e li utilizzavano in qualche modo per silenziarmi sui fatti inerenti le nomine del procuratore di Roma e per impormi di revocare la mia domanda. Domani continuerò a Perugia l’interrogatorio davanti ai pm che stanno scrupolosamente seguendo l’indagine”. Intanto l’Associazione nazionale magistrati chiederà alla Procura di Perugia “gli atti ostensibili per poter avere una diretta conoscenza dei fatti e consentire una preliminare istruzione dei probiviri sulle condotte di tutti i colleghi, iscritti alla Anm, che risultassero in essi coinvolti”. Nel ribadire di seguire “con la massima attenzione l’evoluzione delle indagini della Procura di Perugia”, l’Anm sottolinea che l’azione dei magistrati italiani “deve ispirarsi quotidianamente a principi di correttezza, trasparenza, impermeabilità ambientale, assoluta distanza e terzietà dagli interessi economici e personali. Ogni comportamento che si discosta da tali principi compromette e lede l’immagine dell’intera magistratura. Immagine che l’Anm intende tutelare. È un atto che riteniamo necessario per salvaguardare il lavoro, l’etica e l’impegno che ogni magistrato testimonia ogni giorno col suo lavoro”. 

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