La II sezione penale del Tribunale di Genova ha condannato a 3 anni e 5 mesi per peculato Edoardo Rixi, viceministro leghista, imputato nel processo per le “spese pazze” in Regione Liguria. Il procuratore aggiunto di Genova, Francesco Pinto, aveva chiesto per il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, finito nei guai per il suo vecchio ruolo di capogruppo regionale della Lega, 3 anni e 4 mesi. Per l’accusa sarebbero ingiustificati i 97mila euro usati – tra il 2010 e il 2012 – dal gruppo e rimborsati in quanto spese istituzionali. Per Rixi è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il collegio, presieduto da Giuseppe Dagnino ha disposto la confisca nei confronti del viceministro per la somma di 56.807 euro. L’esponente del Carroccio si è dimesso e il segretario Matteo Salvini le ha accettate. 

Nel capo di imputazione ci sono sono infatti viaggi in montagna, gite fuoriporta nei weekend e una mangiata di ostriche al Cafè de Turin di Nizza. Persino 600 euro spesi in un’armeria  e rimborsati – come tutto il resto – con fondi pubblici. “È evidente che come capogruppo rispondo di tutte le spese del gruppo indipendentemente da chi le ha effettuate. Se ci sono stati errori li abbiamo fatti in buona fede e in un contesto di scarsa chiarezza normativa. Abbiamo spiegato tutto nelle memorie che abbiamo consegnato al pm quando siamo stati interrogati”, si era giustificato il leghista con il Secolo XIX quand’era scoppiata l’inchiesta. E i 600 euro spesi in un’armeria a cosa era serviti? “Fumogeni comprati per una manifestazione a sostegno dei tassisti”, spiegava il futuro sottosegretario. Erano state  richieste condanne anche per altre 21 persone, tra ex e attuali consiglieri regionali. Secondo gli inquirenti, i consiglieri regionali si sarebbero fatti rimborsare con soldi pubblici, spacciandole per spese istituzionali,  anche gite al luna park, birre, gratta e vinci, fiori e biscottini. In alcuni casi, sempre secondo l’accusa, venivano consegnate ricevute che erano state dimenticate da ignari avventori. In altri venivano modificati gli importi a mano. Le pezze giustificative, molto spesso, si riferivano a periodi festivi: Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 25 aprile e primo Maggio. Giorni “sospetti” per svolgere attività istituzionale. 

“Si faceva il gioco delle tre carte – aveva detto il pm Pinto nella sua requisitoria – per esempio facendo rimborsare i viaggi dei collaboratori spacciandoli per propri. In questo modo si risparmiava non assumendo i collaboratori, ma si arrivava a usare fondi pubblici per retribuzioni”.  Tra gli imputati per i quali la procura di Genova aveva chiesto la condanna Francesco Bruzzone, già presidente del Consiglio regionale e attuale parlamentare, condannato a 2 anni e 10 mesi. Nell’elenco tra gli altri anche Marco Melgrati, attuale sindaco di Alassio per il quale erano stati chiesti due anni e sei mesi. Due anni e tre mesi per Gino Garibaldi, ora sindaco di Zoagli. Melgrati è stato condannato a due anni, undici mesi e 15 giorni ed è  sarà sospeso dalla carica di sindaco in base alla legge Severino. Matteo Rosso, consigliere regionale di centrodestra, è stato condannato a tre anni, due mesi e 15 giorni. 

Con questo verdetto si è verificato uno dei punti previsti dal Codice etico dei membri del Governo, contenuto dal contratto siglato tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio alla vigilia della nascita dell’esecutivo. A pagina 8 del contratto c’è scritto che “non possono entrare a far parte del governo soggetti che abbiano riportato condanne penali, anche non definitive, per i reati dolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n.235 (legge “Severino”), nonché per i reati di riciclaggio, auto-riciclaggio e falso in bilancio”. Tra i reati previsti dalla legge Severino c’è anche quello disciplinato dall’articolo 314 del codice penale: il peculato. Lo stesso di cui deve rispondere Rixi. La difesa di Rixi aveva chiesto l’assoluzione o, in alternativa, la condanna per indebita percezione di erogazioni pubbliche, reato prescritto. Con Rixi sono imputate altre 21 persone tra ex consiglieri regionali e ancora in carica. “Ricorreremo in appello” dopo “aver letto le motivazioni a sentenza, perché siamo convinti che sia innocente” dice Maurizio Barabino, difensore di Rixi. 

Ha collaborato Pietro Barabino

 

 

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