Dobbiamo davvero unirci al circo di commenti sulle elezioni europee? Dobbiamo sul serio sollevare anche noi polvere unendoci alla ridda di letture su percentuali, voti, votanti, avanzate e tonfi? Preferirei cercare di uscire da questo cunicolo, da questo gioco delle parti che finché viene fatto in televisione per fare ciccia, per fare spettacolo, mi può anche andare bene, prendo un secchio di popcorn e mi godo il cicaleccio di quelli che si accapigliano sulla dichiarazione del funzionario di seconda o terza fila che viene intervistato mentre il giornalista è pronto a mollarlo su due piedi all’apparire di Godot-Di Maio che non arriverà mai.

In una prospettiva un pelino meno asfittica, è tutto un grande circo: oggi Salvini, ieri Renzi. Si sgonfierà anche il pallone gonfiato Salvini come si è sgonfiato il pallone gonfiato Renzi. Mi pare francamente inutile spaccare il capello in 18 per analizzare il nulla delle elezioni europee. Mentre invece noto che sui social, per strada, le persone si dedicano a replicare la tv con loro personalissime maratone Mentana. E questo girare a vuoto produce spiegazioni sempre più speciose, sempre più cervellotiche, in una gara surreale alla lettura più originale di ciò che accade all’Italia e nel resto del continente.

Ma davvero dovremmo appassionarci al Salvini che bacia il rosario, a Zingaretti che ridacchia pacioccone e ignaro nel suo studio disadorno di libri, all’etimasia di Di Maio? Onestamente, possiamo farne a meno? Non voglio risultare snob, ma a me di questa roba non me ne importa nulla.

Del voto do una spiegazione: chi è in arcioni, chi è tutti i giorni in tv, chi ha spazio mediatico, vince. Non c’è nessuna alchimia, nessuna spiegazione mistica, nessun ‘segreto’. E’ davvero assai banale. Il paese non cambia, il paese vota per chi ‘vede’. Come ho scritto più volte, Salvini è da anni che ha messo le tende in televisione. Secondo gli ultimi dati AgCom, Salvini fa il pieno in tv, parla il 13% e – per dire – Zingaretti e Di Maio il 6. Alla ricerca di quale altra spiegazione siete? Quante dirette tv dobbiamo farci sopra?

Possiamo rintracciare invece una costante non di breve periodo? E possiamo dire che è trasversale? Sì: l’umilliazione dei ceti medio-bassi, la distruzione del lavoro e della sicurezza, lo smantellamento dello Stato sociale, la fortezza-Europa. Quale di questi temi domani cambierà? Su cosa possiamo aspettarci uno scostamento e non invece una continuità?

O davvero dobbiamo continuare a parlare di queste mosche che oggi ronzano arroganti?

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