Ad impressionare è quel 49,89 per cento che la Lega di Matteo Salvini ottiene nel totalizzatore elettorale in Veneto. Uno su due vota il partito del ministro dell’Interno. Ci si attendeva una conferma del successo di marzo 2018, ma alle elezioni Europee di domenica le dimensioni si sono dilatate, sono quasi sfacciate. I dati utili per capire la galoppata leghista, degna dei tempi in cui in queste terre la Democrazia Cristiana aveva la maggioranza assoluta (eredità raccolta poi da Forza Italia), sono quelli delle ultime politiche. Allora il partito era al 31.78% in Veneto, 25,49% in Friuli Venezia Giulia, 19,19% in Trentino Alto Adige e 19.34% in Emilia Romagna. Sono queste le regioni della circoscrizione nordorientale. Adesso la Lega contabilizza complessivamente un 41%, eccellente se si considera la presenza dell’Emilia Romagna, non propriamente a vocazione leghista. In Veneto come detto è alla soglia del 50 per cento, in Friuli al 42,6%, in Trentino Alto Adige al 27,7% e in Emilia Romagna al 33,77%. Da ricordare che la Lega ha il governatore in due regioni, Veneto e Friuli, oltre alla presidente della Provincia autonoma di Trento.

In Veneto
È evidente non solo l’effetto traino del presidente della giunta regionale Luca Zaia, ma anche il fatto che la Lega abbia messo in campo Gianantonio Da Re, segretario regionale della Liga Veneta. Ecco, quindi , spiegato il milione e 233mila voti, che ridicolizzano i 467mila del Pd (18,93%, in leggero miglioramento rispetto al 17% di un anno fa) e i 149mila di Forza Italia (6,05%) che riesce persino a dimezzare il 10.8% del 2018. La notizia è che Fratelli d’Italia fa il sorpasso su Berlusconi, con 167mila voti e un 6,7%, circa 17mila voti in più dell’alleato di centrodestra. È la riprova tangibile del processo di dissoluzione degli azzurri, cominciato all’epoca dell’arresto e del tramonto politico del governatore Giancarlo Galan.

Le geografia verde vede due province assestate sopra la soglia della maggioranza assoluta: quella di Treviso (da sempre una roccaforte leghista, qui vivono sia Zaia che Da Re) con il 53,7% e quella di Vicenza con il 52,6. Appena sotto Verona con il 49,6%, Rovigo con il 48,5% e Padova con il 48,25%. A seguire Belluno con il 47,2% e Venezia con il 45,8%. Nelle città capoluogo la Lega è ovunque meno forte che nelle campagne. A Treviso, per esempio, è al 39,2%, a Vicenza al 38,5%, a Padova al 33,2% (il Pd che ha espresso il sindaco è al 31,8%), a Venezia e Verona al 37%, a Belluno al 36,7%, a Rovigo al 38,8%.

Il Carroccio diventa invece un fenomeno inarrestabile nelle campagne. Prendiamo una provincia come quella di Treviso. Su 95 Comuni, la Lega supera il 60 per cento dei voti in 31 municipi, un terzo. Eccoli: Altivole, Borso del Grappa, Caerano, Castelcucco, Chiarano, Cimadolmo (70,6 per cento, record assoluto), Codognè, Fontanelle, Fonte, Giavera, Godega, Gorgo, Loria, Mansuè, Maser, Monfumo, Moriago, Nervesa, Ormelle, Refrontole, Resana, Riese Pio X, San Fior, San Polo di Piave, San Zenone degli Ezzelini, Segusino, Sernaglia, Vazzola, Vedelago, Vidor e Zenson di Piave.

In Friuli Venezia Giulia
Il traino del governatore Massimiliano Fedriga ha fatto crescere la Lega fino al 42,57% (244mila voti), il 17% in più rispetto a un anno fa. Il Pd, con 127mila voti e il 22,2%, viene praticamente doppiato. Anche qui Fratelli d’Italia (7,61%) supera Forza Italia (6,7%), relegando il partito di Berlusconi al quinto posto. La provincia di Trieste è il punto debole della Lega, che si deve accontentare del 33%, ma in quella di Pordenone è al 45,8%, a Udine è al 45,7% a Gorizia al 36,9%.

L’Emilia Romagna
È la regione che dimostra che Salvini non ha più confini. Non erano necessarie le Europee per capirlo, visto che nel 2018 il partito era già al 19%, ma allora il Movimento 5 stelle era al primo posto (26,95%), seguito a una incollatura del Pd (voti del Senato) con il 26,33 per cento. Adesso è cambiato tutto. La Lega con il 33,77% (e 759mila voti) fa il sorpasso, staccando di 50mila voti il Pd (31,25%) e triplicando i consensi del M5s. Solo nelle province di Bologna (36,7%), Ravenna (34%) e Reggio Emilia (34,7%) il Pd riesce a restare il primo partito. Forza Italia si consola con il quarto posto in tutte le province, ma ha una media regionale del 5,87% molto modesta, se si pensa che un anno fa era andata a una percentuale seppur di poco a due cifre (10,1%). È quindi quasi dimezzata.

In Trentino Alto Adige
L’avanzata leghista trova ulteriori conferme, non inattese visto il successo autunnale di Maurizio Fugatti, diventato presidente della giunta provinciale a Trento e l’entrata in giunta a Bolzano con la Südtiroler Volkspartei. In regione la Lega con il 27,78% supera Svp (26,18%) e lascia il Pd al 16% (in crescita rispetto al 12,6% di un anno fa). Forza Italia frana dal 7% al 3,55%, consolandosi (si fa per dire) con i 900voti in più rispetto a Fratelli d’Italia. Il Pd è primo nella città di Trento, storicamente una sua roccaforte, dove con il 34,78% lascia la Lega indietro di 6 punti percentuali.

La flessione del Movimento 5 Stelle
Un ragionamento a parte merita il M5s, in fortissima flessione. Subisce un autentico tracollo in Veneto: solo 220mila voti pari all’8,91%, quando un anno fa con il 24,53% era secondo dietro la Lega. Ha perso due terzi degli elettori. In Friuli incamera 55mila voti, con un 9,61% che significa un arretramento pauroso rispetto al 24 per cento di poco più d un anno fa. In Emilia Romagna lo smottamento è ancora più evidente perché il M5s era il primo partito (26,95%) e adesso è addirittura il terzo con un 12,89% che significa una perdita secca del 14 per cento. È letteralmente dimezzato. In Trentino Alto Adige nel 2018 era al secondo posto con il 19,29%, superato solo da Svp, adesso è al quinto, con il 6,29%, sorpassato perfino da +Europa ed Europa Verde.

Eletti & trombati
Si cominciano a fare i conti su chi sarà eletto. Graduatoria non definitiva, visto che i capilista potrebbero rinunciare, lasciando il posto a chi segue. Il calcolo delle preferenze è quasi definitivo, ma l’ordine in ogni lista è ormai acquisito. Lega per Salvini premier dovrebbe fare 6 seggi. I primi sette sono Matteo Salvini (548mila voti), la vicentina ed eurodeputata uscente Mara Bizzotto (94mila), il trevigiano Gianantonio Da Re, segretario della Liga Veneta (43mila), Paolo Borchia (37mila) veronese e consigliere politico del ministro Lorenzo Fontana, Alessandra Basso (25mila) tesoriere del Carroccio a Bologna, Elena Lizzi (25mila), friulana e assessore a Buja, l’ex vcesindaco di Spilombergo Marco Dreosto (23mila) dovrebbe essere ripescato per la rinuncia di Salvini.

Al Pd quattro seggi. Questa la graduatoria: l’ex ministro Carlo Calenda ha ottenuto 273mila preferenze, seguito da Elisabetta Gualmini (77mila), politologa e vicepresidente della regione Emilia Romagna, l’ex ministro Paolo De Castro (52mila) e la consigliere regionale veneta Alessandra Moretti (51mila) che cinque anni fa fu eletta in Europa con 230mila preferenze (la quarta più votata in Italia). Al quinto posto c’è l’ex sindaco di Vicenza Achille Variati con 50mila preferenze, al sesto Laura Puppato con 48mila.

Per i Cinquestelle i posti dovrebbero essere due. In testa c’è Marco Zullo con quasi 16mila preferenze, seguito da Sabrina Pignedoli (13mila) e Viviana Dal Cin (11mila). Svp ottiene un seggio con l’uscente Herbert Dorfmann che supera le 100mila preferenze. Un seggio a Fratelli d’Italia, dove Giorgia Meloni è prima (74mila preferenze), seguita dall’uscente Sergio Berlato (19mila) che potrebbe beneficiare di un’eventuale rinuncia. Fuori gioco i due uscenti Elisabetta Gardini e Remo Sernagiotto, transfughi da Forza Italia. Quest’ultima resta senza seggi, anche se Berlusconi ha preso 94mila preferenze, mentre Irene Pivetti è mestamente seconda con 9mila voti.