Orsi che diventano uomini e uomini che diventano orsi. E il pericolo è uguale e opposto, laddove si perdono equilibri a favore di estremismi. Esordio alla regia del grande fumettista e illustratore bresciano Lorenzo Mattotti, La famosa invasione degli orsi in Sicilia trova origine nel romanzo breve che Dino Buzzati scrisse nel 1958 e rappresenta l’unica opera italiana nella sezione Un Certain Regard a Cannes 2019.

Coproduzione italo/francese di Indigo Film con Rai cinema per una futura distribuzione nelle sale grazie a Bim, il film è un virtuoso esempio di cinema d’animazione adatto tanto a un pubblico di bambini quanto di adulti per la stratificazione narrativa che offre, a partire da un testo già di per sé assai interessante. Buzzati, infatti, ne fece una prima pubblicazione a puntate con illustrazioni di suo pugno sul Corriere dei Piccoli nel 1945 indicando che il destinatario principale dell’opera erano proprio i lettori più giovani ma questo naturalmente non escludeva l’apertura a interpretazioni più adulte. In tal senso l’adattamento cinematografico viaggia sul doppio binario espressivo: se la semplicità della narrazione e il forte cromatismo dell’animazione rendono accessibile il film allo sguardo dei piccoli, i riferimenti intertestuali con alcuni “segni” metaforici si rivolgono alle generazioni precedenti.

Il romanzo anche nella sua lettura cinematografica è presentato nella cornice del racconto fiabesco, con una compagnia teatrale ridotta al minimo (Gedeone e la piccola Almerina) che si ripara da una tempesta in una grotta nel cuore delle Sicilia e, per ammazzare il tempo, mette in scena lo spettacolo di una favola davanti a un solo spettatore: il Vecchio Orso. La narrazione racconta di un popolo di orsi guidato da re Leonzio che smarrisce nel fiume il figlio Tonio mentre lo iniziava alla pesca del salmone. Fra battaglie, incantesimi e conquiste, il giovane orso viene ritrovato e suo padre Leonzio diventa sovrano in un villaggio di umani. Qui orsi e umani si mescolano fra vizi e virtù finché qualcosa di inquietante mette in pericolo la convivenza apparentemente pacifica.

Con una morale definita sulla necessità del rispetto delle diversità evitando reciproche prevaricazioni (“gli orsi tornino in montagna a fare gli orsi e gli umani restino in città a fare gli umani, rispettandosi vicendevolmente”), La famosa invasione degli orsi in Sicilia è un prodigio visivo denso di idee immaginifiche e cinematografiche. Fantasmagorie che rimandano al cinema preistorico, soluzioni scenografiche vertiginose, inquadrature mai banali si accompagnano a una sonorizzazione interessante e fortemente territoriale. La Sicilia, infatti, è più “sentita” che non osservata: le voci degli attori (nella versione italiana molte star, fra cui Toni Servillo, Antonio Albanese, Corrado Guzzanti e, dulcis in fundo, Andrea Camilleri che regala la “sicilianità” profonda e ancestrale al testo) vibrano di accenti coloriti e caratteristici alternandosi alle note della colonna musicale originale creata dal talento di René Aubry. Complessivamente si esce dal primo film del “vet” Mattotti con il sapore dell’originalità, una qualità mai scontata.