Per avere un’idea di quello che è il livello di moralità e di umanità dei governanti statunitensi (Repubblicani o Democratici old style), basti pensare a quanto affermò una volta la signora Madeleine Albright, all’epoca Segretario di Stato. La corrispondente della Cbs, Lesley Stahl, le pose la seguente domanda a proposito delle sanzioni decretate dal governo di Washington contro l’Iraq: “Abbiamo saputo che sono morti mezzo milione di bambini, più di quanti ne uccise la bomba di Hiroshima. Valeva la pena far pagare un simile prezzo?”. Al che l’ineffabile signora Albright rispose in questi termini testuali: “Credo che sia stata una scelta molto difficile, ma quanto al prezzo, pensiamo che ne valesse la pena”. Più tardi la signora Albright si scusò per quella risposta disumana, come fece anche in altre occasioni, ma i fatti restano e più che per le sue parole dissennate i bambini iracheni morirono – in 500mila, bimbo più bimbo meno – per le scelte politiche del governo di cui faceva parte.

Parliamo di 500mila bambine e bambini uccisi dalle sanzioni. Un tremendo, quasi inimmaginabile tributo in termini di vite umane, che la signora Albright ritenne fosse un prezzo congruo al fine di raggiungere l’obiettivo che più le stava a cuore e cioè rinsaldare il potere degli Stati Uniti in Medio Oriente, con il controllo di una regione strategica e delle fonti petrolifere ivi situate.

Non c’è motivo di ritenere che gli standard etici degli appartenenti al governo di Washington siano granché migliorati dall’epoca di questa intervista, che risale al 12 maggio 1996, esattamente 23 anni fa. Anzi, se possibile sono peggiorati, pur in corrispondenza dell’innegabile declino della Superpotenza, che, se all’epoca poteva illudersi di attraversare una fase di dominio incontrastato in un mondo divenuto unipolare dopo la fine dell’Urss, si trova oggi a fronteggiare un mondo sempre più multipolare con l’ascesa della Cina di Xi Jinping e il ritorno in auge della Russia di Putin.

La logica è sempre quella. Assediare ed affamare, quale che ne sia il prezzo, i popoli che osano ribellarsi o anche solo dissentire, al fine di convincerli che per il loro bene è meglio cambiare mentalità e smetterla di votare governanti poco presentabili in società (occidentale) come Nicolas Maduro. E’ per effetto di questa strategia scellerata e disumana che stiamo assistendo a un costante inasprimento delle sanzioni contro il governo di Caracas. Con azioni degne di Sir Francis Drake, il grande filibustiere che fece grande Elisabetta I, vengono sequestrati ovunque i conti bancari a disposizione di questo governo e si impedisce il pagamento degli alimenti e delle medicine e di qualsiasi altro bene e servizio. Una dimostrazione di ciò l’abbiamo avuta di recente a Roma, dove – ricostruisce L’Antidiplomatico – è stato bloccato il pagamento degli alberghi destinati ad alloggiare 25 pazienti, in gran parte in tenera età, venezuelani, che si trovano a Roma per il trapianto del midollo osseo.

Da questo caso, uno fra i moltissimi che sarebbe purtroppo possibile citare, si può evincere la tremenda pervasività del blocco statunitense che mediante i meccanismi della solidarietà tra le banche coinvolge quelle di molti Paesi comprese, almeno in parte, quelle del nostro. Il potere finanziario si conferma come il più brutale, il meno democratico e il più incontrollato dei nostri tempi. E ovviamente si rivolge contro i popoli che, come quello del Venezuela, più ne mettono in discussione le scelte e l’agenda.

A questo assedio, che Pino Arlacchi definisce giustamente di stampo medievale, si aggiungono le ripetute e ricorrenti minacce di intervento militare. Washington (non tanto Trump che non ne sa nulla, quanto i suoi collaboratori in materia, vecchi volponi come Abrahms, Bolton e Pompeo) sa perfettamente che un intervento militare in Venezuela scatenerebbe un nuovo enorme Vietnam a due passi da casa. Ed è certamente per questo, e non altri motivi, che finora l’intervento militare non c’è stato, ma per il futuro è sempre possibile.

Occorre quindi respingere con fermezza e le minacce di guerra e le sanzioni genocide, per le quali i governanti di Washington e degli altri Paesi coinvolti dovrebbero essere quanto prima sottoposti al giudizio della Corte penale internazionale. Eppure non si fermano. Sembrano pronti a tutti pur di dare un ruolo al tragicomico pagliaccio mitomane Juan Guaidò, convinto di essere il presidente del Venezuela, come i protagonisti delle barzellette della nostra infanzia che erano convinti di essere Napoleone. Un personaggio imbarazzante che solo la Rai, senza vergogna alcuna, insiste a voler intervistare. Questo è il livello di una superpotenza imperiale in palese declino, che però continua a irradiare guerra e fame contro chiunque non voglia prestarsi ai suoi disegni.