Matteo Salvini contro la magistratura. Il giorno dopo lo sbarco di tutti i 65 migranti a bordo della Sea Watch 3, il ministro dell’Interno torna a polemizzare sulla scelta della magistratura di far scendere i naufraghi, provvedimento che scatta in automatico in seguito al sequestro dell’imbarcazione. “Se la magistratura impone la sua legge, ne prendiamo atto sperando che sia l’ultima volta che accade”, ha detto a margine della conferenza stampa della “IV Edizione della Campagna Nazionale contro le truffe agli anziani”. Ma nella polemica interviene anche l’Associazione Nazionale Magistrati con il suo presidente Pasquale Grasso che, senza citare il caso specifico della Sea Watch 3, ricorda che i magistrati “agiscono in nome del popolo italiano, non secondo investitura elettorale”. Il pm di Agrigento, Cecilia Baravelli, ha intanto convalidato il sequestro della nave eseguito dal Roan della guardia di finanza di Palermo.

La polemica era iniziata già nella serata di domenica, quando il vicepremier leghista aveva polemizzato con la Procura di Agrigento: “Se nelle prossime ore ci saranno arresti per coloro che hanno infranto le leggi, ci sarà il sequestro definitivo di questa barca di vice scafisti e se ci sarà il loro arresto, è un conto. Se la nave sarà messa fuori uso, anche affondandola, bene. Altrimenti ho il dubbio che qualcuno abbia voluto compiere un atto politico. Se qualche procuratore vuole sostituirsi al governo o al Parlamento si candidi. Se è stato un escamotage per far sbarcare i migranti, mi muoverei perché è favoreggiamento al traffico di esseri umani“. 

Il riferimento è chiaramente al procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che ha appunto autorizzato lo sbarco e sta conducendo le indagini. Un riferimento che diventa esplicito nella mattinata di lunedì, quando il ministro dell’Interno punta il dito proprio contro il magistrato: “È un segnale pericoloso far scendere altri immigrati perché se gli scafisti vedono che ce la fanno mettono altre donne e bambini in acqua. Il procuratore ha preso questa iniziativa senza avvisare il ministro dell’Interno che non ha dato alcuna autorizzazione”.

Nel pomeriggio, Salvini è tornato sull’argomento ammorbidendo la propria posizione. “Nessuno mette in discussione” il lavoro dei magistrati: “Ho pieno rispetto delle indagini e prendo atto con soddisfazione che è stato indagato il comandante della Sea Watch per favoreggiamento, a riprova del fatto che non è una fantasia quello che denuncio da mesi. Questi sono aiutanti degli scafisti e spero che la Procura vada fino in fondo”, ha detto al Forum Ansa ribadendo che ci sono “evidenze di connivenze tra trafficanti di esseri umani e aiutanti di esseri umani”. “Conto – ha aggiunto – che questo sia stato l’ultimo viaggio illegale di questa nave fuorilegge”.

Il presidente dell’Anm, a domanda dei giornalisti, evita di entrare nel merito del singolo caso, anche se invia comunque il suo messaggio a Matteo Salvini: “Non intendo in alcun modo commentare una vicenda giudiziaria in atto – ha premesso – In termini assolutamente generali e astratti osservo che nel nostro ordinamento democratico tutte le determinazioni dell’autorità giudiziaria sono motivate e soggette a verifica e controllo nel sistema giurisdizionale, ambito che assicura, in osservanza del principio di separazione ed equilibrio tra i poteri dello Stato, il rispetto delle leggi e dei diritti di tutti affidandolo al ministero dei magistrati che incarnano il potere giudiziario”. Poi la puntualizzazione: i magistrati sono soggetti che, “nel sistema costituzionale disegnato all’indomani del disastro morale e civile della seconda guerra mondiale, agiscono in nome del popolo italiano non secondo investitura elettorale, ma in forza di una legittimazione tecnica fortemente voluta e perseguita dai costituenti”.

Il Movimento 5 Stelle, dopo le insinuazioni di Salvini di domenica sera che aveva domandato se qualche ministro del governo si era preso la responsabilità di autorizzare lo sbarco, ha risposto che l’autorizzazione non è partita da un membro M5s. È Luigi di Maio a rispondere al capo del Viminale: Salvini “si legga le leggi dello Stato che rappresenta – ha detto durante un incontro a Milano –  Non accetto si accusi il Movimento sulla politica migratoria che abbiamo tenuto con rigore. Non accetto che il ministro dell’Interno dica che se stanno sbarcando dalla Sea Watch 3 è perché i ministri Cinque stelle hanno aperto i porti. La nave è stata sequestrata dalla magistratura e quando c’è un sequestro si fanno sbarcare obbligatoriamente le persone a bordo”. Poi è Danilo Toninelli a schierarsi dalla parte dei magistrati: “La magistratura è indipendente, ci sono leggi e testi unici, ben venga il sequestro del mezzo gestito dalla magistratura attraverso la Guardia di Finanza“, ha detto. 

Proprio tra Salvini e Toninelli era partita la polemica sugli sviluppi della questione Sea Watch, dopo che il leader del carroccio aveva dichiarato che qualcuno doveva rispondere dello sbarco e che i responsabili potrebbero essere al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti o a quello dell’Economia: “Porti chiusi a Sea Watch come a tutte le navi che non rispettano le convenzioni internazionali – ha detto il membro dei 5 Stelle – Salvini, se ha qualcosa da dirmi, me la dica in faccia. Non parli a sproposito del sottoscritto in tv. È evidente che l’epilogo della vicenda è legato al sequestro della nave da parte della magistratura, non serve un esperto per capirlo. Magari il ministro dell’Interno si informi prima di parlare. E trovi soluzioni vere sui rimpatri, non ancora avviati da quando è il responsabile della sicurezza nazionale”.

Intanto, nella giornata di lunedì la Sea Watch 3, adesso sequestrata, ha lasciato il porto di Lampedusa ed è arrivata a Licata, come disposto dalla Procura di Agrigento. Il comandante della nave, Arturo Centore, è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sarà interrogato già martedì, mentre i migranti messi in salvo saranno affidati alla Questura di Agrigento per l’identificazione.

È invece definitivamente calendarizzata la discussione sul decreto Sicurezza bis nel Consiglio dei ministri di lunedì. “L’esame del decreto Sicurezza bis dovrebbe iniziare nel Consiglio dei ministri di domani, dove io porterò il dl per le famiglie“, ha dichiarato nella serata di domenica il vicepremier Di Maio. Parole seguite da quelle del suo collega Salvini che già in nottata ha assicurato: “Mi batterò in Cdm per il decreto sicurezza, perché io bado ai fatti e alle norme che prevedono aggravanti per chi aggredisce i poliziotti, come hanno fatto stasera alcuni delinquenti a Firenze“. Poi annuncia altre due proposte di legge: “Ne presenterò domani una sulle truffe contro gli anziani e una martedì contro chi maltratta gli animali“.