La fuga dall’inferno di Deborah Sciacquatori, 19 anni, si è conclusa con la morte del padre Lorenzo. I quotidiani riportano che quest’uomo fosse un ex pugile con problemi di alcol e di violenza, che si allenava nel garage di casa con un pungiball su cui sfogava rabbia e violenza; ma evidentemente non gli bastava. Nel 2014 era stato denunciato per maltrattamenti e arrestato per resistenza a pubblico ufficiale.

Ieri mattina Lorenzo avrebbe compiuto l’ennesima aggressione, facendo fuggire di casa alle otto del mattino ancora in pigiama la compagna, la figlia e la madre anziana. Le avrebbe rincorse e raggiunte, strattonate, prese a pugni, suscitando questa volta la reazione della figlia Deborah che lo avrebbe colpito al volto: alcuni quotidiani riportano con un piccolo coltello, altri scrivono che avrebbe sferrato un pugno, altri ancora che forse la morte è stata la causa indiretta di una colluttazione conclusa con una brutta caduta. Deborah, che ama studiare filosofia e frequenta la V B del liceo artistico Angelo Frammartino di Monterotondo, sognava una vita serena e una famiglia amorevole: ha anche cercato di soccorrere il padre, inutilmente. La sua storia non può che suscitare profondo rammarico in chi lavora con le vittime di violenza.

Nei Centri antiviolenza conosciamo le storie di figli e figlie che crescono in famiglie dove uomini, padri che dovrebbero dare amore ed educare, commettono violenze. Ci sono ragazzi che hanno assistito a maltrattamenti e aggressioni contro la madre fin dalla più tenera età e fin dalla più tenera età imparano a convivere con dolore, paura e rabbia. Una volta divenuti adulti, poi, la scaricano contro se stessi o il prossimo. E’ il dramma della trasmissione intergenerazionale della violenza, un circolo vizioso che si può spezzare solo tutelando le vittime e bloccando gli autori di violenza.

Negli occhi dei bambini e delle bambine vittime di violenza assistita leggiamo spesso lo stesso sguardo: mortificazione, dolore, ira; e riconosciamo tutti i segnali delle conseguenze del trauma. Ricordo un bambino di tre anni ospitato nella Casa Rifugio del Centro antiviolenza Demetra insieme alla madre: quando era arrabbiato sputava in faccia e prendeva a calci la madre, gli altri bambini della casa, le operatrici. Il piccolo restò nella Casa Rifugio per parecchi mesi durante i quali riacquistò lo sguardo di un bambino. Poi ci sono gli adolescenti che si frappongono tra il padre e la madre durante le aggressioni e assumono un ruolo che non dovrebbero mai avere, perché non sta a loro difendere la madre dalla violenza. A loro spetta essere protetti, tutelati e difesi.

In diversi articoli sulla morte di Sciacquatori, si legge che si sapeva fosse autore di maltrattamenti: che cosa poteva essere fatto? Dove erano le istituzioni e i servizi sociali quando nel 2014 Sciacquatori venne denunciato? Allora Deborah era minorenne. La Procura della Repubblica accerterà se si è trattato di legittima difesa o eccesso di legittima difesa e valuterà le responsabilità di Deborah. Una ragazza di appena 19 anni che, in fuga dall’inferno della violenza, ha restituito al padre tutto quello che aveva ricevuto.

@nadiesdaa

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