Al di là del bene e del male abita Nicolas Winding Refn. Perché “come diceva Shakespeare la contraddizione è il cuore del dramma e la natura umana è l’origine della contraddizione”. Fuori concorso a Cannes 72 con la sua prima serie tv,  Too Old To Die Young, prodotta e programmata dal 14 giugno da Amazon Studios, il cineasta danese compie una nuova esplorazione nell’inferno dell’anima umana, se possibile ancor più radicale e profonda rispetto ai suoi precedenti lavori.

Anche perché finalmente – dice – “mi sono preso il tempo giusto per il racconto, che dura 16 ore”. Con il giovane Miles Teller (lanciato da Whiplash di Damien Chazelle) nel ruolo di protagonista, racconta il punto di vista di un ex poliziotto della omicidi dedicato a fare giustizia contro i peggiori criminali per conto di un gruppo formato da individui che, come lui, appartenevano alle istituzioni ma le hanno lasciate perché intimamente corrotte o inique, oltre che incapaci. Pedofili, pervertiti di ogni specie, serial killer, torturatori: ecco i bersagli di questi samurai occidentali, il lato oscuro dell’umanità che opera liberamente e non viene colpito dalla Legge.

“L’idea è partita mentre ero in auto in America – spiega il regista di Driveche paradossalmente non ha la patente – mentre preparavo Neon Demon. Mi sono accorto quanto Netflix con le sue serie di successo stava stravolgendo il mondo dell’intrattenimento e mi è venuta la voglia di far parte di questo nuovo universo. Ho chiamato quindi il mio co-sceneggiatore e amico Ed Brubaker abbiamo messo giù l’idea e dopo due settimane stavamo già firmando con Amazon”. I primi due episodi mostrati a Cannes in anteprima mondiale ci portano nelle atmosfere torbide e tese di Los Angeles, notoriamente amatissima da NW Refn, mostrata ancora una volta in tutta la sua potenza immaginifica e inquietante. Luci e ombre fortemente contrastate accompagnate dalle note inconfondibili di Cliff Martinez preparano alle follie corporali e spirituali di cui si fa tragico teatro la serie tv, animata da personaggi robotici dai dialoghi ieratici intervallati da lunghi silenzi, il tutto in un contesto ambientale che va dalle notti della metropoli all’immenso deserto del New Mexico.

Nasco dalle immagini, mia mamma è fotografa, quanto ai silenzi penso siano la finestra dell’anima e il luogo delle primarie paure della società contemporanea”. Una società americana, quella mostrata da NWR (che ha il suo hashtag #byNWR), che aveva appena vissuto le elezioni di Trump. “Io sono nato e vivo a Copenhagen ma a 9 anni mi sono trasferito con la mamma a New York, quindi conosco gli USA, tuttavia non vi nascondo che per la prima volta mi sono sentito spaesato, alienato; ho capito che era la reazione degli americani a Trump a mettermi in quello stato d’animo, subivo da straniero un avvenimento che li aveva profondamente sconvolti, e mi riferisco anche alla provincia: gli States stanno diventando un Paese psicotico”. Quanto alle nuove piattaforme streaming, Refn le considera il vero futuro, una sorta di “vibrante energia” che ci sta trasformando. “Io stesso sto dando vita a una piattaforma streaming sperimentale dal nome NWR, una fondazione culturale che formi una community di contenuti d’intrattenimento intelligente”.

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