Mentre Salvini celebrava il nuovo filo spinato ungherese contro i profughi della rotta dei Balcani, mi sono trovato – ovviamente per coincidenza casuale – a visitare il piccolo parco commemorativo del picnic di Sopron, che celebra invece la caduta della cosiddetta cortina di ferro che separava l’Austria dall’Ungheria fino al 1989. Era un pezzo della divisione fisica e militarizzata tra Europa dell’Ovest ed Europa dell’Est, il primo che è caduto. Nell’agosto del 1989 il picnic di Sopron – bella cittadina storica ungherese di confine, a meno di un’ora di auto da Vienna – fu un evento organizzato dal basso, per accelerare la normalizzazione dei confini. Il regime ungherese di allora era timidamente riformista e aveva iniziato a negoziare con l’Austria. Gruppi della opposizione democratica ungherese organizzarono questo picnic, un incontro con gli austriaci della regione, e per l’occasione il confine fu aperto per tre ore.

Alcune decine di cittadini della Ddr, la Germania Est, che erano in vacanza in Ungheria, ne approfittarono per fuggire in occidente. Si può dire che l’Ungheria è stata trent’anni fa l’avanguardia, l’avamposto della caduta del Muro di Berlino e della cortina di ferro. Lo stesso Paese, e in parte la stessa gente, che festeggeranno il trentennale del picnic di Sopron, oggi sostengono Orban, Salvini e la politica dei fili spinati. Certo il parallelo tra le due recinzioni è molto facile per certi versi, ma è molto improbabile per altri. La cortina di ferro serviva per impedire l’emigrazione. Il filo spinato di Orban serve per impedire la immigrazione. Agli occhi di un ungherese privo di ideali umanitari probabilmente il filo spinato di oggi sta a quello di trent’anni fa come la serratura della sua villetta sta alla serratura di una eventuale cella in cui fosse eventualmente detenuto. Allora si sentiva segregato, oggi si sente più sicuro. E tuttavia non possiamo accettare che i Paesi che stanno nell’Unione Europea perché trent’anni fa hanno/abbiamo abbattuto quelle recinzioni oggi si possano vantare delle recinzioni che erigono, questo volta contro il sud. Sarà questa, credo, la visione che cercheremo di portare nel trentennale del 1989.

PS: Una menzione in tutto ciò va anche alle cicogne che oggi passano i mesi caldi nelle adiacenze di Sopron, provenienti in genere dai mesi meno caldi che trascorrono in Nordafrica.

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