È stata operata ma è in condizioni gravissime la bambina di quattro anni ferita al polmone nel corso di una sparatoria ieri a Napoli, nell’agguato a un pregiudicato. La piccola, ricoverata in terapia intensiva, è in coma farmacologico indotto. L’equipe medica, dopo le valutazioni cliniche effettuate dai chirurghi e dai rianimatori a seguito del monitoraggio dell’evoluzione del quadro clinico, ha deciso di rimuovere il proiettile che l’aveva raggiunta, che è stato estratto integro. Il bollettino dei medici parla di condizioni che “permangono estremamente gravi”, “critiche ma stabili” e “la prognosi è riservata”. “È stata praticata la Tac torace programmata post-intervento che mostra riduzione del versamento pleurico bilaterale e che conferma il danno ai polmoni precedentemente descritto; invariate le lesioni ossee. Ecocardiogramma ed Ecg nella norma per l’età”.

Un fatto che, come ha detto il sindaco Luigi de Magistris, ha “sconvolto” la città, mentre sul fronte delle indagini gli investigatori non escludono che l’agguato di ieri sia legato a quello dello scorso 9 aprile a San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, dove fu ucciso sotto gli occhi del nipotino di 4 anni Luigi Mignano e ferito il figlio Pasquale, entrambi considerati vicini al clan Rinaldi in guerra con i D’Amico-Mazzarella. Intanto la rete “Un popolo in cammino” ha previsto per domani 5 maggio la manifestazione “Disarmiamo Napoli” per liberare la città “dalle camorre e dalla loro violenza”.

Le indagini – “Non daremo tregua a chi ieri si è macchiato di un grave fatto di sangue con una bambina in ospedale che ora sta vivendo un momento difficile. Non lasceremo nulla di intentato”, dicono il questore di Napoli Antonio De Iesu, e il comandante provinciale dei Carabinieri Ubaldo Del Monaco. Un messaggio che lanciano simbolicamente davanti alla scuola dell’infanzia Vittorino da Feltre del Rione Villa, dove il 9 aprile è stato ucciso Mignano. E a poche ore dalla raffica di arresti che ha fatto luce su quell’episodio di tre settimane fa che è molto simile, anche per il coinvolgimento di un bambino in entrambi i casi, a quello di ieri. Al punto che non si può escludere che possano essere collegati tra loro. Anche Salvatore Nurcaro, infatti, il 32 enne obiettivo dell’agguato di camorra di ieri a piazza Nazionale, sebbene non risiedesse a San Giovanni a Teduccio, sembra possa ritenersi contiguo al clan Rinaldi esattamente come i Mignano, obiettivi del raid del 9 aprile scorso. Ed è questa una delle piste su cui la Squadra mobile della Polizia da un lato, con un team di investigatori dedicato alle indagini, e i carabinieri dall’altro, sta battendo a poche ore dai fatti. “Su questo stiamo facendo delle verifiche – dicono questore e comandante dei carabinieri – non escludiamo nessuna pista, neanche questa. Di sicuro c’è una contiguità con l’area di San Giovanni che è un’area molto sensibile dal punto di vista delle dinamiche criminali”.

Il pensiero degli investigatori va anche alla piccola di 4 anni in lotta per la vita all’ospedale Santobono: “A lei va il nostro pensiero affettuoso – dice il questore De Iesu -. I due episodi, per la presenza nell’omicidio di Mignano di un bambino, e quello di ieri con il ferimento grave di una bimba, ci addolorano e ci provocano grande angoscia. E comprendiamo la grande sensazione di insicurezza che pervade la comunità. Ma oggi, con l’arresto di dodici killer, abbiamo dato una prima risposta concreta”. “È ovvio che non ci fermiamo – sottolinea il comandante dei Carabinieri di Napoli Del Monaco – in relazione anche all’episodio di ieri l’attività congiunta delle forze dell’ordine sarà senza soluzione di continuità”.

“Disarmiamo Napoli” – “Siamo stanchi – spiegano dalla rete Un popolo in cammino, che ha organizzato per domani 5 maggio la manifestazione in piazza Nazionale,- ancora una volta la camorra torna a colpire i quartieri della nostra città. Siamo stanchi della violenza, di questi criminali, della crudeltà delle loro azioni. Un ennesimo conflitto a fuoco e a rischiare la vita questa volta è una bambina di 4 anni, ferita da colpi di pistola. Napoli ha bisogno di essere disarmata, di essere liberata dalle camorre e dalla loro violenza“. Non mancano gli attacchi a Salvini: “Nel frattempo – scrivono gli attivisti di Un popolo in cammino – continuano i proclami sulla sicurezza, la caccia al clandestino da parte di un ministro dell’Interno che è completamente incapace a svolgere il suo ruolo. Le camorre, secondo la propaganda, sarebbero dovute sparire in un lampo e invece sono ancora in questa città a mettere a rischio la vita delle donne e degli uomini, dei bambini. Promesse non mantenute e vuota retorica. A Napoli non manca solo la sicurezza. Servono altri strumenti strutturali per disarmare questa violenza. Continuano a mancare le risorse per scuola, cultura, lavoro e welfare. Anche qui abbiamo ascoltato in questi anni solo parole, senza mai vedere un atto concreto. E allora siamo stanchi di attendere. Napoli la disarmiamo noi, con la forza di una reazione civile, sociale e culturale. Napoli ha bisogno di tutte le donne e gli uomini liberi, di tutte le intelligenze e le energie che saranno necessarie per cacciare via questa guerra dalla nostra città”, concludono gli organizzatori della manifestazione. Alla manifestazione di domani mattina in piazza Nazionale aderisce anche il movimento Dema (Democrazia e autonomia), fondato e presieduto dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “La rinascita di Napoli non deve essere fermata dal cancro della camorra – si legge in un post del movimento – come sempre li fermeremo con la forza di una reazione civile, sociale e culturale. Facciamo appello alle donne e a gli uomini liberi, a tutte le intelligenze e alle energie positive della città per arginare e sconfiggere i poteri criminali. Ci vediamo tutte e tutti domani mattina alle 11 a piazza Nazionale, per ricordare al Ministero degli Interni quali sono i reali problemi della sicurezza nella nostra città e in tutto il Paese“.

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