L’immunità penale per i gestori dell’ex Ilva non è stata abrogata del tutto, ma circoscritta e ancorata ai tempi entro i quali ArcelorMittal dovrà sistemare ogni impianto. Un miglioramento della situazione in vigore fino ad oggi che prevedeva a prescindere l’esimente penale fino al 2023, ma non una cancellazione tout court da “agosto 2019”, come annunciato dal vicepremier Luigi Di Maio, tornato in una Taranto ‘blindata’ con altri 4 ministri pentastellati per il tavolo permanente per il Contratto istituzionale di Sviluppo.

Fermo restando che il testo definitivo della norma non è ancora pubblico, bisogna partire da una nota diffusa dal ministero dell’Economia per spiegare come l’immunità cambierà da agosto. Scrive via Venti Settembre: “Per l’Ilva nel decreto Crescita viene eliminata l’esclusione dalla responsabilità penale per l’attuazione del piano ambientale e limitata solo alle condotte legate all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale. Restano penalmente rilevanti le condotte in violazione della tutela dei lavoratori della sicurezza e di norme ambientali”. Una linea che del resto era stata anticipata da fonti del ministero dello Sviluppo Economico che a fine marzo avevano definito “progressivo” il superamento.

In attesa di una versione finale del dl Crescita, insomma, pare di capire – stando all’interpretazione di diverse fonti de Ilfattoquotidiano.it – che l’immunità penale verrà ora ancorata ai tempi dell’Aia. Traducendo con un esempio: tra le molteplici prescrizioni, ArcelorMittal è tenuta a realizzare un intervento sulla batteria n. 12 della cockeria e a realizzare una nuova “doccia”. I due interventi rientrano tra quelli che permetteranno di rispettare il limite di polveri emesse dal camino E248, anche attraverso l’installazione di nuovi filtri nonché di migliorare il sistema di aspirazione allo sfornamento. Il termine ultimo fissato per la realizzazione è al 30 giugno 2021.

Con le norme in vigore fino ad oggi, anche in caso di eventuali ipotesi di reato nel 2022 dovute a quell’impianto, i nuovi proprietari sarebbero stati ‘scudati’ dall’immunità. Con la norma inserita nel dl Crescita, invece, sono ‘protetti’ da eventuali procedimenti fino al 30 giugno 2021. Dopo, poiché inadempienti alle prescrizioni dell’Aia, non avranno alcuna protezione. Uno schema che vale per ogni singola prescrizione contenuta nell’autorizzazione integrata ambientale che impone le scadenze dei miglioramenti da apportare agli impianti.

Allo stesso tempo – secondo l’interpretazione di Angelo Bonelli, che resta convinto di come l’immunità penale sia già scaduta lo scorso 30 marzo – la modifica introdotta dal governo “impedirà alla Corte Costituzionale di esprimersi” sul ricorso di legittimità costituzionale da parte del gip di Taranto Ruberto, presentato lo scorso 9 febbraio. L’esponente di Europa Verde, definendo la modifica “una norma pasticcio”, spiega che la Consulta “non potrà esaminare il ricorso perché decaduto per modifica legislativa della norma”.