Questa volta non si tratta dei dati dell’inquinamento, che ambientalisti e istituzioni leggono da prospettive diverse. Sul piatto c’è la volontà annunciata del governo di cancellare l’immunità penale per i gestori dell’ex Ilva, consegnata ad ArcelorMittal lo scorso autunno ‘in affitto’. Il superamento dello scudo inizia a creare attriti tra le due parti. Sempre che, nei fatti, il superamento delle esimenti penali, già definito “progressivo”, non si trasformi in un intervento soft da parte dell’esecutivo, volto anche a disinnescare il possibile intervento della Consulta, chiamata dal Tribunale di Taranto a pronunciarsi sulla costituzionalità della norma introdotta negli anni passati con i decreti Salva-Ilva.

Arcelor: “In Italia sulla base di norme concordate”
Al momento, assicurano a Ilfattoquotidiano.it fonti vicine al dossier, governo e azienda dialogano sui progressi delle attività ma sul punto non hanno avuto alcun colloquio. Lo dimostra, del resto, la reazione dell’amministratore delegato di ArcelorMittal, Matthieu Jehl, alla notizia trapelata dal ministero dello Sviluppo Economico sulla imminente modifica delle esimenti penali per i manager e i gestori dell’ex Ilva di Taranto: “Abbiamo investito sulla base di norme e regole concordate con il governo”. Il “salvacondotto”, che in più occasioni ha ‘stoppato’ le inchieste della procura costretta ad archiviare, era stato concesso anche ai commissari straordinari con i diversi decreti emanati dai precedenti governi per il risanamento e rilancio del siderurgico. Ed era in sostanza parte integrante dell’accordo firmato dalla società quando ha deciso di acquistare il siderurgico.

La volontà del governo: “Progressivo superamento”
L’intenzione del governo – spiegavano martedì fonti del ministero dello Sviluppo economico – è ora invece quella di varare una norma, in uno dei prossimi provvedimenti utili, che stabilisca un “progressivo superamento” della non punibilità delle azioni connesse alla gestione dell’impianto. Una mossa che nelle scorse settimane era stata assicurata in maniera più ‘secca’ dai ministri Sergio Costa e Barbara Lezzi. L’indiscrezione ha comunque provocato la reazione ferma dell’ad di ArcelorMittal: “Abbiamo deciso di investire in Italia sulla base di norme e di regole concordate con il governo italiano per la risoluzione dei problemi – ha spiegato Jehl in un’intervista a Il Corriere della Sera – Chiediamo certezza del diritto come investitori di lungo termine”.

I rischi legati all’intervento della Consulta
Gli accordi attuali permettono ad ArcelorMittal di essere ‘schermata’ dalle inchieste fino al termine dell’attuazione del piano ambientale nel 2023. Nei prossimi quattro anni, ovvero fino a quando saranno in corso gli interventi di risanamento per migliorare l’efficienza del siderurgico, i manager sono al riparo. Salvo interventi della Consulta – chiamata a sciogliere i dubbi di incostituzionalità della norma sollevati a febbraio dal gip del Tribunale di Taranto, Benedetto Ruberto – o del governo, intenzionato a un intervento graduale. E il “progressivo” superamento che l’esecutivo si appresta a varare potrebbe anche evitare che un’eventuale pronuncia contraria allo scudo da parte della Corte Costituzionale faccia saltare il banco. Oltre ad essere un ‘balsamo’ per ammorbidire le critiche e le contestazioni subite a Taranto dopo il via libera all’operazione.

E Taranto resta in attesa
Una norma che spazzi via l’immunità – assieme a un’eventuale revisione dell’Aia proposta dal governatore Michele Emiliano che inciderebbe sui livelli di produzione – sarebbe infatti per il Movimento 5 Stelle un modo per riprendere in mano la vicenda ex Ilva dopo il dietrofront sulla chiusura che aveva agitato ambientalisti e base, fino a cancellare la rappresentanza pentastellata in Consiglio comunale a Taranto con le dimissioni in serie dei rappresentanti Massimo Battista, Francesco Nevoli e Rita Corvace. E anche martedì, dopo le voci filtrate dal ministero, deputati e senatori eletti nel territorio (il M5s prese il 47.86% alle Politiche) hanno accolto in maniera tiepida la novità in arrivo i cui contorni non sono ancora chiari: tra i cinque eletti nel collegio tarantino, l’unico a parlare è stato il senatore Mario Turco che ha espresso “immensa soddisfazione” per “una risposta attesa ad una richiesta largamente condivisa dai cittadini”.

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