di Veronica Aneris* 

Mentre venerdì in piazza del Popolo a Roma migliaia di giovani chiedevano azioni serie e concrete contro il cambiamento climatico, il governo sembrava continuare a fare orecchie da mercante, varando nuove misure totalmente anacronistiche. Un esempio? Il nuovo Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile appena presentato dal ministero dei Trasporti, che purtroppo di “strategico” ha ben poco. Il Piano annuncia che i 3,7 miliardi di euro a disposizione del governo per rinnovare la vetusta flotta di trasporto pubblico saranno spesi per bus a metano, elettrici e a idrogeno. E qui, trova l’intruso!

Non si sa più come spiegare ai decisori politici che il gas, anche se si chiama gas naturale, è a tutti gli effetti un combustibile fossile! In quanto tale, non permette di decarbonizzare. Non è una “tecnologia ponte”, ma piuttosto un vicolo cieco, una scelta miope, che rischia di assorbire un’immane quantità di fondi per costruire infrastrutture che andranno smantellate pochi anni dopo. Inoltre, a causa del suo elevato potere serra (pari a circa 30 volte quello della CO2) il metano andrà a consumare in poco tempo una quantità considerevole del prezioso budget di carbonio che ci resta a disposizione.

La stessa considerazione vale per la bozza di Piano nazionale energia e clima 2030 (Pniec), inviata dai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico a Bruxelles il gennaio scorso e per cui la consultazione pubblica sta per concludersi: gas per i trasporti in abbondanza, insieme ad altre misure drammaticamente inadeguate. Ora, arrivare a un trasporto a zero emissioni al più tardi al 2050, come richiede l’accordo di Parigi, non è di certo cosa facile, né ovvia. Non ci si arriva con timide misure di breve termine: bisogna piuttosto prendere il toro per le corna e andare dritti verso l’obiettivo finale.

La prima cosa da fare è prendere coscienza della sfida che abbiamo di fronte. Come mostrato nel recente rapporto di T&E Emission reduction strategies for the Italian transport sector, per rispettare l’obiettivo 2030 nei trasporti dobbiamo tagliare nei prossimi dieci anni circa 23 milioni di tonnellate di CO2 (il 33% dei livelli del 2005) e questo di per sé appare già complicato. Ma il grosso del lavoro viene negli anni successivi, nei quali andranno portate a zero i 77 milioni di tonnellate di CO2 che restano. Quindi la velocità di riduzione post-2030 dovrà essere di gran lunga superiore di quella richiesta nel periodo 2020-2030.

Come si fa? L’unico modo è varare misure scalabili nel tempo che facciano da apripista per la decarbonizzazione del settore. Il gas sarà forse scalabile entro certi limiti, ma essendo fossile va nella direzione contraria all’obiettivo. I biocombustibili, a cui il Pniec sembra assegnare un ruolo prioritario, non possiedono queste carattere di scalabilità: semplicemente, non siamo in grado di produrne a sufficienza per costruirci sopra un intero sistema di trasporti.

Scalabile è invece l’elettrificazione e su questa bisogna investire in maniera molto, ma molto più decisa. Contemporaneamente, va ridotta drasticamente la domanda di energia finale del settore, rivoluzionando il modo in cui muoviamo merci e passeggeri. L’auto privata deve scomparire dalle città una volta per tutte per lasciare il posto a un trasporto pubblico elettrico che collabora e si integra con la mobilità attiva e le nuove forme di mobilità. E anche qui le misure proposte non sono adeguate.

C’è veramente da chiedersi se i decisori politici siano minimamente consapevoli dell’importanza epocale che caratterizza questi documenti programmatici. Le scelte di oggi condizioneranno drasticamente la nostra possibilità, o meno, di mantenere la temperatura del pianeta entro limiti accettabili. Ce lo ricordano i documenti della comunità scientifica internazionale, Greta Thunberg e le migliaia di studenti che manifestano nelle piazze tutti i venerdì nei #FridaysForFuture: la siccità crescente, la frequenza degli incendi e i disastri ambientali di cui il nostro Paese è stato recentemente teatro.

Se vogliamo evitare il disastro, i decisori dovranno armarsi di una buona dose di audacia, coerenza e lungimiranza per varare misure che siano all’altezza, ma soprattutto dovranno essere consapevoli della grande responsabilità che detengono. Si tratta della nostra ultima chance, e bisogna raddrizzare in fretta il timone nella giusta direzione.

*Responsabile per l’Italia di Transport & Environment

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