La polizia di Derry/Londonderry, Irlanda del Nord, indaga per terrorismo dopo i fatti di ieri sera nel quartiere repubblicano di Creggan. Negli scontri una giornalista del posto, Lyra McKee, è stata colpita da due proiettili alla testa ed è morta poco dopo in ospedale. L’ombra del New Ira, la costola oltranzista dell’Irish Republican Army, nata dopo gli accordi del venerdì Santo, il 10 aprile 1998, aleggia sull’episodio. A sparare è stato un gruppo di uomini incappucciati. Difficile, al momento, stabilire con certezza le responsabilità.

Tutto è partito da un blitz da parte del Royal Ulster Constabulary (Ruc), le forze speciali della polizia britannica, in alcune abitazioni del quartiere. L’obiettivo era scovare armi e munizioni da ricollegare all’attentato del 20 gennaio scorso nel cuore della città a 110 chilometri ad ovest di Belfast. Quella sera un’autobomba esplose in Bishop street, davanti al tribunale della cittadina, creando danni ingenti, ma per fortuna nessuna vittima.

Il quartiere popolare di Creggan, a ovest del fiume Foyle, divide la città di Derry in due parti e rappresenta l’anima forte del nazionalismo repubblicano. Da lì,  il 30 gennaio 1972 partì il corteo della Civil Rights Association sfociato nella strage della Bloody Sunday. Corteo composto da migliaia di persone, tantissimi giovani, stoppato a Bogside, dopo tre chilometri di marcia, dalla polizia in assetto antisommossa. Poco prima delle 15 di quella ‘domenica insanguinata’ iniziò la mattanza. Un mese fa, 47 anni dopo quei fatti, il Procuratore Generale dell’Irlanda del Nord, Stephen Herron, ha annunciato il processo nei confronti del Soldato F. uno dei 21 membri del Reggimento Paracadutisti che aprirono il fuoco provocando la morte di 14 persone e altrettanti feriti. Soldier F. finirà alla sbarra per rispondere di due omicidi, quelli di William McKinney, 26 anni, e James Wray, 22 anni, e quattro tentati, Joseph Friel, Michael Quinn, Joe Mahon e Patrick O’Donnell, nel frattempo morto anch’egli. L’inchiesta Saville (i risultati usciti nel 2010), ha confermato F. come il responsabile della morte di altri tre manifestanti Paddy Doherty, 31 anni, e Barney McGuigan, 41 anni, entrambi padri di sei figli, oltre al giovane Michael Kelly, 17 anni.

Si tratta del primo provvedimento giudiziario ufficiale: “Meglio di niente, tuttavia limitare le responsabilità ad uno solo di quei militari è riduttivo. Dalle carte del Rapporto Saville emerge chiaramente come il Soldato F. sia legato a cinque vittime, eppure lo processeranno soltanto per la morte di McKinney e Wray. Un primo spiraglio di giustizia, ma è chiaro che dopo quasi mezzo secolo ridurci ad un capro espiatorio non contribuisce certo a fare piena luce. F non risponderà a processo degli omicidi di Doherty, McGuigan e Kelly perché i giudici non sono autorizzati a fare affidamento su alcuna prova fornita da alcun testimone alla Commissione Saville emersi in procedimenti successivi. Nel processo, inoltre, avrebbe dovuto rispondere del ferimento di Daniel McGowan e Patrick Campbell, deceduti negli anni intercorsi tra la strage e i risultati del report. Adesso chiediamo che il processo avvenga a porte aperte e che Soldier F. compaia pubblicamente con faccia e nome”. Fearghal e Ciaran Shiels sono i due avvocati che da quasi vent’anni stanno portando avanti le istanze di 22 delle 28 famiglie coinvolte nella strage. Li abbiamo incontrati nel loro ufficio con vista proprio su Rossville street e Glenfada Park, epicentro della mattanza. Giustizia, processo penale e risarcimenti. I primi appena riconosciuti, come i 193mila euro a Michael Quinn, oggi ricco banchiere a Dublino, ferito con un colpo al volto. Con gli Shiels, documenti e foto dell’epoca alla mano, abbiamo ripercorso i punti salienti di quei minuti di angoscia in cui l’intero contingente militare di Sua Maestà perse la faccia: “La manifestazione organizzata dall’Associazione dei Diritti Civili di Derry non era autorizzata, ma pacifica – aggiungono i fratelli Shiels – Pochi minuti prima delle 4 del pomeriggio, arrivato all’altezza del nostro ufficio, il corteo è stato bloccato. L’obiettivo era raggiungere il centro della città, niente di più. Quel blocco ha acceso gli animi e spinto una parte dei manifestanti, la maggior parte giovanissimi, a reagire. Sassaiole e lacrimogeni in risposta dai reparti antisommossa schierati da ore. Fino a quando non è stato esploso il primo colpo di fucile. In quel momento le cose sono cambiate. Panico, tensione, i feriti a terra e chi andava a soccorrerli rischiava di essere a sua volta colpito. Noi due non eravamo nati nel 1972, a quella marcia per i diritti, però, c’erano i nostri genitori”.