La prima puntata della fiction di Rai 1 L’Aquila grandi speranze scatena le polemiche dei cittadini del capoluogo abruzzese. C’era attesa per questo film per la tv diretto da Marco Risi e tutto incentrato sul terremoto del 6 aprile del 2009. E se gli ascolti sono andati abbastanza bene (13 per cento di share, poco più di 3 milioni di spettatori), nonostante il big match della Champions Juve-Ajax, non hanno convinto affatto certe scelte di regia e sceneggiatura. Anzi, numerosi cittadini aquilani hanno manifestato rabbia e malcontento sui social, con accuse di “tragi-comicità” involontaria: come nel caso di una sparizione improvvisa degna di Stranger Things, o di un David Lynch in crisi d’astinenza da meditazione trascendentale. “Vanno bene le licenze artistiche, ma chi recita deve fare lo sforzo di raccontare questa città in coerenza con la realtà”, ha dichiarato il sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, a Ilfattoquotidiano.it.

Nell’occhio del ciclone è finita soprattutto la rappresentazione dei giovanissimi protagonisti, dipinti in parte come bulli dediti a scorribande e razzie tra i ponteggi e i calcinacci del centro storico. Veri e propri sciacalli in azione a cavallo di biciclette stravaganti. Eppure le cronache di questi ultimi dieci anni non hanno mai riportato casi del genere tra le case e i locali abbandonati della zona rossa, per giunta a opera di ragazzini. Più che “grandi speranze”, per alcuni questa fiction propone insomma “grandi bugie”.

“Ma perché rappresentare i nostri ragazzi come dei deficienti mezzi scemi?” protesta su Twitter Gianluca. “Questa fiction una vergogna immane. Ciò che state guardando non ha riscontro. Lo stato di abbandono sì, ma l’inciviltà di studenti, improbabili gang, collera e dolore sfogati in bullismo, corse e arrampicate in zona rossa non esistono assolutamente” aggiunge Verdiana. E Massimiliano: “Mi sembra irriguardoso tratteggiare i giovani in quella maniera, quando erano proprio loro l’orgoglio di un popolo che voleva rialzarsi presto”.

Non ha visto la puntata contestata il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi che spiega il suo punto di vista: “Sui social sono emersi giudizi contrastanti, soprattutto di quanti non si sono riconosciuti nelle storie e nei fatti legati a una vicenda dolorosa per l’intera comunità aquilana. Lo sforzo che deve essere fatto da tutti, anche da chi recita in quelli che una volta erano chiamati sceneggiati, è di raccontare questa città in coerenza con la realtà. Vanno bene le licenze artistiche, ma ritengo che così come Napoli non è Gomorra, allo stesso modo L’Aquila non è una città in cui bande di ragazzini si aggirano tra cantieri e puntellamenti di palazzi in ricostruzione. La narrazione dei fatti attraverso personaggi nati dalla fantasia deve rispettare il passato e il presente di una terra che ha sofferto molto e che, proprio nei giorni in cui si è commemorato il decennale del terremoto, vede riaprirsi ferite ancora non rimarginate”.

Sul tema interviene con un post su Facebook anche la parlamentare del Pd Stefania Pezzopane, originaria dell’Aquila: “Una brutta cosa che non meritavamo. Le ‘nostre speranze’ non le avete né cercate, né comprese. Non c’erano e non ci sono bambini incattiviti organizzati in bande. I nostri figli erano allora lontani, sulla costa o nelle tendopoli, per provare a superare la paura e a ricostruirsi vita e serenità… Aiutateci, o lasciateci in pace. Così ci fate solo danni”.

Ha infine generato d’inverso ilarità diffusa la parlata un po’ bislacca di diversi attori in scena. “Ma perché il prof parla marchigiano?” osserva Adelaide. “Comunque buffo l’accento degli attori che passa dall’aquilano al romanesco, dal frusinate all’umbro, per poi tornare a una dizione italiana perfetta nel ciak successivo” fa Laura. “Una vergogna. La Rai dovrebbe chiedere pubblicamente scusa agli aquilani” attacca Lello.