Associazione mafiosa e concorso esterno. Ma anche estorsioni, danneggiamenti, rapine, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, lesioni pluriaggravate, intestazione fittizia di beni, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Sullo sfondo il tentativo dei “Piscopisani” di scalzare la cosca Mancuso non solo dalla provincia di Vibo Valentia ma anche in tutto il territorio nazionale. Proprio per questo motivo si chiama “Rimpiazzo” l’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato all’arresto di 31 persone da parte della squadra mobile di Vibo, dello Sco e della direzione anticrimine della polizia di stato.

Oltre 200 agenti sono stati impiegati in dieci regioni per eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta del procuratore Nicola Gratteri e dal sostituto procuratore Andrea Mancuso. L’inchiesta ha fatto luce sulla stagione della faida che, negli anni scorsi, è sfociata in numerosi omicidi. Il più importante è quello di Fortunato Patania, referente dei Mancuso a Stefanaconi, consumato nel 2011. Quell’agguato è stato vendicato l’anno successivo con l’omicidio di Francesco Scrugli, capo all’epoca dei “piscopisani” assieme ad Andrea Mantella, oggi pentito. In manette sono finiti i presunti boss come Nazzareno Fiorillo (detto “u tartaru”), Salvatore Giuseppe Galati (alias “Pino il ragioniere”), Michele Fiorillo (detto “Zarrillo”), Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo e Giovanni Battaglia.

Prima di diventare collaboratore di giustizia,  Raffaele Moscato era entrato in contatto con il “locale di Piscopio”. Ai pm di Catanzaro ha ricostruito l’organigramma della cosca: “Ha spiegato – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare – che Galati Salvatore Giuseppe rivestiva all’interno del gruppo il ruolo di ‘capo società di Piscopio’, mentre Fiorillo Michele il ruolo di ‘contabile’ ed, unitamente a Battaglia Rosario, Fiorillo Rosario e Fiorillo Nazzareno, ‘prendeva le decisioni più importanti’”. Sono stati arrestati anche i boss Cosmo Mancuso e Pantaleone Mancuso detto “Luni Scarpuni”.  A quest’ultimo, a cavallo tra il 2010 e il 2011, sarebbero dovuti andare i 15mila euro che Nicola Barba (anche lui in carcere) si sarebbe fatto consegnare dall’imprenditore Domenico Maduli, amministratore della “Publiemme Srl”, oggi editore della televisione locale “LaC”. Quei 15mila euro dovevano essere un “pensiero natalizio” o un “fiore” per i Mancuso, ma Nicola Barba li consegnò a Raffaele Moscato che poi li diede al boss Rosario Battaglia.

Oltre che a Vibo Valentia, il blitz è scattato all’alba nelle province di Reggio Calabria, Palermo, Roma, L’Aquila, Prato, Livorno, Alessandria, Brescia, Nuoro, Milano, Udine e Bologna dove i “piscopisani” volevano inserirsi nel mercato della droga insidiando le attività illecite gestite dai Mancuso. Non è un caso, infatti, che nelle settimane scorse, proprio a Bologna, sono state sequestrate armi che servivano a colpire la cosca rivale lontano dalla Calabria. Dall’inchiesta, inoltre, è emerso che gli arrestati erano riusciti a piazzare a Palermo cocaina che poi è stata sequestrata.

Complessivamente sono 55 gli indagati che, quando si riunivano erano soliti lasciare i cellulari a casa per paura di essere intercettati. Tuttavia, grazie allecimici e alle videocamere della polizia, la Dda è riuscita a filmare molti incontri in cui gli arrestati pianificavano gli agguati, le rapine e le estorsioni. Per i pm, con l’inchiesta “Rimpiazzo”, “si è potuto constatare come il sodalizio in questione abbia a disposizione un micidiale arsenale costituito da armi di diverso tipo e calibro, anche da guerra, adoperato per commettere reati di vario genere quali danneggiamenti, estorsioni, omicidi, nonché per la “copertura’ dei propri accoliti durante il conflitto contro le cosche avverse”.

“Riteniamo – ha affermato il questore di Vibo Valentia Andrea Grassi – di aver documentato l’esistenza di un vero e proprio ‘locale’ di ‘ndrangheta, responsabile negli anni di omicidi, estorsioni e danneggiamenti, ricostruendone l’organigramma. Il fatto poi che l’organizzazione piazzasse droga a Palermo conferma che la ‘ndrangheta è il baricentro dei traffici di stupefacenti a livello internazionale”. Per Nicola Gratteri, quella dei “piscopisani” potrebbe sembrare una cosca “minore”. Ma non lo è: “Si tratta di una cosca violenta e estremamente pericolosa”. L’operazione è il frutto di un lavoro di sinergia: “Il dipartimento – ha sottolineato il magistrato – ha inviato i migliori investigatori che hanno dimostrato di essere uomini di parola, e l’operazione di oggi è un lavoro di sintesi tra tutte le parti”.

Alla conferenza stampa, infatti, hanno partecipato anche i vertici della polizia, il direttore del Servizio centrale operativo Alessandro Giuliano e il direttore centrale dell’Anticrimine Francesco Messina. Secondo quest’ultimo, “l’operazione ‘Rimpiazzo’ ha fornito uno spaccato chiaro dell’agire della ‘ndrangheta”. “I piscopisani – ha aggiunto – sono cosca che ha dimostrato grande capacità nel muoversi non soltanto nel suo territorio, ma anche fuori. Sono emersi comportamenti mafiosi, in alcuni casi estremamente violenti, tendenti ad estromettere dagli affari illeciti il clan da sempre egemone, quello dei Mancuso”. “L’intestazione fittizia di beni – ha affermato invece il direttore dello Sco Giuliano – è il paradigma della capacità che hanno avuto di entrare nell’economia legale, al pari delle grandi cosche di ‘ndrangheta”.