“Gli antifascisti si sono ripresi Torre Maura”. Giuseppe De Marzo, leader di Libera e della Rete dei Numeri Pari è visibilmente sorridente. In appena due giorni la sinistra radicale, ancora profondamente divisa, è riuscita a portare in piazza quasi un migliaio di persone, nella periferia est di Roma, che in questa settimana è sembrata completamente in balia dei movimenti di estrema destra. E così, mentre a poche centinaia di distanza, al presidio di Casapound, il coordinatore regionale della tartaruga frecciata diceva che “ai rom italiani io togliere la cittadinanza e poi inserirei legge molto più restrittive”, nella limitrofa via Walter Tobagi sfilava il corteo organizzato da Anpi, Fiom Cgil e Rete Antifascista, al grido di “In non so d’accordo che no”. Il “titolo” del corteo deriva dalla frase simbolo pronunciata da Simone, il 15enne che mercoledì ha tenuto testa proprio ai leader neofascisti in presidio davanti al centro d’accoglienza “Usignolo” contro l’arrivo di 77 rom nella palazzina incastonata fra le case popolari ex Isveur. Assenti proprio il piccolo Simone e il papà Walter, che a quanto risulta a IlFattoQuotidiano.it hanno deciso di passare il weekend altrove per evitare sovraesposizioni e strumentalizzazioni.

“Siamo qui per dare solidarietà al quartiere e spiegare che i diritti dei cittadini non sono mai in contraddizione”, ha spiegato proprio De Marzo. Fra i presenti anche Emanuele Fiano, deputato del Pd simbolo della battaglia contro i movimenti neofascisti. “Faccio autocritica. Il Pd qui non è presente in veste ufficiale. Tuttavia i fascisti cavalcano politiche sbagliate nella gestione del sociale e dell’emergenza abitativa. Casapound e Forza Nuova? Io avevo fatto delle proposte ben precise, ma non sono passate”. E ancora: “I problemi sono l’impoverimento, che si sta allargando, la mancanza di lavoro e la carenza di servizi soprattutto nelle periferie di Roma – ha detto Francesca Re David della Fiom – Non è la guerra tra poveri che risolve il problema, anzi la guerra tra poveri distrae dalle questioni vere. Non si possono lasciare le periferie in mano ai fascisti, servono presidi democratici permanenti nei territori”. Nonostante la giornata positiva, si registrano comunque divisioni nella galassia di sinistra. Potere al Popolo non ha partecipato al corteo ed è rimasta in presidio a piazzale delle Paradisee. Ostili anche i ragazzi “anarchici” del vicino Centro Sociale Torre Maura Occupato, che hanno chiesto a più riprese di non essere nemmeno ripresi. 

(video di Cecilia Ferrara)

A 200 metri di distanza, sul piazzale di via Codirossoni – davanti al centro pietra dello “scandalo” – il sit-in di Casapound. “Le case di queste persone cadono a pezzi – ha spiegato Mauro Antonini – e il Comune pensa a spendere milioni di euro per mettere i rom in queste palazzine. Sono andati via? È stata una vittoria del quartiere”. La battaglia però continua: “Ci stiamo mobilitando nelle periferie, perché noi qui ci siamo. A Casalotti, al Tiburtino. Non solo con i pacchi spesa, che non sono una forma di scambio di voto ma di soccorso sociale”. E sulle sovrapposizioni ideologiche con la Lega, Antonini è netto: “Se c’è qualcuno che specula sui populismi quello è Matteo Salvini”.

Fortunatamente, ha prevalso il buon senso e le due piazze non si sono sfiorate né provocate. Ad aderire alla marcia antifascista anche diversi consiglieri del M5S, fra cui il neo presidente dell’Assemblea Capitolina, Enrico Stefàno, il capogruppo in Comune, Giuliano Pacetti, e i consiglieri Andrea Coia e Annalisa Bernabei. “Ribadiamo il no secco a tutte le forme di violenza, il razzismo di chi pensa di strumentalizzare il disagio fomentando la guerra tra poveri”, ha detto Stefàno, che vive in questo quadrante della città. A che punto è il piano rom? Non mi occupo direttamente di queste cose, ma il Comune ci sta lavorando. È mancata la comunicazione coi cittadini, è vero, ma errori no, non ci sono stati”. Salta all’occhio la contraddizione fra l’adesione al corteo organizzato da sinistra e l’alleanza di governo con la Lega: “A livello nazionale c’è un contratto di scopo fra due forze – dice Coia, presidente della Commissione capitolina Commercio – qui c’era la necessità di affermare che ci sono anche altre forze antifasciste, e il M5S è una di queste”.

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