Le colpe dei 5 stelle sono molte. Ma a ben pensarci, le colpe di qualsiasi movimento politico sono molte e, sinceramente, molto più gravi di quelle dei grillini. Ma c’è una colpa che non riesco a perdonare a Di Maio & company, quella di aver accettato, sottovalutandola, l’alleanza con l’estrema destra salviniana. Una decisione presa alla leggera nella foga tutta personale e per niente politica di raggiungere posti di potere (e di governo). La speranza, forse, era quella di tenere sotto controllo la bestia estremista in nome di un consenso ben maggiore e di una carica populista capace di farti sentire onnipotente. La speranza forse era quella che la spinta “rivoluzionaria” fosse così forte da non fermarsi nemmeno alleandosi con i paladini della reazione.

Così non è stato. E così non sarebbe potuto essere. Perché ci sarà un motivo per cui nessuno in tutta Europa si allea con l’estrema destra di stampo lepenista. È una “non opzione” in difesa delle regole minime del buon senso. Chi tenta di cavalcare la tigre non può che venirne divorato: questa è la verità. Ed è quello che non si aspettavano i grillini in tutta la loro (candida?) inesperienza. Sono andati per fottere e sì sono ritrovati fottuti. Cavalcare la tigre estremista significa sdoganarne il ruggito nella società, significa fare da gran cassa alla sua propaganda legittimandola agli occhi dell’opinione pubblica. Significa, soprattutto, accettare il confronto politico su temi, slogan, anti-valori che in quasi tutti i Paesi civili vengono posti un al di fuori dei confini del lecito. Un governo giallo-verde sì è trasformato quasi subito in verde-giallose non verde-verde, lasciando tutti gli spazi possibili alla carica virulenta di Matteo Salvini e ai 5 stelle le briciole della comunicazione politica.

Pur di sedersi su una poltrona i grillini (ma Grillo c’entra ancora con questa roba qui?) hanno fatto un patto con il diavolo pensando di potergli mettere il guinzaglio. Ma così, forse senza volerlo, non è stato. Lo hanno piuttosto liberato, portandolo dall’enorme 17% all’abominevole 33%. Perché la gente è semplice, perché la gente si illude che un uomo che urla sia prova di una politica forte, di una politica che sappia decidere. E invece un uomo che urla rimane solo un uomo che urla. E se ne accorgeranno anche gli elettori. Ma intanto rimane la responsabilità, la responsabilità di chi in cambio di un’auto blu e un volo di stato ha venduto l’anima.